Azimut 68, a yacht for the world

Lo spazio non manca, anche grazie ad un allestimento razionale che non lo spreca. E poi ci sono gli Ips di Volvo che consentono di ridurre i consumi, aumentare l’autonomia e anche la maneggevolezza al timone

by Niccolò Volpati

«Uno yacht per il mondo», recita enfaticamente il comunicato stampa. Fiducioso, mi accingo a mollare gli ormeggi per navigare nel golfo di Cannes. Il mare è calmo, ma il vento soffia un po’ più di quello che prevede il classico regime di brezza. L’anemometro, infatti, indica dodici nodi che sotto raffica salgono a sedici. La carena di questo nuovo 68 ha valori simili al precedente Azimut 66, ma i progettisti sono cambiati. Dalla coppia Righini/Galeazzi si è passati a Mancini/Salvagni, con la carena realizzata dall’ufficio tecnico del cantiere insieme a Pierluigi Ausonio. La lunghezza fuori tutto è maggiore di qualche centimetro rispetto al 66, mentre baglio e pescaggio coincidono. Ciò che li distingue è senza ombra di dubbio la motorizzazione. Azimut 66 aveva due Caterpillar da 1.150 cavalli ciascuno in linea d’asse, mentre il 68 monta due Ips 1350 con i Volvo Penta D13 da 1.000 cavalli ciascuno. Diversa la trasmissione e 300 cavalli in meno di potenza. La capacità del serbatoio, invece, è più o meno sempre di 3.700 litri. E se l’autonomia non è sufficiente per fare il giro del mondo con un pieno di gasolio, è comunque un serbatoio progettato per lunghe navigazioni. Ma è giunto il momento di passare dalla teoria alla pratica e per farlo basta affondare le manette.

Il grande televisore del salone ha il suo spazio dedicato attaccato alla parete. Non c’è bisogno nemmeno di un mobiletto dentro il quale farlo scomparire con un alza monitor.

La maneggevolezza non è in discussione. Il timone è morbido e preciso. Azimut 68 vira stretto anche a velocità sostenuta. Dalla postazione sopra il fly, la sensazione è quasi da brividi perché mi sembra che s’inclini troppo, ma poi mi accorgo che lo scafo è sempre ben piantato e non va in crisi nemmeno se in virata attraverso qualche scia. Quello che si nota subito è la rapidità nel riacquistare l’assetto corretto. Dopo una virata, anche se stretta e condotta a 2200 giri/minuto, basta riportare il volante al centro affinché la barca sia di nuovo perfettamente orizzontale. Il merito, oltre alle linee d’acqua e alle trasmissioni, va condiviso con gli interceptor Humphree e con lo stabilizzatore Seakeeper. Anche l’assetto prua/poppa è quello giusto. Lo scafo è ben disteso sull’acqua sin dal minimo di planata. Lo si nota anche dalla postazione interna della dinette.

L’area notte è costituita da ben quattro cabine e tre bagni. L’armatoriale è a centro barca, la Vip a prua e poi ci sono due cabine doppie, una con letti paralleli e una sovrapposti.

La visibilità verso la linea dell’orizzonte non è compromessa. L’unica limitazione è data dai montanti laterali del parabrezza che risultano piuttosto spessi. Del resto, se si vuole una struttura solida e capace di reggere il fly, non si può pensare che i montanti siano sottili. Provo ad affrontare le onde di scia autoprodotte e la V di prua reagisce bene. L’unico problema è che la scia parte molto a prua e così quando, come nel nostro caso, c’è un po’ di vento rafficato, un po’ di acqua nebulizzata arriva in coperta. Affrontando il mare di prua è possibile che qualche spruzzo arrivi perfino sul fly. La sensazione che si prova al timone è quella di condurre una barca più piccola.

La maneggevolezza, il controllo che si ha in ogni situazione, la prontezza nella risposta alle inversioni di rotta, non danno la sensazione di essere su uno scafo di venti metri con il fly e quasi 44 tonnellate di dislocamento. Le prestazioni, per quanto concerne la velocità, sono equilibrate. Alla massima sono arrivato a 32,5 nodi e per planare ne sono bastati poco più di quindici. A conti fatti, significa che ci son ben 17 nodi di range di crociera, da quella più economica a quella più sportiva. Inoltre, l’adozione degli Ips, e i 300 cavalli in meno rispetto all’Azimut 66 che aveva la linea d’asse, consente di avere un consumo decisamente più contenuto. Alla massima, per esempio, il consumo istantaneo è di 350 litri/ora per entrambi i propulsori Volvo, mentre i due Caterpillar consumavano 450 litri/ora.

IL SOFT TOP DEL FLY POGGIA SU MONTANTI IN ACCIAIO INOX CHE APPAIONO SOLIDI E ROBUSTI. LE VIBRAZIONI
IN ALTO SONO INEVITABILMENTE MAGGIORI, SERVE PERCIÒ UNA STRUTTURA STABILE PER CONTENERLE.

E la velocità? 32,5 nodi con il 68 e 32,6 con il 66. A parità di prestazioni, ben 100 litri di consumo in meno. Il vantaggio, oltre che economico, è anche quello di disporre di un’autonomia maggiore. Al minimo di planata, inoltre, Azimut 68consuma solo 128 litri/ora e i litri per miglio sono 8,3. E per navigare a 25 nodi, i litri per miglio rimangono comunque sotto i dieci. Un valore molto positivo, sempre tenuto conto che la barca non è piccola e nemmeno un peso piuma.

IL CAMMINAMENTO LUNGO I PASSAVANTI È SEMPRE SICURO GRAZIE ALLA LARGHEZZA DEL PIANO
DI CALPESTIO E AI TIENTIBENE INTEGRATI
NELLE FIANCATE.

Per gli interni sono disponibili tre layout, tutto è molto funzionale e razionale. Vuoi rilassarti? Il tuo spazio è all’ingresso, proprio vicino al pozzetto. Vuoi mangiare o far da mangiare? Devi fare qualche passo in più e arrivare al centro del salone. Vuoi timonare o far compagnia al comandante? Procedi ancora verso prua. Tre spazi separati, ciascuno con la sua funzione, nonostante, ovviamente, si tratti di un unico salone molto vetrato e aperto alle zone in coperta. Razionale è anche l’allestimento dell’area notte. La cabina armatoriale, per esempio, dispone di una cuccetta collocata in diagonale che permette di avere la vista aperta verso una delle due finestrature laterali. Inoltre, il letto in diagonale dà la percezione di uno spazio più ampio e arioso. Il bagno ha una zona centrale con il lavabo a cui si accede grazie a una porta scorrevole. Le altre due parti, quella del wc e della doccia, si trovano ai lati in due locali separati. Il risultato è tanta privacy senza alcuno spreco di spazio.

Engine room
Il sistema è Ips 1.350, che vuol dire piedi azimutali con eliche traenti e due motori da 1.000 cavalli ciascuno. I vantaggi immediatamente percepibili sono due: consumi contenuti e grande agilità in manovra.

Azimut Yachts
10051 Avigliana (TO)
T. +39 011 93161
www.azimutyachts.com

PROGETTO
Exterior styling & concept Alberto Mancini Yacht Design • Interior design Achille Salvagni Architetti • Hull design Ausonio Naval Architecture & Azimut

SCAFO
Lunghezza f.t. 20,98m • Larghezza massima 5,23m • Immersione 1,60m • Dislocamento 43.700 kg • Serbatoi carburante 3.700 l • Serbatoi acqua 1.000 l

MOTORI
2 Volvo IPS1350 D13 • potenza 735 kW (1.000 cv) • 6 cilindri in linea • Cilindrata 12,8 l • Alesaggio per corsa 131mm x 158mm • Regime di rotazione  2300 giri/minuto • Peso 2.458 kg

CERTIFICAZIONE CE
CAT A 

PREZZO
A partire da 2.010.000 € (Maggio 2022)

(Azimut 68, a yacht for the world – Barchemagazine.com – Maggio 2022)