Bonus and nautical charter

In discesa la strada per l’accesso al bonus investimenti nel mezzogiorno da parte delle imprese di charter nautico

by Berardo Lanci*

Con un recente intervento chiarificatore, richiesto da Confindustria Nautica all’Agenzia delle Entrate, l’Organismo italiano di contabilità ha riconosciuto la correttezza dell’imputazione in bilancio tra le voci delle immobilizzazioni materiali BII2 “Impianti e Macchinari” e BII3 “Attrezzature industriali e commerciali” delle imbarcazioni detenute da società di charter per lo svolgimento della propria attività caratteristica, confermando cosi di fatto la legittimità dell’ammissione per le medesime società al beneficio del bonus investimenti nel Mezzogiorno. Per meglio comprendere il quadro della situazione bisogna però partire da più lontano. In particolare, con la Legge 208 del 2015 è stato introdotto il cosiddetto bonus investimenti nel Mezzogiorno, destinato ai titolari di reddito di impresa che acquistano beni strumentali nuovi iscritti in bilancio tra le voci delle immobilizzazioni materiali BII2 “Impianti e Macchinari” e BII3 “Attrezzature industriali e commerciali”, facenti parte di un progetto di investimento iniziale (che non sia quindi di mera sostituzione) e destinati a strutture produttive ubicate nelle Regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise e Abruzzo. È attualmente previsto che il bonus sia riconosciuto con riferimento agli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2022 anche se sono molte le voci che, seppure in un quadro politico in via di definizione, considerano molto elevata la probabilità di rinnovo anche per gli anni prossimi.

Il bonus è erogato sotto forma di credito di imposta, il cui utilizzo viene autorizzato dall’Agenzia delle Entrate a seguito di presentazione di una specifica comunicazione. La misura del credito d’imposta varia in base alla Regione di riferimento ed al fatto che l’impresa interessata sia considerabile di piccole, medie ovvero grandi dimensioni. Sono in ogni caso previsti dei tetti massimi di costo per ciascun progetto agevolabile pari a 3 milioni di euro per le piccole imprese, 10 milioni di euro per le medie imprese e 15 milioni di euro per le grandi imprese. È peraltro ammesso che il medesimo acquisto benefici, in aggiunta all’agevolazione in argomento, anche di altri incentivi, quali, per esempio, il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali (fatto salvo, in questo specifico caso, il limite che il beneficio massimo non superi il costo dell’investimento). 

Gli amministratori delle società di charter interessate dovranno, eventualmente essere supportati da un documento tecnico predisposto da un professionista specializzato, fare tutte le opportune valutazioni al fine di comprendere la correttezza dell’iscrizione in bilancio delle imbarcazioni tra le immobilizzazioni materiali nelle voci BII2 o BII3.

Sempre nel rispetto di determinati limiti massimi, il credito d’imposta è cumulabile anche con gli aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammessi al beneficio. La spettanza del bonus viene meno e, quindi, il credito d’imposta viene rideterminato se i beni oggetto dell’agevolazione non entrano in funzione entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello della loro acquisizione o ultimazione ovvero se, entro il quinto periodo d’imposta successivo a quello nel quale sono entrati in funzione, i beni sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa o a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all’agevolazione.

Per i beni acquisiti mediante contratto di leasing, la spettanza del bonus viene meno anche qualora non venga esercitato il diritto di riscatto. Sono peraltro previste delle ipotesi di esclusione con riferimento ai soggetti operanti in specifici settori, quali, per esempio, quello creditizio, finanziario e assicurativo ovvero dell’industria di costruzione navale o dei trasporti. 

Questa pronuncia assume un’importanza di grande rilevanza non solo
per chi ha già adottato il comportamento ammesso dall’Organismo italiano di contabilità, ma anche per tutti coloro che si stanno apprestando
ad effettuare nuovi investimenti con l’intento di beneficiare del bonus investimenti nel Mezzogiorno.

È invece confermato che rientrano tra i soggetti potenzialmente destinatari del beneficio le società di charter nautico. Al riguardo si è però discusso in passato circa la spettanza del bonus anche con riferimento agli acquisti di nuove imbarcazioni da destinare all’attività caratteristica di queste società. In particolare, il dubbio si fondava sul fatto che, secondo l’interpretazione data da molti al principio contabile OIC 16 – Immobilizzazioni materiali, le imbarcazioni detenute dalle società di charter nautico fossero iscrivibili in bilancio fra le immobilizzazioni materiali alla voce BII4 “Altri beni”, venendo così a mancare una delle condizioni sopra ricordate per la spettanza del credito d’imposta. Sul punto sono stati diversi gli interventi, anche autorevoli, tra i quali è giusto ricordare la risposta alla interrogazione parlamentare n. 5-07730 del 22 marzo 2022. Nessuno di questi però – sebbene ammettesse a livello teorico l’accesso al beneficio delle società di charter nautico – ha fornito un valido chiarimento con riferimento alle modalità di iscrizione in bilancio delle imbarcazioni detenute da società di charter nautico, così alimentando i dubbi circa il rispetto della condizione sopra richiamata relativa alla iscrizione degli investimenti agevolati nelle voci BII2 “Impianti e Macchinari” o BII3 “Attrezzature industriali e commerciali” delle immobilizzazioni materiali.

In questa situazione di incertezza, è stato risolutivo l’intervento dell’Organismo italiano di contabilità, il quale – a conforto di un orientamento dottrinale formatosi nel tempo – ha preliminarmente osservato che il citato principio OIC 16 non fornisce una tassativa elencazione di cosa si intenda per impianti, macchinari e attrezzature industriali e commerciali, ma si limita a fare degli esempi delle tipologie di beni che nella prassi operativa delle imprese generalmente rientrano nelle singole voci delle Immobilizzazioni materiali. Proprio in quanto esempi, non hanno per definizione natura di rigida elencazione con obbligo di osservanza. Questo conferma quindi che, ricorrendone tutte le condizioni, gli amministratori di società di charter possano iscrivere le imbarcazioni nella voce BII2 o BII3 del bilancio. A questo si aggiunga poi che, sulla base di un principio di redazione del bilancio contenuto nel Codice civile, il legislatore obbliga l’adattamento o l’aggiunta di voci alla struttura del bilancio, qualora questo risulti necessario in relazione all’attività esercitata.

(Bonus and nautical charter – Barchemagazine.com – Ottobre 2022)