Economia & finanza – A un passo da Wall Street

Fondi d’investimento, fondi sovrani e borsa. La finanza è sempre più interessata ai cantieri italiani. È un buon segno? Assolutamente sì, ce lo spiega chi studia gli scenari, le performance e le prospettive delle aziende del settore per conto di questi investitori

by Niccolò Volpati

Mario lo conosco da tanti anni. L’ho visto crescere sin da quando, da bambino, consumava le videocassette dei film della Disney. Guardava e riguardava quei film tanto da conoscere tutti i dialoghi a memoria. Siamo amici, gli voglio bene. È la conferma del detto che i poli opposti si attraggono. Molto diligente, studioso e concentrato: all’università come, più tardi, nel lavoro. Non è attirato dalla socialità, non gli piace uscire, incontrare le persone. È probabilmente uno dei pochi esseri umani a non aver sofferto il lockdown per il Covid. Rimanere a casa davanti al computer è la cosa che preferisce. Da un po’ lavora per un importante gruppo bancario. Studia e analizza aziende e lo fa per conto dei fondi d’investimento. 

Le private equity sono società finanziarie che investono in società industriali, di qualsiasi settore. Mediamente l’investimento ha una durata tra i quattro e i sette anni, al termine dei quali, l’obiettivo è rivendere
la quota acquisita a un valore maggiore rispetto al prezzo
speso per entrare nella società.

Sono andato a trovarlo all’inizio dell’estate e mi ha detto che negli ultimi tempi si occupa sempre più spesso di cantieri nautici. Sono tanti i fondi interessati a questo tipo di aziende, in particolare quelle italiane. Con pazienza mi spiega concetti, probabilmente per lui elementari, ma a me ben poco conosciuti. Gli chiedo se ha voglia di approfondire il tema, e da studioso diligente qual è sempre stato passa il mese di agosto a studiare e poi a raccontarmi che cosa ne ha dedotto.

Un anno vissuto intensamente

La borsa e anche le acquisizioni non sono una novità assoluta. I gruppi nautici italiani quotati alla Borsa di Milano sono il Gruppo Ferretti, il Gruppo Sanlorenzo, The Italian Sea Group e Nautica Bellini, con un valore complessivo di oltre 2,5 miliardi di euro. In poco meno di un anno le operazioni che hanno riguardato aziende italiane sono state numerose.
29 Settembre 2022. Il Fondo Italiano d’Investimento SGR e Armònia SGR hanno rilevato la quota di maggioranza del Gruppo Quick. Lo scopo è quello di fare nuove acquisizioni che sono infatti iniziate con Sanguineti di Chiavari, azienda specializzata nella produzione di passerelle, scale e ancore per grandi yacht. Proseguite a ottobre con XENTA System, azienda specializzata nello sviluppo e produzione di sistemi integrati di governo per yacht e superyacht. A novembre del 2023 ha realizzato un’altra acquisizione. Al vertice dell’azienda, fondata nel 1983, rimane la famiglia Marzucco.
3 Aprile 2023. Giovanna Vitelli rende noto che il fondo sovrano dell’Arabia Saudita entra nel gruppo Azimut Benetti con una quota del 33% diventando un partner strategico per lo sviluppo dell’azienda. Anche in questo caso la famiglia Vitelli rimane saldamente al timone del cantiere di Avigliana.
26 Giugno 2023. Il Gruppo Ferretti annuncia il dual listing, ovvero la doppia quotazione in Borsa. Dopo quella di Hong Kong del marzo 2022 Ferretti sbarca alla Borsa di Milano.
1 Agosto 2023. È il turno di Cantiere del Pardo. Dopo soli tre anni dall’ingresso del fondo Wise Capital, le quote vengono rilevate dal gruppo Calzedonia con l’obiettivo di consolidare e incrementare i già ottimi risultati del cantiere che, oltre alle barche a vela Grand Soleil, ha lanciato la gamma a motore Pardo Yachts e ha acquisito Van Dutch.
24 Agosto 2023. Austin Parker, il brand italiano fondato da Giovanni Gravagno che realizza yacht da 44 a 85 piedi, viene acquisito dall’imprenditore turco Baris Nalcaci. L’obiettivo immediato è la realizzazione di catamarani progettati da Pininfarina in collaborazione con l’architetto Fulvio De Simoni che già da moltissimi anni collabora con il cantiere. Baris Nalcaci ha confermato che Giovanni Gravagno continuerà a guidare Austin Parker Yachts.
12 Settembre 2023. RMK Investments entra nel capitale di Cantieri Capelli acquisendo una quota di maggioranza con l’obiettivo di favorire la crescita nei mercati internazionali. Umberto Capelli manterrà una quota di minoranza e il ruolo di Ceo del cantiere fondato nel 1974.

La domanda di partenza che gli pongo è come mai i fondi d’investimento siano così interessati ai cantieri italiani e in generale alle aziende che hanno a che fare con la nautica. La risposta è semplice: i cantieri hanno ottime prospettive di crescita, sono pertanto un buon investimento. Le private equity sono società finanziarie che investono in società industriali, di qualsiasi settore. Mediamente l’investimento ha una durata tra i quattro e i sette anni, al termine dei quali l’obiettivo è rivendere la quota acquisita a un valore maggiore rispetto al prezzo speso per entrare nella società. Il fatto che molti cantieri, ma non solo, anche tante aziende di accessori e componentistica, siano appetibili per i fondi d’investimento, è indice di buona salute del settore, sia per le prospettive di crescita, sia per i bilanci in ordine.

Per comprendere la situazione attuale, si deve fare un passo indietro, fino alla crisi del 2008. La ripresa è stata lenta, forse più che per altri settori industriali. Mario mi spiega come leggere i numeri pre e post 2008, facendomi questo esempio: se hai un patrimonio che vale 100 e fai un investimento importante, fino a quando il mercato tira e cresce del 50%, in breve arrivi a un valore di 150. Se però c’è una brusca frenata e perdi il 50%, non torni a 100, ma arrivi a 75. Per questo la ripresa è stata lenta, per risalire la china ci sono voluti diversi anni. Inoltre, l’industria italiana e in particolare quella nautica, è fatta prevalentemente da operatori piuttosto piccoli e quindi più esposti alle variazioni economiche.

Oggi però c’è un consolidamento del settore e le tante operazioni finanziarie, dai fondi alle quotazioni in borsa, lo dimostrano. Sono come una cartina di tornasole dello stato di salute delle aziende nautiche. E poi ci sono altri due fattori che fanno ritenere che il bel tempo, dopo la tempesta, sarà stabile. Il primo è la resilienza della nautica. Tra il 2019 e il 2020 il settore del lusso, a livello mondiale, ha vissuto un forte calo, quantificabile in circa il 20%. Non gli yacht. Auto sportive, orologi, fashion sono tutti calati, mentre i cantieri di yacht e mega yacht sono cresciuti, anche durante la pandemia e la crescita è stata di circa il 2%. Mario mi mostra i dati pubblicati da due studi, Deloitte Boating Market Monitor e Deloitte Fashion & Luxury Private Equity and Investors Survey del 2021.

Il settore del lusso, mi spiega, viene comunemente definito “non elastico”, nel senso che dovrebbe essere stabile. Non è stato così però durante il Covid, con la sola eccezione della nautica. Ovvio, quindi, che gli investitori siano particolarmente interessati a queste aziende. È così anche che si spiega l’ingresso in borsa di diversi cantieri come Ferretti che, pur essendo già quotato a Shanghai, quest’anno è approdato anche alla Borsa di Milano.

«Il settore della nautica è più solido e resiliente, dopo essersi strutturato a seguito della crisi del 2008. Stiamo assistendo a una combinazione di elementi che consentono al settore di avere prospettive di sviluppo prolungate. Bisogna cogliere le sfide attuali per compiere ulteriori passi in avanti attraverso interventi di sistema su managerializzazione, attrazione di talenti e nuove competenze che possano portare valore aggiunto alle aziende del comparto».
Marzia Bartolomei, Corsi Senior Partner di Fondo Italiano d’Investimento SGR

Il secondo fattore è rappresentato dalla crescita dei super ricchi. Sono chiamati Ultra – HNWI, acronimo di Ultra High Net Worth Individuals, in pratica si tratta delle persone con un patrimonio investibile superiore ai 30 milioni di dollari. Negli ultimi anni sono in crescita e la prospettiva è che lo siano anche a lungo termine. Lo mostra lo studio (World Wealth Report 2022) di Capgemini, un’importante società di consulenza. Nel solo Nord America, nel 2021, il numero di UHNWI è cresciuto del 14,2% e la loro ricchezza è aumentata del 14,8%. I fondi non sono tutti uguali. Ci sono i private equity e i fondi sovrani. Due famiglie radicalmente diverse, ma entrambe hanno investito in cantieri italiani.

MOLTI CANTIERI, E TANTE AZIENDE DI ACCESSORI E COMPONENTISTICA, SONO APPETIBILI PER I FONDI D’INVESTIMENTO PERCHÉ IL SETTORE
È IN BUONA SALUTE. NON SOLO PER LE PROSPETTIVE DI CRESCITA,
MA ANCHE PERCHÉ I BILANCI DI QUESTE AZIENDE SONO IN ORDINE.

A questo proposito abbiamo due operazioni esemplari: Cantiere del Pardo, che ha visto la quota che apparteneva a Wise Capital ceduta al gruppo Calzedonia, e l’ingresso nel capitale del gruppo Azimut Benetti del fondo sovrano dell’Arabia Saudita. Operazioni, entrambe, avvenute in estate. Perché esemplari? I fondi di private equity, mi spiega Mario, hanno un orizzonte temporale che va dai quattro ai sette anni. L’investimento deve fruttare e in tempi piuttosto stretti. Acquisiscono parte del capitale, investono e permettono al cantiere di fare un salto di qualità. Per esempio consentendogli di approcciare nuovi mercati. Al termine di questo periodo, le vie di uscita possibili per il fondo sono tendenzialmente tre: rivendere le proprie quote a un fondo più grande o a qualche altro investitore, andare in borsa oppure rivendere ai precedenti proprietari. Quest’ultima è l’ipotesi più remota, soprattutto se l’investimento del fondo è andato a buon fine perché la società ha aumentato il proprio valore. Difficile quindi che i “vecchi” proprietari dispongano delle risorse per riacquistare tutte le quote.

NEL SOLO NORD AMERICA, NEL 2021, IL NUMERO DI UHNWI È CRESCIUTO DEL 14,2% E LA LORO RICCHEZZA È AUMENTATA DEL 14,8%.

Wise Capital con Cantiere del Pardo aveva un business plan con un orizzonte di sei anni e la cessione a Calzedonia è avvenuta dopo soli tre anni. Significa che l’investimento è andato meglio delle più rosee previsioni. E i numeri che Cantiere del Pardo ha presentato all’annuale conferenza stampa durante il Salone Nautico di Cannes a settembre lo dimostrano chiaramente. Il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, invece, ha una prospettiva diversa. L’acquisizione di una parte del capitale di Azimut Benetti è fatta per durare nel tempo. Non è di passaggio, lo ha affermato con chiarezza Giovanna Vitelli quando ha annunciato l’operazione. In questo caso, mi spiega Mario, è possibile che ci sia un progetto molto ambizioso. In base alla sua esperienza, avanza l’ipotesi che l’Arabia Saudita abbia intenzione di sviluppare la nautica e la portualità nel proprio Paese e che abbia scelto come partner il cantiere della famiglia Vitelli. Di sicuro, comunque, i fondi, di private equity o sovrani che siano, acquisiscono e investono per incrementare il valore di un cantiere.

E il fatto che molti siano interessati alla cantieristica italiana, e in generale alle aziende legate alla nautica, è indice di una prospettiva di crescita importante. Mario ne è certo. I fondi mi chiedono di studiare le possibili performance e procedono solo quando sono ragionevolmente sicuri che la previsione sia corretta. C’è un solo elemento che mi viene in mente che possa servire per intaccare l’ottimismo del mio interlocutore. Non è niente di nuovo, ma chiedo se gli investitori non sono spaventati dalla burocrazia italiana.

Meno di un anno fa, mi dice Mario, il presidente di Confindustria Bonomi è intervenuto all’assemblea annuale di Confindustria Nautica. In quell’occasione ha ribadito che “la nautica è un’eccellenza del nostro Paese, che la politica deve esserne ambasciatrice e ha chiesto al Governo che si attivasse per consentire ai cantieri italiani di concorrere alla pari con altri competitor europei. L’economia del mare è un driver strategico – ha affermato Bonomi – e il PNNR è un’occasione da non sprecare per superare il gap che ci separa da altri Paesi in termini di tecnologie, investimenti e iter burocratici”. Faccio presente a Mario che è un discorso che ho sentito decine di volte, più o meno a ogni inaugurazione del Salone di Genova. Da chi lo hai sentito, mi chiede? Da tutti i ministri della Repubblica che si sono succeduti negli ultimi anni e che hanno fatto la loro comparsa sotto la Lanterna. Sorride e mi spiega che Bonomi non è un ministro e che la brand reputation di Confindustria è decisamente migliore di quella di qualsiasi governo. E soprattutto, che gli investitori gli credono.

(Economi & finanza – A un passo da Wall Street – Barchemagazine.com – Dicembre 2023)