Bénéteau MC 52, take it easy

Easy docking, easy control, easy sailing. La crociera è sempre più easy: spazio, comfort e potenze non eccessive. Questa è la ricetta di Bénéteau

by Niccolò Volpati – photo by Guido Barbagelata, Nicolas Claris, Julien Gazeau

SEMPLIFICARE. SEMPRE, COMUNQUE E AD OGNI COSTO. La parola d’ordine è chiara e, del resto, è sempre la stessa da un bel po’ di tempo a questa parte. Semplificare la vita a bordo, la conduzione, la manutenzione. Non rendere mai la vita difficile. D’altronde, in barca si va per piacere, per trascorrere una vacanza, per divertirsi, ed è ovvio, quindi, cercare di non avere complicazioni. Inoltre, se si vogliono avvicinare nuovi armatori, magari alla prima esperienza, è indispensabile proporre una navigazione che non sia troppo complessa.

Per un cantiere come Bénéteau che produce in serie, e su larga scala, realizzare imbarcazioni semplici da utilizzare, è imprescindibile. Questa filosofia è certamente quella che ha guidato le scelte di chi ha progettato MC 52: Nuvolari&Lenard, che si sono occupati del design e della coperta, Pierangelo Andreani, che ha curato gli interni, e MICAD, responsabile dell’architettura navale.

Pierangelo Andreani ha fatto un ottimo lavoro sia per la vivibilità, sia per il comfort. Il layout è piuttosto tradizionale, con cucina, area living, plancia in dinette e zona notte con tre cabine.

Iniziamo da quello che si incontra per primo: coperta e fly. Gli spazi sono ampi e tutti ben sfruttati. Il fly ha un’estensione notevole perché arriva a coprire quasi tutto il pozzetto. Se mi affaccio da poppa, l’unica cosa che riesco a vedere è il divanetto lineare del pozzetto. Mi è piaciuta la soluzione con una scala a chiocciola per accedervi, perché risparmia spazio ed è molto comoda. 

Mi è piaciuta meno la larghezza dei passavanti laterali. Certo, in questo modo la dinette sfrutta al massimo lo spazio in larghezza, ma 22 centimetri sono troppo pochi. È la misura di un passavanti di un natante, non di un 50 piedi. Inoltre, non mi ha convinto la presenza di un gradino nel piano di calpestio del fly. Rischia di essere di ostacolo mentre ci si sposta dalla postazione di guida al divanetto o al prendisole. E gradini, purtroppo, ci sono anche negli interni. All’ingresso in dinette, oltre la cucina, di gradini ce ne sono ben due. Servono per avere più aria nella cabina armatoriale che è collocata a centro barca sul ponte inferiore.

Bénéteau MC 52

Bisogna però constatare che di aria non ce n’è molta, dato che, proprio sopra la testa della cuccetta matrimoniale della cabina dell’armatore, scende la controstampata della dinette. Insomma, quando ti sdrai, sopra la testa rimangono solo 97 cm. È un peccato, anche perché l’abitabilità della cabina è di ben 190 cm in altezza. Non tutti i gradini comunque vengono per nuocere. La soluzione della scala per scendere dalla dinette alla zona notte, per esempio, è molto confortevole. La larghezza è tanta e la discesa sempre comoda e sicura. La scala è unica e solo nella parte finale si sdoppia: da una parte si accede alla cabina armatoriale a centro barca e, dall’altra, si raggiungono le cabine per gli ospiti, una matrimoniale a prua e un’altra con due letti singoli.

La luminosità su MC 52 non manca, né nelle cabine dell’area notte, né, tantomeno, in dinette. Le finestrature sono ovunque e forse è perfino sbagliato parlarne al plurale perché si tratta di un’unica superficie vetrata che va dal parabrezza a prua, alle fiancate, fino al portellone apribile verso il pozzetto. Tutto vetro, tanto che la luminosità arriva perfino al ponte inferiore. Unica perplessità, ma vale per tutte le barche dove abbondano le superfici vetrate, l’aria condizionata deve funzionare bene e praticamente sempre, altrimenti i raggi del sole portano a ebollizione la dinette.

Lo spazio in coperta non manca sia perché il fly si estende fino a poppa, sia perché sono state scelte alcune soluzioni “salvaspazio” come la scaletta quasi a chiocciola che dal pozzetto consente di accedere al fly. I passavanti laterali, invece, sono un po’ troppo stretti per garantire un passaggio in sicurezza.

Al termine della perlustrazione di tutte le aree, interne ed esterne, non rimane che mollare gli ormeggi per testare le doti di navigazione. Come logica conseguenza delle tante vetrate, la visibilità è buona, sia all’interno, sia sul fly. Il merito però non è solo dei vetri, ma anche dell’assetto. La cabrata è praticamente inesistente. Quando accelero per raggiungere la planata, la prua si alza davvero poco e così la visuale è sempre ottimale.

Buone le linee d’acqua, buona la distribuzione dei pesi tra prua e poppa, ma anche ottimo il lavoro dei regolatori di assetto della Zipwake. Meno positiva è la manovrabilità. Le trasmissioni sono IPS quindi mi sarei aspettato un angolo di virata piuttosto agile e invece è necessaria parecchia acqua per completare una virata.

Bénéteau MC 52

In sala macchine ci sono due D6 da 435 cavalli con trasmissione IPS 600. La potenza non è eccessiva e questa è una scelta. Monte Carlo 52 non è una barca ossessionata dalle prestazioni. Non è stata progettata per soddisfare gli amanti della velocità. È fatta per essere comoda e confortevole, per godersi la navigazione, oltre che semplice da condurre. Alla massima siamo arrivati a 25,5 nodi e il minimo di planata lo abbiamo raggiunto a poco meno di 14 nodi.

E i consumi sono conseguenti, passando dai 79 litri/ora del minimo di planata ai 169 della massima velocità. Un dato decisamente contenuto, considerato che siamo su un fly di oltre sedici metri di lunghezza fuori tutto e che pesa quindici tonnellate. Detto ciò, trovo che la motorizzazione sia eccessivamente poco potente. 

Bénéteau MC 52

La carena si comporta bene e l’assetto è sempre quello corretto. Ottima anche la visuale sia dalla postazione sul fly, sia da quella interna, anche grazie alle tante finestrature della dinette. La virata non è molto stretta, nonostante la trasmissione IPS.

Ho capito la filosofia del navigare tranquilli e senza fretta, ma 25 nodi mi sembrano davvero un po’ pochini. E non tanto per la smania di raggiungere velocità di punta elevate, quanto, piuttosto, per poter avere un range di crociera più ampio. Tra il minimo di planata e la massima ci sono meno di mille giri motore. Avere più cavalli in sala macchine consente di poter dosare la potenza sia in base alle condizioni del mare, sia per trovare l’andatura di crociera preferita. Il comfort in navigazione deriva anche da una possibilità di scelta più ampia. Molto positivi, invece, i dati relativi alla rumorosità. Pochi decibel e poche vibrazioni sia nella cabina armatoriale, che si trova proprio a ridosso dei propulsori, sia in plancia.

Engine room
Due opzioni, ma sempre Volvo Penta IPS. IPS 600 con due motori da 435 cv ciascuno oppure IPS 650 con una coppia di 480 cv. 90 cv in più sono forse meglio per poter avere un range più ampio nelle andature di crociera.

Bénéteau
Saint Hilaire de Riez
Francia
www.beneteau.com/it

PROGETTO: Studio MICAD (architettura navale) • Nuvolari&Lenard (design e coperta) • Andreani Design (interni)

SCAFO: Lunghezza fuori tutto 16,33m • Lunghezza scafo 14,32m • Larghezza massima 4,62m • Pescaggio 1,20m • Dislocamento 14.988 kg • Serbatoi carburante 1.300 l • Serbatoi acqua 400 l

MOTORE: 2xD6 Volvo Penta IPS600 • Potenza 320 kW (435 cv) • Ciclo operativo 4 tempi • 6 cilindri • Alesaggio per corsa 103mm x 110mm • Rapporto di compressione 17,5:1 • Cilindrata 5,5 l • Regime di rotazione massimo 3500 giri/min • Peso a secco 901 kg

CERTIFICAZIONE CE: CAT B per 12 persone • CAT C per 12 persone

PREZZO: 637.300 €, Iva esclusa (Dicembre 2020)

(Bénéteau MC 52, take it easy – Barchemagazine.com – Dicembre 2020)