Giò Ponti


L’invenzione è tutto
Fondatore della rivista Domus, Ponti indaga disparati campi di interesse progettuali, confermando vitale e fondamentale il rapporto tra arte e industria  
di Decio G. R. Carugati

Dal 1923 al 1930 Giò Ponti agisce in qualità di direttore artistico della Richard Ginori, in veste di progettista esterno alla fabbrica, ancor prima che la parola designer indichi la figura e il fare ideativo nei confronti del prodotto dell’industria. Ponti indagherà più campi di azione, dai mobili ai complementi di arredo, alle posate, alle macchine per il caffè, per cucire, dando persino forma a vagoni ferroviari e a cabine di aereo. Annota Vittorio Gregotti: «Giò Ponti con il suo grande attivismo resta il mediatore fondamentale nei confronti della massa artigiana che lavora sul pezzo unico, sulla manualità come materiale da esportazione. Legato nel disegno alla calligrafia di Campigli e di Fiumi, rappresenta figurativamente e sociologicamente l’ideale tramite con la cultura borghese pre-bellica che si era espressa con il movimento del Novecento; egli comincia solo in quegli anni le improvvise esplorazioni nella figuratività moderna o, meglio, nello stile moderno». Tra i pezzi significativi la Superleggera, una sedia che trae ispirazione dalla tradizione chiavarina, disegnata per Cassina, prodotta in diverse edizioni fino alla definitiva del 1957. L’oggetto non resta icona isolata testimone di reiterata perseguita ricerca  in ogni campo.
Nel 1960 Ponti crea per Marazzi la piastrella Triennale, innovando di fatto la tipologia del materiale simbolo di rivestimento delle pareti: la ceramica. La forma atipica estendendosi a interessare il pavimento evita la noiosa sequenza di segmenti contrapposti, componendo giochi d’incastri, di vuoti e di pieni, con l’alternanza dei moduli verticali e orizzontali, delle linee curve e rette. Giochi che si distinguono anche nella dinamica degli accostamenti cromatici, che ne esaltano l’impatto ludico. Concava sui due lati e convessa sugli opposti, la nuova piastrella prende il nome dal luogo dove viene esposta per la prima volta, la Triennale di Milano, ottenendo un meritato successo di pubblico e di critica.
Nel 1932 Giò Ponti scrive su Domus: «L’arte s’è innamorata dell’industria, quasi femminilmente, e l’industria è entrata nel novero dei fenomeni intellettuali […]. Una delle caratteristiche dell’intervento di artisti nell’industria è, oltre l’aggiornamento del gusto e l’ossigeno dei contatti culturali, l’invenzione. L’invenzione rende autentica e vitale una produzione che altrimenti sarebbe, nel migliore dei casi, una imitazione perfezionata, laddove non sia – come nei casi peggiori – una concorrenza di-sonestamente esercitata sui modelli altrui». Nelle parole, è indubbia la dichiarazione programmatica.

Giò Ponti
Giovanni Ponti, detto Giò, nasce a Milano nel 1891. Nel 1921 si laurea in Architettura. Dal 1926 al ’27 disegna arredi per il marchio Domusnova della Rinascente di Milano. Nel 1928 fonda la rivista Domus che dirigerà fino al 1940 per riprenderne la guida dal 1948 al 1978. Tra le sue opere di architettura i due palazzi per gli uffici della Montecatini a Milano del 1938 e del 1951. Il Grattacielo Pirelli, con Fornaroli e Rosselli, è del 1956. Muore a Milano nel 1979.