Baglietto, 360 degree challenge

Diego Michele Deprati e Fabio Ermetto ci parlano del nuovo corso dei cantieri Baglietto. Una sfida fatta di eccellenza tecnologica e grande capacità di risposta alle esigenze degli armatori di oggi

by Carla Pagani and Francesco Michienzi – photo by Pugliese

PER DIEGO MICHELE DEPRATI, AMMINISTRATORE DELEGATO DEI CANTIERI BAGLIETTO, LA VERA SFIDA DEL FUTURO È QUELLA GREEN. «Il vero valore non è solo nel fatturato ma in ciò che lasciamo in cantiere a chi viene dopo di noi», dice deciso. Idee chiare, sguardo lungimirante, piedi per terra. Deprati, classe ’64, è stato chiamato da Beniamino Gavio per guidare la fusione avvenuta alla fine dello scorso anno con Ccn-Cerri cantiere navale, già appartenente al gruppo, con l’obiettivo di ottimizzare la produzione dei cantieri di Carrara e La Spezia.

Club M, ph. Scovavento
Club M, ph. Petrignani

Da oltre 165 anni i cantieri Baglietto lavorano per creare yacht dal design unico e contemporaneo, mantenendo un approccio artigianale.

Più di 160 anni di storia

Tutto comincia nel lontano 1854 quando Pietro Baglietto inizia a costruire prima gozzi e piccoli scafi, poi yacht. Nel 1906 i Cantieri costruiscono Giuseppina, il più grande yacht da crociera d’Italia con “motore a esplosione”. Dalla mano di Vittorio Baglietto nel 1929 nasce La Spina, il primo 12 metri costruito in Italia. Tra gli anni ’40 e ’50 il cantiere inanella record e vittorie continue. Dieci anni dopo iniziano a cambiare radicalmente le tecniche di produzione. Negli anni ’80 comincia la produzione di yacht di grandi dimensioni: il primo è Al Fahedi, disegnato da Giovanni Zuccon. Nel decennio successivo arriva in azienda Francesco Paszkowski. Nel 1996 Baglietto acquisisce i Cantieri Ferrari. Nel 2012 inizia un nuovo corso: i Cantieri Baglietto vengono acquisiti dalla Famiglia Gavio, uno dei gruppi industriali più solidi d’Italia.

Deprati conosce bene l’azienda, l’ha guidata quando la famiglia Gavio ha acquisito il marchio. Più che sulle dimensioni e la velocità, il Ceo di Baglietto vuole concentrarsi sull’innovazione tecnologica: «Vogliamo puntare a un alto livello tecnologico e anche per questo la nostra produzione non supererà le 5-6 unità l’anno. È giunto il momento di fare un passo avanti». A confermarlo è Fabio Ermetto, Cco, chiamato proprio da Deprati e Gavio per rilanciare il cantiere.

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«Grazie agli scafi leggeri in alluminio si può applicare la tecnologia delle barche veloci anche a quelle dislocanti». Fabio Ermetto

Laureato in ingegneria navale in Olanda, 49 anni, già capo dell’ufficio commerciale di Benetti e Presidente di Fraser Yachts, Ermetto ha il compito di sviluppare la nuova gamma di prodotti: «Baglietto vuole fare barche senza mire di crescita, né economica né di volume. Vuole concentrarsi sul prodotto e consolidare il marchio». Per farlo il Ceo ha riorganizzato il modo di lavorare, ottimizzando ruoli e funzioni. E non è un gioco da ragazzi.

Run Away 37m

Ad affiancare Deprati, oltre a Ermetto, ci sono profili di spicco del settore nazionale e internazionale come Luca Ghirlanda, nato nel ’78, prima in Benetti e poi in Sanlorenzo, ora a capo delle Operations, Guido Penco, ingegnere navale e professore universitario con più di venti anni all’attivo in Baglietto, direttore tecnico con il compito di condurre l’azienda verso uno sviluppo ecosostenibile e green, e Daniele Bellotto, Cfo. La vetroresina, materiale in uso in Ccn, nel panorama di Baglietto è ormai tramontata: «Non fa più parte della nuova visione», dice Deprati deciso. Al contrario, la sfida alla propulsione ibrida e all’idrogeno è quella su cui l’azienda sta concentrando molte delle sue energie: «In costruzione abbiamo già un 52 metri che sta nascendo con propulsione totalmente ibrida. Del resto Vanadis di Ccn è stata la prima barca italiana certificata hybrid power. Tutte le nostre piattaforme sono predisposte per l’SCR (la riduzione catalitica, ndr) come pure per l’ibrido», aggiunge. È questa infatti secondo Deprati la vera sfida.

BAGLIETTO Shipyard

Baglietto produce yacht tra i 40 e i 65 metri nelle due sedi produttive di 35mila metri quadrati a La Spezia e 10mila a Carrara. 81 dipendenti diretti con un’età media di 45 anni. 400 dipendenti totali, compreso l’indotto. Quattro le linee di cui tre firmate da Francesco Paszkowski Design (T-Line, Fast Line e Superfast) e una firmata da Stefano Vafiadis, DOM.

«Si sta andando sempre più nella direzione di adottare motori piccoli, tanto più che anche il modo di vivere il mare sta cambiando. La logica è quella di essere green e per esserlo dobbiamo ripensare consumi, velocità, spazi. Non ha più senso portare in mare 12 persone su uno yacht di 70 metri se puoi comodamente ospitarle su uno di 50». E il discorso vale soprattutto per le nuove generazioni, più sensibili all’ecosostenibilità: un aspetto destinato a incidere sulle dimensioni delle future imbarcazioni. Anche per questa ragione la misura massima per Baglietto saranno i 65 metri. E poi c’è la questione della velocità: «Cerchiamo di creare prodotti in un’ottica nuova, veloci ma non necessariamente di grandissime potenze. Tanto più che la velocità si può raggiungere non solo con i cavalli ma anche con uno scafo estremamente efficiente», aggiunge Ermetto. Sulle barche leggere in alluminio si può lavorare sulla velocità come mai era accaduto prima.

Diego Michele Deprati è il nuovo amministratore delegato chiamato a guidare la fusione avvenuta alla fine dello scorso anno con Ccn-Cerri cantiere navale. Fabio Ermetto è il direttore commerciale di Baglietto, chiamato dal Ceo Deprati e dalla proprietà Gavio per rilanciare il cantiere in termini di qualità.

Diego Michele Deprati e Fabio Ermetto

«Un marchio così forte con una così lunga storia alle spalle è importante che faccia prodotti riconoscibili basati su piattaforme tecniche ben sperimentate e solide». Fabio Ermetto

E poi c’è il design, che in Baglietto ha avuto sempre un ruolo cruciale. Francesco Paszkowski ha iniziato a collaborare con l’azienda negli anni Novanta. «Lui è di fatto il nostro designer di riferimento e rimarrà il nostro punto di riferimento come designer delle nostre imbarcazioni», dice il nuovo Ceo. «Poi c’è sempre posto per il custom, anche se ci stiamo spostando sempre di più su una produzione di barche disegnate dal cantiere». 

Ma quali sono le previsioni sul mercato? «Siamo ben presenti in Europa, Americhe, Middle East, ma anche il mercato italiano sta tornando in forze», prosegue Deprati.

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«La nautica è un settore in un cui non sempre lo sviluppo tecnologico ha avuto il ruolo che sarebbe stato opportuno dargli. Per noi invece l’innovazione è cruciale». Diego Michele Deprati

E i clienti sono più interessati al prodotto che sa distinguersi in termini di qualità. «Per i cantieri top italiani vale ancora la regola del value for money per cui rispetto ai cantieri esteri quelli italiani sono ancora molto competitivi, soprattutto quando si punta alla qualità del prodotto e si fanno investimenti in ricerca e sviluppo», aggiunge Ermetto.

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«Lavoriamo su prototipi di sistemi energetici ibridi e a idrogeno da utilizzare per l’alimentazione della parte alberghiera dello yacht e in seguito, gradualmente, anche per la propulsione». Diego Michele Deprati

I contraccolpi della pandemia non si sono fatti sentire più di tanto. «Abbiamo assunto a cavallo del nuovo anno, sia tra i dirigenti sia tra le maestranze. Il richiamo dell’outdoor ha consentito a tutto il settore nautico di procedere senza grandi problemi», spiega Deprati. Segno che Baglietto è un’azienda sana che ha scelto una direzione vincente per crescere in modo solido.

(Baglietto, 360 degree challenge – Barchemagazine.com – Luglio 2021)