Fiart 39 Seawalker, the wild side

Si fa notare per il design della coperta, ma anche gli interni sono particolarmente ben riusciti, con spazio sufficiente per quattro persone. Con 640 cavalli si naviga piacevolmente consumando poco

by Niccolò Volpati – photo by Martina Orsini

SONO STATI I PRIMI PERCHÉ IL SEAWALKER 33 È STATO UN WALKAROUND CHE HA APERTO LA STRADA A UNA NUOVA TIPOLOGIA DI BARCHE. Poi si sono presi una pausa, ma Fiart ha deciso di recuperare il tempo perduto e, a breve distanza uno dall’altro, ha sfornato il 43, il 39 e il 35. A Cannes ho avuto l’occasione di testare il 39 Seawalker.

La carena nasce dall’ufficio tecnico del cantiere, in particolare da Massimo Simeone che lo dirige. E, in fondo, è un po’ come se si rinnovasse la tradizione del cantiere napoletano che da sempre progetta internamente le proprie carene. Le motorizzazioni possibili sono tante: piedi poppieri o fuoribordo di svariate potenze. Quella che c’era sul modello che ho testato era una coppia di Volvo D4 da 320 cavalli ciascuno con i piedi poppieri. La spinta mi è parsa subito equilibrata, senza eccessi. Bene così, anche perché il 39 Seawalker è una barca sportiva, ma non da corsa. 

Il mare nel Golfo di Cannes è calmo e quindi per provare il passaggio sull’onda l’unica possibilità è stata quella di cercare la scia di qualche megayacht di passaggio. Impresa non certo complessa, dato che in queste acque ci sono più yacht che sardine. E la V di prua mi è sembrata comportarsi bene. Non è troppo accentuata, anche perché si allarga per concedere tanto volume alla cabina di prua, ma, in ogni caso, non soffre l’onda. L’assetto è sempre corretto.

I bassi consumi consentono di avere un’autonomia eccezionale. Grazie ai 940 litri di capienza del serbatoio si possono percorrere tra le 260 e 300 miglia.

La barca è ben distesa sull’acqua, dal minimo di planata fino alla massima velocità. Merito anche degli interceptor Zipwake che hanno il pregio di essere automatici. Basta attivarli e poi ci pensano loro. Ad ogni modo, gli interceptor aiutano, ma non fanno miracoli, dal che ne deduco che le linee d’acqua e la distribuzione dei pesi è ben riuscita. I piedi poppieri regalano anche molta agilità. La barca vira stretto, forse perfino troppo, ma comunque non così tanto da impensierire. Semmai, il problema è che ha una leggera tendenza a rollare dopo che si è virato e controvirato di colpo. È una sensazione quasi impercettibile alla quale si può facilmente rimediare: è sufficiente dare un po’ di gas appena finite le evoluzioni affinché il rollio smetta immediatamente. La grande maneggevolezza l’ho percepita anche durante le manovre per rientrare in porto. In plancia c’è il joystick, ma a prua non c’è l’elica di manovra. Nonostante ciò, rientrare in banchina e muoversi nello stretto non è stato un problema. Figuriamoci se si decidesse di aggiungere un’elica di prua.

Ampia la gamma di motorizzazioni possibili. Entrofuoribordo Volvo Penta D4 o D6 da 2×270 fino a 2×440 cv. Per i fuoribordo, le opzioni sono 2×300, 2×350, 3×300 o 3×350 cv.

Il 39 è un walkaround ed è difficile che questa tipologia di barca non goda di un’ottima vista dalla postazione di guida. Fiart non fa eccezione a questa regola. Dal timone, anche grazie al giusto assetto, si ha sempre un’ottima visuale verso l’esterno, in qualsiasi direzione. Il parabrezza svolge il suo compito, ma non è eccessivo. Le prestazioni rappresentano un ottimo compromesso per chi vuole una barca facile da gestire e non troppo dispendiosa. La potenza che ho avuto a disposizione era di 640 cavalli, ma, volendo, si possono superare perfino i 1.000 con tre fuoribordo, oppure arrivare a 880 cavalli con due Volvo Penta D6. Insomma, i nostri motori non erano i più potenti a disposizione, ma, nonostante questo, ho raggiunto quasi 35 nodi di velocità massima e per planare ne sono bastati meno di quindici.

Il dato più significativo è quello dei consumi, davvero contenuti. Solo 124 litri/ora alla massima velocità e 46 al minimo di planata. Sono valori che ci si aspetta da un gommone di otto metri di lunghezza e invece sono a bordo di uno scafo di dodici e mezzo con due cabine sottocoperta. E il dato dei litri per miglio conferma quello del consumo istantaneo e ci dice anche un’altra cosa. Praticamente, a qualsiasi andatura si navighi, i litri per miglio variano pochissimo: si passa da tre a tre e mezzo. La costanza di questo valore è una conferma della riuscita della carena. Il rapporto tra velocità e consumo non si discosta molto dai 15 ai 35 nodi. Quello di cui ho sentito la mancanza in navigazione sono i tientibene. In coperta ce ne sono pochi. Mancano lungo le fiancate e i passavanti, anche se questi sono larghi, così come intorno al prendisole di prua e al parabrezza. Insomma, è vero che la V di prua si è comportata piuttosto bene e l’assetto è corretto, ma ogni tanto, quando si naviga e ci si deve muovere a bordo, farebbe piacere potersi attaccare a un pezzo d’acciaio. Credo che siano stati sacrificati per non rovinare il design della barca e in effetti la coperta del 39 Seawalker è affascinante. Si potrebbero integrare con lo stile della barca.

Sottocoperta ci sono due cabine vere e un bagno con box doccia separato. Ampio anche lo spazio per lo stivaggio. Sono interni progettati per godersi la crociera comoda in quattro persone.

Quello che invece mi è piaciuto molto è lo spazio sottocoperta. In questo caso, non c’è davvero nulla fuori posto. In primis per l’equilibrio perfetto tra luce naturale e dimensione delle finestrature e degli oblò. La luce filtra, ma senza rinunciare alla privacy. Fiart è riuscita a soddisfare questa esigenza, senza scontentare nessuno. A volte, certi cantieri piazzano finestrature laterali di dimensioni enormi. Belle da vedere e fanno anche molto effetto quando sei a bordo, ma non tengono conto della realtà. Nei video promozionali la barca è sempre ormeggiata da sola in rada. Lo stesso vale per le pubblicità delle auto. Ogni volta che viaggiano, le strade sono deserte e se devono parcheggiare c’è un’intera via a loro disposizione. Lo stesso per le barche. Solo che in rada, ad agosto c’è la ressa e se hai una finestratura enorme devi rinunciare alla privacy. È bello guardare il mare dalla cuccetta della cabina armatoriale, ma se sono in porto, infilato in mezzo ad altre due barche?

Gli interni del 39 mi sono piaciuti anche per il layout, in particolare per la cabina di poppa. L’altezza è di circa 160 centimetri, mentre in quelle di prua, addirittura due metri. L’abitabilità non è quindi in discussione e in più la cabina di poppa ha due cuccette singole con molto spazio tra una e l’altra e tanto volume per lo storage. Ottima anche la soluzione che prevede una sorta di open space, nel senso che non c’è la paratia per la cabina di poppa. In questo modo si ha la sensazione di trovarsi in uno spazio molto più ampio. 

Lo spazio in coperta per godersi il tempo all’aperto è tanto. La plancetta di poppa è abbattibile e scende fino all’acqua. Larghi i passavanti laterali per accedere alla zona di prua.

Chi, invece, preferisce la privacy, può scegliere la versione con paratia. Insomma, gli interni del 39 Seawalker sono fatti per essere davvero vissuti in crociera. Quattro persone hanno i loro spazi senza rinunce.

FIART MARE
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PROGETTO: Ufficio tecnico del cantiere

SCAFO: Lunghezza fuori tutto 12,61m • Larghezza massima 3,86m • Pescaggio 1,00m • Serbatoio carburante 940 l • Serbatoio acqua 620 l • Dislocamento a secco 7.900 kg

MOTORE: 2xD4-320 Volvo Penta • Potenza 235 kW (320 cv) • 4 cilindri in linea • Cilindrata 3,67 l • Rapporto di riduzione 1,85:1 • Regime di rotazione 3600 giri/minuto • Peso a secco 670 kg

CERTIFICAZIONE CE: CAT B

PREZZO: a partire da 310.000 € versione entrofuoribordo (Dicembre 2021)

(Fiart 39 Seawalker, the wild side – Barchemagazine.com – Dicembre 2021)