British Virgin Islands, l’arcipelago del dolcefarniente

Le isole Vergini Britanniche sono uno dei paesi più piccoli del continente americano, tra il Mar dei Caraibi orientali e l’Oceano Atlantico, all’estremità nord-orientale delle Grandi Antille

by Ornella D’Alessio – photo by Andrea Muscatello

Alle isole Vergini Britanniche si va per mare tutto l’anno, gli alisei sono costanti, le acque calde (25°/29°) e tranquille, ci sono centinaia di baie e approdi sicuri e tanti beach bar dove indulgere al tramonto davanti a un drink, luoghi cool per rilassarsi. Se il momento migliore è tra metà ottobre e aprile, è piacevole anche la stagione umida, da maggio a luglio, quando magari è più nuvoloso, con qualche scroscio d’acqua di poche decine di minuti, ma poi torna il sole e il cielo si apre in immensi squarci blu. 

È la meta perfetta per velisti che trovano sempre vento e, per chi preferisce le barche a motore, l’acqua è quasi sempre piatta, grazie alla protezione di un arcipelago vulcanico dal carattere unico, formato da circa sessanta, tra isole e isolotti, tutti vicini. I paesaggi sono molto diversi, dalle lunghe spiagge sabbiose di Anegada, l’unico atollo corallino piatto e bellissimo, noto per l’abbondanza delle sue aragoste, ai mitici blocchi di granito arrotondati e lisci di The Baths, a Virgin Gorda, che ricordano le Seychelles e la Gallura, in Sardegna. Una meraviglia geologica creata dall’attività vulcanica e dall’erosione. 

Il momento migliore per visitare le British Virgin Islands è tra metà ottobre e aprile, ma è piacevole anche la stagione umida, da maggio a luglio.

Con la marea e l’azione delle onde, l’acqua del mare s’infiltra tra le rocce, creando grotte, archi, gallerie e delle piscine naturali e intime, bellissime da esplorare. Si va a piedi tra questi massi accucciandosi e piegandosi per passare tra le poderose rocce. In alcuni tratti sono stati messi degli aiuti: una corda per aggrapparsi e dei gradini di legno, anche per indicare la direzione da seguire. Si entra e si esce dalle pozze d’acqua, si cammina su tratti di sabbia tra qualche palma, un percorso incredibile che viene voglia di fare e rifare tante volte per riprovare le stesse forti sensazioni. Alla fine si esce su un arenile idilliaco con l’immancabile chiringuito, dove riposarsi all’ombra sorseggiando un drink, prima di nuotare fino al tender per tornare a bordo. È una delle tappe immancabili dell’island hopping, il navigare da un’isola a un’altra, consigliato per cogliere il meglio di BVI (acronimo di British Virgin Islands), un microstato che occupa una superficie totale di 153 chilometri quadrati, una massa terrestre grande una volta e mezza la dimensione di Parigi.

Drawing by Jacopo Gasparotto.

Arrivati a Tortola merita passare qualche ora nella capitale Road Town. Nel centro rimangono le colorate case in legno e pietra che lungo Main Street ospitano le botteghe di artigianato locale. Il simbolo della presenza imperialista in città, Government House, rimane a testimonianza delle architetture coloniali britanniche. Stessa atmosfera si respira nella Her Majesty’s Prison Museum, che nei secoli ha funzionato come penitenziario, sede dei vigili del fuoco, poi ufficio immigrazione e dogana. Oggi la struttura fa parte dell’itinerario turistico che si snoda lungo il waterfront a ferro di cavallo tra Fish Bay e Road Reef Marina. Accanto alla chiesa Battista, vale una visita l’antica Callwood distillery (callwood-cane-rum.myshopify.com), che da duecento anni continuativamente produce rum dalla canna da zucchero. E poi c’è la serie di murales realizzati da artisti locali per il progetto Fahie Hill, tra i quali Reuben Vanterpool, che ha realizzato varie scene quali le danze tradizionali o le cavalcate degli asini. Sempre Vanterpool, nella zona in collina di Great Mountain, ha aperto il museo/galleria Jenesis Studio “per far luce su chi siamo e sulla storia della nostra vita”, spiega l’ideatore del museo-galleria. «È importante per noi del posto sapere chi siamo e da dove veniamo». L’edificio raccoglie strumenti del passato e, nel giardino c’è un forno a legna dove preparano il pane di cassava per i visitatori e una ricca selezione delle piante utilizzate dalla medicina locale, che lui spiega una per una con grande passione. Un’esperienza autentica da provare.

ISOLE PERFETTE PER UNA VACANZA DI TOTAL RELAX TRA IL VERDE DELLA VEGETAZIONE LUSSUREGGIANTE E IL TURCHESE DELL’OCEANO, IDEALI PER FARE SNORKELING.

Per lasciarsi andare ai dolci ritmi caraibici merita passare due giorni nel Resort & Marina Nanny Cay (nannycay.com) oppure a Scrub Island, a un braccio di mare dalla capitale, la prima a rifarsi il look dopo il devastante uragano Irma del 2017. È un’isola privata con il lussuoso omonimo Scrub Island Resort, Spa & Marina (scrubisland.com), centro benessere, diving e canoa, una bella marina, e un unico residente, lo chef italiano Davide Pugliese, che prepara cene golose nella lunga tavola in ironwood (cryptocarya), nella veranda della sua casa conica con un bel tetto in paglia, quelle che in Messico si chiamano Palapa (prenotazioni: [email protected]).

Da Scrub Island ci s’imbarca, magari a bordo di uno dei catamarani dell’importante flotta Dream Caribbean Blue (dreamcaribbeanblue.com) con skipper e chef, una formula perfetta per allontanarsi dai luoghi più trafficati e scoprirne di nascosti, per dimenticare i ritmi frenetici a favore di quelli più lenti e per veleggiare verso le isole dell’arcipelago lasciandosi coccolare dalla prima colazione alla cena con le deliziose ricette caraibiche. Da sperimentare quelle della preparatissima chef Sarai Ben Ari, che insieme alla perizia e al rispetto del mare del capitano Bastian Tromp, rendono le crociere davvero speciali e memorabili. Giovani e capaci sorprendono in continuazione, lei con i suoi manicaretti accontenta i palati più esigenti, e lui, con la sua bravura nella navigazione, convince anche i marinai più esperti.

È la meta perfetta per velisti che trovano sempre vento e, per chi preferisce le barche a motore, l’acqua è quasi sempre piatta, grazie alla protezione di un arcipelago vulcanico dal carattere unico, formato da circa sessanta, tra isole e isolotti, tutti vicini.

Si lasciano gli ormeggi per attraversare il Sir Francis Drake Channel, una sorta di mare interno con acque protette e venti costanti, considerato dai diportisti un vero e proprio paradiso per la navigazione, dedicato al corsaro più famoso realmente esistito, tanto temuto dall’armata spagnola quanto amato invece dagli inglesi, che lo consideravano un vero e proprio eroe. Si naviga verso Norman Island, con le sue cavità naturali che hanno ispirato L’Isola del Tesoro dello scrittore scozzese Louis Stevenson

Il profilo delle formazioni rocciose The Indians, ricordano la sagoma di un capo indiano, poco oltre, a Treasure Point, si fa snorkeling alle Caves, grotte scavate dal mare e dal vento, habitat di pesci coloratissimi. Poi l’ancora si getta a Peter Island, un isolotto con una bella insenatura riparata, dove scendere a terra e fare una bella passeggiata fino alla cima della collina, meglio se al tramonto, per vedere la palla di fuoco che cala velocemente fino a scomparire all’orizzonte, dopo aver assicurato l’imbarcazione a prua e a poppa. Da qui in poche miglia, il giorno seguente, si raggiunge Salt Island, uno dei migliori spot per le immersioni, nel Rhone National Marine Park. Anche facendo snorkeling si vede bene il grande relitto del piroscafo della Royal Mail, RMS Rhone, che affondò tra Salt Island and Dead Chest, in un uragano il 29 ottobre 1867. Intorno e all’interno dei resti del Rhone sono state girate alcune scene del film Abissi (The Deep), con Jacqueline Bisset. L’isola deve il nome a un enorme lago salato che in certe stagioni diventa una lastra rosa. Durante il regno della regina Vittoria ogni anno, nel giorno del suo compleanno, le veniva inviata una libbra di sale proveniente da questa salina, una tradizione ripresa dal 2015.

Tante le ragioni per una sosta a Cooper Island, oltre agli incredibili arenili di sabbia candida e finissima, c’è uno dei più famosi rum bar del Caribe con oltre 400 etichette, il Cooper Island Beach Club (cooperislandbeachclub.com), aperto solo il pomeriggio. Buono anche il ristorante, accanto al bazar per souvenir.

Con una bella navigata nel Drake Channel si costeggia Virgin Gorda, la terza isola per dimensione dopo Tortola e Anegada, facendo almeno una tappa a The Bath e al gruppo di cinque isolotti a 2,5 miglia al largo della costa nord occidentale di Virgin Gorda, oggi santuari protetti di uccelli e animali marini, chiamati The Dogs, per gli strani rumori che sentivano i primi marinai, in realtà non erano cani ma foche. Si fa rotta verso una delle tappe imperdibili di Saint Thomas Bay, vicino al Virgin Gorda Yacht Harbour tra Spanish Town e The Baths, è il Coco Maya (cocomayavg.com), tra i più reputati ristoranti di BVI per l’ampia scelta di sapori esotici. Si trova in una location invidiabile alla fine della spiaggia, con due altalene a bordo oceano che fluttuano davanti al tramonto, per sorseggiare romanticamente un aperitivo, prima di passare a tavola e degustare i piatti fusion che racchiudono il meglio del Sud Est asiatico, dell’America latina e del Caraibe, o i piatti contemporanei, tutti estremamente fotogenici e per quanto possibile, a base di prodotti locali. È un’altra sosta da non perdere.

Particolarmente emozionante allontanarsi, a bordo di un catamarano, dai luoghi più trafficati e scoprirne di nascosti, e veleggiare verso le isole dell’arcipelago lasciandosi coccolare dalla prima colazione alla cena con le deliziose ricette caraibiche.

Superata Moskito Island, a lungo la preferita dai diver, oggi di proprietà di Sir Richard Branson che l’ha acquistata nel 2007 per 10 milioni di sterline, si entra in Eustatia Sound, ideale per snorkeling nell’acqua turchese, e poi prua verso Gorda Sound, un altro “lago oceanico” creato dalle isole che lo circondano, tra queste anche quella di Larry Page, di Google. Sulla microscopica e iconica isola-resort Saba Rock (sabarock.com) ci si ferma per l’ottima aragosta di Anegada accompagnata da una seria lista di vini, molti dei quali italiani. Hanno anche 8 suite dal ricercato design made in Italy. Questo piccolo paradiso è diventato famoso negli anni Sessanta, quando il pioniere Herbert (Bert) Kilbride aveva aperto qui un resort course per scuba diving lanciando il leggendario Pirates Pub, ai tempi uno dei migliori dei caraibi.

Con la marea e l’azione delle onde, l’acqua del mare s’infiltra tra le rocce, creando grotte, archi, gallerie e delle piscine naturali e intime, bellissime da esplorare.

Si lascia Gorda Sound con la prua verso l’esclusivissima Necker Island (virginlimitededition.com), sempre di Sir Richard Branson. Una manciata di miglia verso Scrub Island, per raggiungere Lee Bay, dove spesso s’incontrano i pescatori locali e poi via verso la lunga baia di sabbia bianca di Guana Island, un’isola privata con un solo hotel (guana.com), perfetta per una vacanza di total relax tra il verde della vegetazione lussureggiante e il turchese dell’oceano, e poi si procede verso sud per fare snorkeling a Monkey Point.

I paesaggi sono molto diversi, dalle lunghe spiagge sabbiose di Anegada ai mitici blocchi di granito arrotondati e lisci di The Baths, a Virgin Gorda.

Si fa rotta per l’isola Jost Van Dyke, cominciando con due soste per qualche bracciata nel turchese a Green Cay e a Little Van Dyck Island, passando per la minuscola Sandy Cay, forse uno dei più piccoli parchi naturali al mondo (5 ettari), per 40 anni di proprietà di Laurence S. Rockefeller che l’ha mantenuta e protetta a beneficio della comunità locale. Inoltre hanno piantato a 200 palme e creato un sentiero che dalla incantevole spiaggia di sabbia fine e abbacinante, attraversa i boschi costieri asciutti, lo stagno salato, le zone umide delle mangrovie e arriva alle scogliere rocciose. Ricorda l’isola di Robinson Crusoe. Vi nidificano varie specie di tartarughe: embricata (Eretmochelys imbricata), verde (Chelonia mydas) e liuto (Dermochelys coriacea), oltre al gabbiano ridente (Larus atricilla), alla sterna imbrigliata (Sterna anaethetus) e all’uccello tropicale dal becco rosso (Phaethon aethereus). Nella bella stagione arrivare a riva a nuoto è semplicissimo, anche se la sua dimensione dipende dal gioco delle maree. Per la protezione dei fondali, qui come in tanti altri posti, si può ancorare solo usando le boe di ormeggio e con il permesso del National Park Trust.

Come arrivare
Dall’Europa si può volare su Miami con Ita (ita-airways.com) e poi proseguire con il nuovo volo diretto (stagionale) su Tortola (americanairlines.it), o fare scalo a Saint Martin, nella parte olandese dell’isola, con Air France o KLM e ripartire per le Isole Vergini a bordo di un 19 posti a turboelica della Winair (winair.sx). Info: bvitourism.com

La crociera si conclude con due tappe iconiche a Jost Van Dyke: il Soggy Dollar Bar di White Bay, eletto da Usa Today il miglior beach bar del Caribe nel 2023. Qui negli anni Settanta è nato il Painkiller, un morbido drink a base di rum, le cui proporzioni di crema di cocco, ananas, succo d’arancia con una grattugiata di noce moscata fresca sono ancora un segreto. Soggy dollar significa, dollaro zuppo, perché si arrivava qui a nuoto con qualche banconota nella tasca del costume giusto per acquistare un drink. L’altra tappa è a Great Harbour, per il Foxy’s Tamarind Bar, punto d’incontro di naviganti e poeti dal 1968, celeberrimo per le feste di capodanno, ma non solo. È un’altra delle tante buone ragioni per una vacanza d’ozio a British Virgin Islands.

(British Virgin Islands, l’arcipelago del dolcefarniente – Barchemagazine.com – Ottobre 2023)