Navigazione meteo, ieri e oggi

L'evoluzione del tempo è monitorata da numerosi satelliti orbitanti intorno alla Terra

Nonostante gli strabilianti progressi tecnologici le previsioni sono ancora soggette a errori di varia natura ed è indispensabile l’esperienza umana del previsore o del navigante

di Daniele Vitri e Gianfranco
Meggiorin*La sicurezza è da sempre il fattore primario della navigazione. Fino a non molto tempo fa i naviganti confrontavano l’osservazione diretta dei fenomeni essenzialmente tramite la lettura degli strumenti base, come barometro o barografo; oggi, grazie all’innovazione tecnologica dei sistemi di bordo e delle telecomunicazioni, si utilizzano apparecchiature sofisticate. Tuttavia la consultazione dei bollettini radio e delle carte meteo resta alla base della comprensione del tempo sul mare. Le carte sinottiche, in particolare, sono di fondamentale importanza, in quanto, a intervalli di 6 ore (00, 06, 12, 18 Utc), forniscono un’analisi della situazione atmosferica generale. Sono prodotte su scala globale da alcuni grandi centri meteorologici, come il MetOffice nel Regno Unito o il Noaa negli Usa, e permettono di avere un’adeguata visione dello stato dell’atmosfera su vaste aree, come ad esempio l’oceano Atlantico.

Sopra, cartina sinottica elaborata giornalmente ogni 6 ore dal Centro meteorologico britannico (MetOffice) che mostra graficamente la situazione meteo sull’Europa.

Un tempo, quando la modellistica atmosferica non era accessibile ai non addetti ai lavori, la carta sinottica rappresentava un’informazione ancora più importante, specie per quei naviganti che, affrontando le rotte del largo, rischiavano maggiormente d’incappare in condizioni meteomarine avverse. È cambiato anche il modo in cui le carte vengono trasmesse: prima si usava il radiofacsimile ormai soppiantato da internet e dalla telefonia mobile che hanno aumentato notevolmente la facilità di utilizzo.
Altre tecnologie, già presenti dagli anni ’60, si sono evolute; basti pensare ai satelliti che hanno offerto una notevole valenza scientifica fin dalla loro introduzione. Al satellite MeteoSat con orbita geostazionaria (cioè sincronizzata con la Terra) si sono aggiunti anche quelli polari che forniscono immagini più dettagliate, ma non solo è aumentato il numero dei satelliti, è anche migliorata la risoluzione delle immagini trasmesse che è arrivata al chilometro e l’intervallo di tempo tra due rilevamenti si è ridotto a 15 minuti (negli anni ’60 era nell’ordine di ore).
Ciò ha permesso di ottenere maggiori informazioni su vento, temperatura, instabilità atmosferica e caratteristiche delle nubi, particolarmente utili per le traversate in mare aperto, dove sono scarsi i dati delle boe e dei rilevamenti sulle navi. Questo spiega la nascita di numerosi centri di weather routing e l’importanza di poter contare su un supporto informativo esperto.
La professione di previsore meteomarino esiste da decenni, ma l’esigenza di affidarsi a stime sempre più accurate diventa ancor più utile in occasione di competizioni nautiche, dove il fattore meteo è determinante per la scelta della rotta più favorevole. Utilissimi si rivelano i modelli atmosferici e i moderni software cartografici che hanno contribuito a rendere più affidabile la determinazione della rotta migliore, ottimizzando a bordo delle unità a motore i consumi o basandosi sulle capacità dell’equipaggio di condurre una vela al meglio delle sue potenzialità.
È importante determinare una stima dei tempi di navigazione onde stabilire il momento in cui le condizioni sono più favorevoli lungo la rotta e prevedere con un buon margine di anticipo il verificarsi di condizioni difficili. Vanno riconosciute l’entità e la rapidità con cui si verifica un peggioramento meteo o un fenomeno intenso come un groppo temporalesco o una burrasca.
Infine va studiata la rotta meteorologica in relazione alla scelta delle località da raggiungere e dei ridossi da scegliere, con rade riparate (fattore particolarmente importante d’estate quando i porti sono affollati). Una buona analisi premette, in caso di maltempo, di dirigere per tempo verso porti sicuri o buoni ridossi.
Non possiamo, però, sempre affidarci ai modelli matematici che, partendo con alcuni errori iniziali e introducendo semplificazioni, tendono ad amplificare le inesattezze mano a mano che la previsione si spinge in là nel tempo. Inoltre non rappresentano adeguatamente gli effetti dell’orografia: le coste, gli stretti e le montagne possono infatti dar luogo ad accelerazioni e deviazioni del vento con discrepanze tanto più evidenti quanto più complessa è l’orografia. Il Mediterraneo è considerato per questo un mare difficile.
A volte si ritiene che la meteorologia abbia meno limiti rispetto al passato ma è vero solo in parte. Infatti, anche se l’accuratezza delle previsioni è aumentata (specie per quelle dei primi 2-3 giorni), esse sono ancor oggi soggette a errori di varia natura e resta fondamentale l’esperienza umana del previsore o del navigante per adattare adeguatamente i vari fattori meteorologici alla propria rotta. È importante, inoltre, il mezzo di comunicazione usato per il collegamento tra il navigante e chi elabora le previsioni. Per esempio, all’osservatorio meteomarino di Chiavari che segue tanti naviganti in tutto il mondo, si è sempre stati consapevoli che non esiste mezzo migliore del dialogo telefonico tra previsore e navigante per un’adeguata trasmissione dell’informazione meteorologica.
Di certo, oggi come un tempo, il mare non va sottovalutato, è lui il padrone, ma lo si può assecondare in quanto “è stato creato per essere navigato”. Ciò significa cogliere le situazioni favorevoli che si manifestano, a volte in lassi di tempo limitati, cercando di capire l’andatura migliore della barca in base alle sue caratteristiche, oltre che a valutare l’esperienza dell’equipaggio. Sono tutte problematiche con cui anche gli antichi navigatori dovevano confrontarsi.
Per quanto riguarda, invece, il numero delle stazioni meteorologiche costiere, esso è aumentato in diverse parti del mondo, ma molte sono state automatizzate, eliminando gli addetti. Le stazioni automatiche si sono diffuse notevolmente, ma il problema è che certi parametri possono essere soltanto “osservati a vista”, e non sono ancora misurabili con apparecchiature, almeno in modo pratico ed economico. Un esempio tipico è quello della nuvolosità, soprattutto in funzione dell’importanza che le caratteristiche delle nubi assumono per il previsore. Da qui deriva la centralità dei centri con osservatori costieri come Navimeteo, che s’ispira alla rete dei sémaphores delle coste francesi, dove vengono continuamente monitorati i fenomeni meteorologici.
Infine un fattore moderno di efficienza è rappresentato dalla straordinaria precisione degli strumenti di geo-localizzazione e monitoraggio meteomarino; anche il radar di bordo, oltre a prevenire le collisioni con scarsa visibilità, può avere una funzione meteo rilevando le cellule temporalesche dei fronti.
Oggi comunque, nonostante gli ausili alla navigazione il marinaio (l’uomo) resta saldamente al timone di ogni decisione di rotta meteorologica.
* www.navimeteo.it

(Marzo 2012)

La Sicilia fotografata dal satellite Aqua il 24/11/2006, giorno in cui si verificò l’eruzione dell’Etna.