Oggetti senza tempo
Nel lungo arco ideativo di Bruno Munari durato quasi un secolo, il design è sempre la sua straordinaria capacità di far sì che ogni singolo oggetto si concretizzi in simbiosi con la forma estetica. Un esempio è Abitacolo, presentato al Moma di New York nel 1972 di Decio G. R. Carugati
Gli oggetti di Munari non hanno tempo, “sono giusti”, nel senso che ancora oggi giustificano intrinseca la ragion d’essere. «Munari – annota Giampiero Bosoni – propone sempre una sequenza logica di strutture elementari corrispondente a una grande semplicità formale, senza dimenticare di mettere l’accento su certe componenti ludiche e ironiche che possono incontrarsi nelle operazioni più comuni della vita quotidiana». Il suo Abitacolo, del 1971, viene presentato nel 1972 al Moma di New York, alla mostra The New Domestic Landscape, curatore Emilio Ambasz. Spiega Munari: «Abitacolo, alto due metri, è di acciaio con una pelle epossidica, è una struttura ridotta all’essenziale, uno spazio delimitato e anche aperto. Abitabile da una o due persone. Può contenerne anche venti. Ma ciò non è consigliabile per la difficoltà dei movimenti. Pesa 51 chili. È largo due metri per 80 centimetri. È un grande oggetto senza ombra. È un modulo abitabile. È un abitacolo. Contiene tutte le cose personali. È un contenitore di microcosmi. È una placenta di acciaio plastificato. Un posto per meditare. È contemporaneamente un posto per ascoltare la musica che piace. Un posto per leggere e studiare. Un posto per ricevere. Un posto per dormire. Una tana leggera e trasparente. Oppure chiusa. Uno spazio nascosto in mezzo alla gente. Uno spazio proprio. La sua presenza rende superfluo l’arredamento. La polvere non sa dove posarsi. È il minimo e dà il massimo. Numerato ma illimitato. Abitacolo è l’ambiente adattabile alla persona dell’abitante. Trasformabile in ogni momento». I prodromi di Abitacolo si riscontrano in una precedente ricerca, nel concept Spazio Abitabile, progetto condiviso da Munari con Forgers Davanzati e Piero Ranzani, alla Triennale del 1968, nella manifesta intenzione di dar luogo alle funzioni domestiche compattandole in blocchi attrezzati. «A quell’esperienza – scrive Beppe Finessi – Munari ha aggiunto la sua particolare attenzione per l’universo dei bambini, alla cui attenzione ha dedicato parte del suo lavoro. Così nasce Abitacolo per offrire ai piccoli utenti uno spazio minimo abitabile che si rivesta della loro personalità: uno spazio personale da arredare e strutturare a piacere all’interno della casa degli adulti».
Bruno Munari
Nasce nel 1907 a Milano. Del 1933 sono le sue prime Macchine Inutili. Nel 1939 è art director della rivista Tempo. Nel 1948 fonda, con Dorfles, Monnet, Attanasio e Soldati, il Movimento per l’Arte Concreta e, nel 1953, con Piccardo, la cineteca dei film di ricerca a Monte Olimpino (Como). Nello stesso anno disegna la scimmietta Zizì, giocattolo per bambini cui viene assegnato il Compasso d’Oro nel 1954. Del 1957 il posacenere Cubico e del 1964 la lampada Falkland per Danese. Nel 1971 disegna Abitacolo per Robots, che vincerà il Compasso d’Oro nel 1979. Muore a Milano nel 1998.







