C’è qualcosa da cambiare, l’editoriale di Franco Michienzi

Il bene comune deve essere al centro dei pensieri e delle azioni di tutti, soprattutto nei momenti difficili che la storia ci costringe a vivere nostro malgrado

by Francesco Michienzi

Lo abbiamo scritto molte volte che la nostra rivista vuole essere un rifugio sicuro per la mente di chi ogni giorno deve occuparsi di molteplici problemi. Grandi o piccoli non importa, sono aspetti della nostra condizione umana

Non ci siamo occupati di pandemia e degli effetti sul sistema per scelta, non perché non ritenessimo il tema di grande importanza, ma perché abbiamo ritenuto fosse meglio non aggiungere parole inadeguate. Dovrebbe essere così anche per questa feroce, inumana e assurda guerra. Non aggiungeremo parole inutili a quelle di tanti colleghi eroi a cui va la nostra più sincera ammirazione e gratitudine. Voglio citarne uno solo sui tanti: Fausto Biloslavo per la sua intelligenza, tenacia, abnegazione e professionalità. Detto questo, ci sono alcune questioni che vorrei sottolineare.

Se i nostri Governi avessero fatto un vero piano di politica energetica e industriale, forse oggi potremmo dire qualcosa di più nel consesso internazionale. No al nucleare, no alle pale eoliche, no ai rigassificatori, no alle ricerche di petrolio e di gas nel nostro territorio. Il no alle idee intelligenti è stato il filo conduttore di una politica malata e incapace di affrontare i problemi concreti delle persone che lavorano. Corruzione e malagiustizia sono due facce della stessa medaglia. Senza dimenticare l’incompetenza elevata a valore.

«SONO SICURO CHE IN QUESTO GIORNO NOI SIAMO PADRONI DEL NOSTRO DESTINO; CHE IL COMPITO CHE CI È STATO POSTO DINANZI NON È SUPERIORE ALLE NOSTRE FORZE; CHE I SUOI SPASMI E IL SUO TRAVAGLIO NON SONO SUPERIORI ALLA NOSTRA RESISTENZA. FINTANTO CHE AVREMO FEDE NELLA NOSTRA CAUSA E UN’INCONQUISTABILE FORZA DI VOLONTÀ, LA SALVEZZA NON CI VERRÀ NEGATA».
WINSTON CHURCHILL

Il distacco della nostra classe dirigente dalla realtà è così enorme che non può accorgersi di quello che accade ai cittadini normali o ai piccoli e medi imprenditori della nautica italiana e non solo. Quelli come noi sono senza rete e quando arriva una nuova crisi dalle origini più varie, ci sentiamo inermi. Ma siamo anche forti e pieni di iniziative per reagire nel modo migliore, anche agli atti di palese ingiustizia.

Abbiamo ricevuto il riparto delle risorse dovute ai creditori di un cantiere fallito. Una lista ridicola dove venivano erogati in alcuni casi zero virgola 85 euro, in altri poche migliaia di euro. Penso alle decine di aziende che per centinaia di migliaia di euro si sono viste assegnare 2.694 euro. L’obiezione potrebbe essere che quelle sono le risorse disponibili ed è corretto ripartirle in modo proporzionale tra tutti i creditori. Vero, ma perché la legge consente al curatore e a tutti i professionisti di incassare la parte più consistente di queste risorse? Non è forse urgente intervenire su queste procedure di tipo medievale? Burocrazie e apparati di sottogoverno non lo permetteranno mai.

L’intreccio tra aziende pubbliche, aziende partecipate dallo stato, politici nella sanità, posti da assegnare alla presidenza o nei consigli di amministrazione di nomina ministeriale, sono una miscela così esplosiva che è praticamente impossibile che i parlamentari da noi eletti possano occuparsi del bene pubblico. Sono così interessati al loro bene privato che non ci resta che affidarci a noi stessi. Con la forza degli invisibili, quelli capaci di rimanere in un angolo e stare in silenzio mentre tutti dicono la loro, anche senza cognizione di causa, nei talk show televisivi. Siamo quelli che quando c’è bisogno si rimboccano le maniche e salvano il mondo. Anche se siamo consapevoli che non è sufficiente caricare un furgone di medicinali, kit di primo soccorso, coperte e latte per bambini per risolvere un grande dramma, è necessario mettere in campo ogni iniziativa possibile per evitare la catastrofe.

(C’è qualcosa da cambiare – Barchemagazine.com – Aprile 2022)