C’è bisogno di lucidità, l’editoriale di Franco Michienzi

Il sequestro delle navi degli oligarchi russi ha generato un’attenzione da parte dei mass media che ha come possibile risultato la delegittimazione di una industria intera

by Francesco Michienzi

Personalmente non sono mai stato interessato a conoscere il nome del proprietario di una barca o di un superyacht. Quando ne incontro qualcuno, mi piace ascoltare le sue storie legate al suo rapporto con il mare e alle motivazioni che lo hanno spinto ad acquistare una barca. Il fatto che sia più o meno ricco mi lascia totalmente indifferente.

Tuttavia, in questo delirante momento storico, si è intensificata la caccia alle navi da diporto degli oligarchi. Un tema che piace moltissimo ai mass media di ogni colore politico e tendenza culturale. Barche è una rivista che è sempre rifuggita dal gossip, che non fa parte del nostro mondo. Il modello che cerchiamo di seguire è quello della rappresentazione della realtà per quello che è. Per alcuni giornalisti è più importante, in questo momento, scoprire a chi appartengono le varie navi che stazionano nel Mediterraneo alimentando l’equazione Nave da diporto = Oligarca = Male assoluto.

Siamo tutti d’accordo che il male assoluto è chi ha scatenato una guerra assurda contro donne, uomini e bambini inermi e innocenti. Resto perplesso quando leggo che le nostre informazioni sono in continuo aggiornamento… come afferma sbrigativamente, un funzionario italiano impegnato nell’individuazione dei beni di imprenditori vicini al regime russo da congelare. È una lista lunga di beni mobili e immobili, non sempre intestati al reale proprietario, che comprende, per il momento, 680 oligarchi, businessmen e alti funzionari russi i cui beni sono finiti nel mirino delle sanzioni Ue. Nel porto di Trieste, i finanzieri hanno fermato la nave a vela A, del valore di circa 530 milioni di euro, riconducibile ad Andrey Igorevich Melnichenko

COME CAMBIERÀ IL MERCATO NEI PROSSIMI ANNI? NESSUNO LO SA,
PER QUESTO BISOGNA FARE PIANI INDUSTRIALI ADATTABILI
A MOLTEPLICI SCENARI.

Io lascerei tutto questo alle cronache per soffermarmi sui danni che questo modo di procedere determinerà nella nostra industria. Oltretutto, sono convinto che quella di indurre gli oligarchi a un’azione coordinata per fermare la guerra è pura illusione perché restano molti paradisi fiscali, dove la maggior parte delle ricchezze sono occultate e anonimizzate dietro le stesse cortine opache usate dalle mafie. Ed è proprio questo il punto. Abbiamo fatto finta di credere che il successo di alcuni produttori fosse legato alla loro capacità di costruire navi di qualità superiore con tecnologie all’avanguardia alle quali non tutti avevano accesso. La verità è che è stata più preponderante la capacità di gestire le relazioni finanziarie e di come muovere i capitali sullo scacchiere internazionale.

Dietro a ogni annuncio di vendita di un giga yacht ci si dovrebbe domandare da dove arrivano i soldi per un’impresa che spesso sfiora il mezzo miliardo di euro. Un tema troppo grande per noi piccoli Davide. Immaginare che Golia sia un personaggio trasparente e senza scheletri nell’armadio è da sciocchi. Immaginare che Golia possa rimettere le lancette all’indietro è impossibile. Immaginare che una parte dell’industria nautica italiana faccia un atto di trasparenza come contributo a un mondo migliore è una speranza e un auspicio.

Il nostro modello industriale dovrebbe essere basato su pochi elementi: qualità progettuale, perché siamo tra i migliori in assoluto; organizzazione strutturale, dato che i nostri cantieri sono tra i più efficienti e strutturati; qualità nel lavorare le materie prime dove non abbiamo rivali; flessibilità nel risolvere i problemi, che è una nostra qualità indiscussa; etica del lavoro, perché è una scelta che tutti dovrebbero abbracciare; trasparenza dei bilanci, che sarebbe un segnale per ribadire che non si teme nulla.

DOPO LA CRISI IN CRIMEA NEL 2014 L’EUROPA INVITÒ
I PAESI MEMBRI A RIDURRE LA DIPENDENZA DAL GAS RUSSO. BENE, L’ITALIA HA FATTO IL CONTRARIO RADDOPPIANDO QUELLA DIPENDENZA.

Lascio per ultima la capacità di leggere il mercato e le sue reali esigenze. Il rischio di drogarlo varando barche non ancora vendute è così elevato che gli effetti negativi si vedranno nel medio termine. Probabilmente ci potrà essere una nuova selezione della specie, dove i più solidi, lucidi e lungimiranti sopravvivranno. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha detto che è in atto una tempesta perfetta. «La guerra sta accelerando un processo che era già in atto: la frenata della ripresa economica è cominciata a settembre, la mancanza di una strategia di politica energetica risale a decenni fa, e ci sono riforme che aspettano da trent’anni. Ora abbiamo bisogno di interventi radicali». Io aggiungerei anche di autoriforme nella gestione della propria azienda, dove ad obiettivi chiari corrispondano strategie differenti per i vari scenari. La storia delle crisi degli ultimi vent’anni dovrebbe averci reso più forti e consapevoli per affrontare qualunque nuovo scenario, ma vedo che alcuni operatori si muovono come se vivessimo nel 2007.

(C’è bisogno di lucidità – Barchemagazine.com – Maggio 2022)