Dolceriva, l’extraterrestre

Lusso sfrenato e grande eleganza per uno scafo di poco meno di 15 metri. Firma di Officina Italiana Design con forti richiami alla tradizione Riva, ma anche al mondo dell’automotive

by Luca Sordelli – photo by Alberto Cocchi

GALLEGGIA, COME TUTTE LE ALTRE, MA ARRIVA DA UN ALTRO MONDO. Anzi, un’altra galassia. È lunga quindici metri, larga poco più di quattro, misure da barca “umana”, ma basta farci due passi a bordo, solo sfiorarla, per capire che lei è diversa da tutte le altre. 

Dolceriva

La linearità degli arredi e il gioco cromatico fra chiari e scuri, tra l’opacità di cuoio e pellami e la lucidità degli acciai, dei legni laccati e degli specchi, creano un’atmosfera molto elegante.

Può sembrare scontato, un Riva è sempre un Riva. In realtà non è una questione di nome, fama o prezzo, ma di qualità: nei materiali, tecnologica e, soprattutto, di pensiero. Prendi il meglio che c’è in circolazione e lo metti insieme, e anche se può sembrare facile, è un lusso che bisogna saper gestire. L’errore, il cattivo gusto, sono sempre in agguato, soprattutto quando bisogna lavorare sul “piccolo” e non si possono sfruttare gli ampi spazi e superfici che si hanno a disposizione sui mega yacht. A far la differenza, come sempre, sono cultura e conoscenza, due cose che laggiù a Sarnico, sul Lago d’Iseo, certo non mancano, almeno quando si parla di barche.

Dolceriva
Per gli interni si può scegliere tra il layout con una sola cabina a prua, e volendo quella del marinaio a poppa, oppure quella con una seconda cabina a letti separati a centro barca. In questo secondo caso scompare il locale per l’equipaggio.

All’interno della dinastia Riva, Dolceriva va a sostituire il Rivarama, uscito di produzione due anni fa, ed è una barca completamente nuova rispetto alla precedente, prima di tutto per le maggiori dimensioni (guadagna un metro e mezzo in lunghezza e 25 cm in larghezza) e volumetrie. Quello che rimane è l’inconfondibile segno di Officina Italiana Design di Mauro Micheli e Sergio Beretta, come sempre capaci da un lato di scolpire le barche togliendo tutto il superfluo, dall’altro di renderle inconfondibili e attuali, sempre nel segno di Riva. 

La coperta del Dolceriva è un susseguirsi di dettagli che uniscono una grande funzionalità ad un’estrema eleganza.

Tra le cose veramente belle del Dolceriva c’è il disegno dello specchio di poppa che si ribalta e diventa spiaggetta, lo fa in maniera invisibile e, a poppa chiusa, sembra impossibile che possa liberarsi così tanto spazio. Il richiamo alle forme arrotondate degli Ariston e Tritone è evidente, così come quello al mondo dell’automotive, grazie al musone a scomparsa e alla doppia fanaleria.

Dolceriva

Un altro capolavoro è la plancia, dove riuscire a creare qualcosa di nuovo era molto difficile, eppure il cantiere lombardo è riuscito nell’impresa creando, in collaborazione con Volvo Penta e Garmin, un doppio schermo touch-screen incastonato in una cornice di acciaio inox con attuatori a sfioro. Il risultato è estremamente funzionale oltre che elegante grazie all’uso del mogano abbinato all’acciaio, accoppiata potenzialmente molto rischiosa su uno scafo di questa taglia.

Tutta la pontatura di prua è realizzata con verniciatura in mogano lucida con i comenti bianchi. Gli inserti per le cornici della finestratura centrale che dà luce alla cabina sottocoperta sono in acciaio così come tutti i tientibene. In lega di alluminio cromato è invece l’iconico carter di prua con l’asta in mogano per mettere a riva il guidone bianco e blu di Riva.

Dolceriva

Il Dolceriva che abbiamo provato montava la motorizzazione più potente a disposizione, due D13 da 1.000 cavalli ciascuno e trasmissione V-Drive. Un dislocamento importante, a secco sono 21 tonnellate, il Rivarama dislocava 15.500 kg, ma con a disposizione tanta potenza. Non a caso a raggiungere i 15 nodi è decisamente rapido: ci vogliono 15 secondi e anche i 30 nodi arrivano velocemente, dopo altri quindici secondi. Non male per un’elegante e distinta signora, e molto morbido anche l’impatto sulle ondine ripide del Golfo di Cannes che andavano a sommarsi a quelle delle tante altre barche in navigazione durante il nostro test.

 Zero vibrazioni, anche alla velocità massima che sfiora i 40 nodi. Quella di crociera veloce si attesta sui 35 nodi (9 litri/miglio per quanto riguarda i consumi) mentre quella economica è di circa 27 (8,2 litri/miglio). Il raggio di virata è piuttosto ampio, ma è assolutamente voluto per avere reazioni sempre docili. L’interazione con gli interceptor è poi ottima e l’assetto è veramente splendido.

Engine room
In sala macchine si può scegliere tra due Volvo Penta D13 da 800 o 1.000 cv ciascuno, in entrambi i casi si tratta di diesel a 6 cilindri in linea. La trasmissione è rigorosamente V-Drive, con il Rivamare il cantiere aveva proposto il piede poppiero, ma gli armatori hanno reclamato di nuovo la linea d’asse.

Ferretti S.p.A
Via Ansaldo, 7
I-47122 Forlì (FC)
T. +39 0543 787511
www.riva-yacht.com

PROGETTO: Officina Italiana Design (design) • Shipyard technical department (architettura navale)

SCAFO: Lunghezza f.t. 14,92m • Lunghezza di costruzione 14,76m • Larghezza massima 4,26m • Immersione 1,48m • Dislocamento a vuoto 21.400 kg • Capacità serbatoio carburante 1.800 l • Capacità serbatoio acqua 310 l

MOTORE: 2 x Volvo Penta D13 • Potenza 735 kW (1.000 cv) • 6 cilindri in linea • Alesaggio per corsa 131mm x 158mm • Cilindrata 12,78 l • Rapporto di compressione 16,5:1 • Regime di rotazione massimo 2,400 giri/min • Peso 1.450 kg

CERTIFICAZIONE CE: CAT A

PREZZO: 1.430.000 € prezzo base con due motori Volvo Penta di 800 cv, Iva esclusa (Febbraio 2021)

(Dolceriva, l’extraterrestre – Barchemagazine.com – Febbraio 2021)