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La forza degli artigiani
Un’indagine realizzata dalla Confederazione nazionale artigianato (Cna) produzione/nautica, Centro studi Cna e Istituto di ricerca Eures analizza il mondo del diporto focalizzando l’attenzione sul contributo e sul valore delle piccole e medie imprese che ne fanno parte. Ne emerge un settore colpito da una crisi profonda, ma consapevole delle proprie potenzialità di innovazione e, se vuole, con ancora molte opportunità da cogliere
di Silvia Montagna
La nautica italiana, con la sua eccellenza, è un settore che deve essere considerato nell’ottica di una filiera integrata, cioè un insieme di competenze e professionalità consolidate e non solo nella cantieristica vera e propria. Sono piccole imprese che fanno del comparto qualcosa di originale rispetto ad altre più conosciute filiere del sistema manifatturiero italiano, in quanto poggia su un’integrazione funzionale tra cantiere e rete di subfornitori/componentisti specializzati. Migliaia di queste piccole e piccolissime aziende che operano nella produzione legata al diporto fanno parte di Cna produzione/nautica, organizzazione di categoria che fa parte del più ampio sistema associativo Cna. Nell’ambito delle proprie strategie generali di rappresentanza – esercitate a livello nazionale, europeo e nelle realtà territoriali dove il comparto della cantieristica e del suo indotto vanta un radicamento storico e una particolare rilevanza sul piano socio-economico – Cna produzione/nautica, in collaborazione con l’Istituto Eures di ricerche economiche e sociali di Roma e il centro studi Cna, ha sviluppato l’indagine “Valori e competenze delle imprese nella produzione nautica italiana” che può essere uno strumento molto importante per analizzare il settore e che si va ad aggiungere e integrare ad altri studi e ricerche effettuati da altri soggetti istituzionali o della rappresentanza imprenditoriale. L’indagine è stata realizzata nel corso del 2011 attraverso tre azioni di ricerca: una rilevazione campionaria di 211 aziende operanti nelle principali specializzazioni produttive dalla nautica e rappresentative di aree territoriali particolarmente importanti per il diporto in regioni del centro nord e Sardegna; una seconda azione condotta dal Centro studi nazionale finalizzata ad affinare parametri d’analisi economico-finanziari delle piccole imprese della nautica tramite l’elaborazione mirata dei dati che provengono da studi di settore e da altre fonti statistiche di valore censuario; infine una terza analisi finalizzata a ricostruire, nel breve e medio periodo, un quadro delle dinamiche settoriali tramite una rilettura delle più significative indagini, pubblicazioni e statistiche ufficiali già realizzate.
La prima inchiesta si è concentrata sulle attività o gruppi di attività principali delle filiere produttive e di quelle di rimessaggio e refit, escludendo dal piano di campionamento le imprese impegnate esclusivamente in altri servizi. Queste sono risultate la progettazione, la cantieristica (lavorazioni in acciaio e vetroresina), la manutenzione, il rimessaggio, l’impiantistica, la motoristica (produzione e riparazione), gli arredamenti primari e complementi di arredo e una voce generale che ha raccolto numerose imprese impegnate in più produzioni e servizi.
A fronte dei cambiamenti del mercato, delle contrazioni dei nuovi ordini e della riduzione della liquidità che hanno investito il settore della nautica, si rileva una crescita di attenzione delle imprese verso le attività di rimessaggio e refitting (che sono il 34,6% delle società intervistate). Queste consentono una maggiore continuità di lavoro, un rapporto diretto con il cliente finale e una maggiore liquidità, oltre a rappresentare in sé una strategia di diversificazione. Il secondo gruppo di attività più citate dal campione è quello delle costruzioni in vetroresina (22,7%), a cui segue il rimessaggio (18,5%) che comprende anche il settore dei servizi associati; l’attività di impiantistica elettrica, idraulica e di ventilazione impegna oltre il 17,5% delle imprese della filiera intervistate, seguita dagli arredi e dalle lavorazioni in legno (12,3%) e dalle lavorazioni in “altri materiali” (metallo, vetro, ceramica, plastica e tessuti), che raccolgono il 13,3% delle indicazioni.
La dinamica del fatturato delle aziende nautiche intervistate è caratterizzata, secondo la maggioranza del campione, da una significativa flessione a partire dalla crisi economico-finanziaria che ha investito l’economia mondiale nel 2008: per il 16,8% del campione questa flessione risulta superiore al -30%, mentre per il 38,9% assume valori compresi tra il -10% e il -30%. Il 43% del campione dichiara di non aver registrato significative variazioni, mentre decisamente marginale (1,3%) risulta la quota delle imprese che hanno visto crescere la ricchezza prodotta.
Nonostante la dinamica registrata, l’81,8% delle imprese indica una sostanziale stabilità del proprio quadro occupazionale, evidenziando una politica di gestione delle risorse umane finalizzata a non perdere le professionalità e le competenze elevate di cui dispongono, concentrando piuttosto le politiche di contenimento dei costi in altre direzioni. Il 17,2% delle imprese intervistate indica comunque una riduzione del numero degli addetti. Più stabile, anche perché secondario se non residuale nella composizione del mercato delle piccole e medie imprese e di quelle artigiane intervistate, la quota del mercato estero, che non ha subito variazioni significative tra il 2008 e il 2010 per il 92,1% delle imprese intervistate; soltanto il 5% lo indica in diminuzione mentre per il 2,9% è in aumento.
Di fronte all’impatto della crisi, il 73% ha adottato alcune specifiche azioni o strategie di risposta finalizzate a recuperare gli spazi di mercato perduti o, quantomeno, a contenere gli effetti del ciclo negativo (soltanto il 27% non segnala alcuna azione a riguardo); le leve strategiche più seguite risultano essere la diversificazione dei prodotti (35,1% delle indicazioni), seguita dalla ricerca di nuovi clienti/mercati nazionali (27,9%) e dalla riduzione dei costi di produzione (26%). Poche le citazioni relative alla ricerca di nuovi clienti e mercati esteri, eccessivamente lontani e poco visibili al sistema delle piccole imprese.
Al di là delle specifiche strategie competitive avviate, la qualità del made in Italy nel settore nautico resta, nella percezione del campione, un vantaggio competitivo quasi strutturale, difficilmente recuperabile nel medio termine da parte della concorrenza estera. Emerge al tempo stesso la crescente consapevolezza che tale vantaggio si stia progressivamente assottigliando, in particolare per effetto della globalizzazione, dello spostamento degli equilibri economici mondiali e, conseguentemente, della domanda del settore verso i Paesi emergenti. Ed è proprio l’appartenenza a un paese leader nel mercato mondiale della nautica da diporto a spiegare la risposta delle imprese che non hanno individuato particolari elementi di rischio nel livello qualitativo dei propri prodotti e servizi né l’esigenza di modificare le proprie strategie.
Le imprese intervistate, al di là delle letture a breve termine, non prevedono per i prossimi 3-5 anni per il mercato della nautica un ritorno dei livelli di redditività del periodo pre-crisi: oltre 7 aziende intervistate su 10 (73%) ritiene infatti che non saranno recuperati i livelli di fatturato (tale prospettiva è infatti definita “improbabile” dal 36,5% del campione e “impossibile” da un altro 36,5%); soltanto l’8,5% delle imprese intervistate immagina di recuperare nel medio termine i livelli di fatturato antecedenti al 2008, mentre un più consistente 18,5% ritiene tale evenienza almeno “possibile”.






