
Si è svolta l’assemblea generale di Ucina che ha riunito tutta la componente associativa per far partire, univoco e forte, il messaggio di coesione e di orgoglio del comparto. Lanciate anche le assise generali della nautica che si concluderanno a maggio, alla convention dell’associazione Satec
La nautica sta attraversando un momento difficile, se non difficilissimo, in cui vede il mercato interno pressoché azzerato. Se nel 2008 il divario fra la quota di fatturato della cantieristica per il mercato italiano e quello di fatturato per quello estero era del 20%, nel 2010 tale differenza ha superato il 50%; si stima, per l’anno in corso, che tale divario potrà ulteriormente accrescersi.
Con la consapevolezza che, in momenti difficili come l’attuale, è necessario un impegno straordinario di tutti per confrontarsi e costruire un percorso condiviso a sostegno delle imprese, il presidente Anton Francesco Albertoni ha lanciato le assise generali della nautica, un progetto che si concluderà nel maggio 2012. Ampio spazio sarà dato al confronto e ai suggerimenti delle imprese, discutendo le priorità e le proposte più incisive per costruire l’agenda dei lavori di Ucina sui temi che stanno a cuore agli associati: ruolo dell’associazione e rappresentanza, strumenti finanziari e sostegno alle imprese, internazionalizzazione e competitività, comunicazione associativa, competitività internazionale, infrastrutture e portualità turistica, sviluppo del Salone nautico di Genova, cultura del mare, sostenibilità ambientale e innovazione.
L’Assemblea è stata inoltre l’occasione per condividere fra i soci di Ucina i risultati ottenuti in merito alla tassa sulle imbarcazioni inserita dal Governo nella manovra finanziaria. Nello specifico, fin dalle prime avvisaglie della possibile introduzione dell’imposta, Ucina, attraverso una complessa e assidua azione di confronto, è riuscita a ottenere importanti correttivi al provvedimento, riportandone l’importo a criteri realistici già prima dell’adozione del testo del decreto. È stata anche ottenuta l’esclusione dal pagamento della tassa per tutti i natanti e per tutte le unità in rimessaggio, oltre all’abbattimento delle imposte giornaliere inizialmente previste e al dimezzamento della tassa per le unità a vela.
Dopo l’emanazione del decreto, l’attività si è concentrata sulle modifiche concretamente possibili alla luce delle posizioni delle forze politiche e dei veti posti dal Governo. L’abbattimento per la vetustà – del 15, 30 e 45% per gli scafi di oltre 5, 10 e 15 anni – è stato ottenuto con le ultime votazioni, unitamente all’esclusione delle unità nella disponibilità delle aziende con targa prova, quelle usate ritirate e quelle sottoposte a manutenzione.
«Abbiamo sottoposto al Parlamento sei correttivi tecnici al provvedimento e ben cinque sono stati apportati al documento ora approvato alla Camera – ha dichiarato Albertoni. – Non possiamo che essere soddisfatti del ruolo svolto dall’associazione nel difficile compito di ricondurre a elementi di razionalità l’impatto della norma e far comprendere la volontà del comparto di non sottrarsi al dovere civile di partecipare attivamente ai sacrifici del Paese. Ma l’impegno di Ucina non si ferma qui e proseguirà incessantemente perché la disposizione venga tramutata da tassa di soggiorno – quale è attualmente – in tassa sul bene, onde evitare la fuga dalle acque italiane compromettendo gravemente il turismo nautico e le economie costiere. Da qui Ucina non deflette. Il Governo non può continuare a non comprendere il valore economico del turismo nautico in Italia e dovrà ascoltarci se vorrà credibilmente parlare di sviluppo del Paese».






