
Personaggi di luce
Designer imprenditore, punto di riferimento internazionale del design legato agli apparecchi d’illuminazione. Il modello 2097/30/50 del 1958 esprime nella sintesi tecnico-estetica il miglior utilizzo di fonti luminose raggruppate di Decio G. R. Carugati
Nel 1962, Gino Sarfatti affida a Vittoriano Viganò il progetto del negozio Arteluce in via della Spiga a Milano, ahimé oggi non più riconoscibile causa successivi interventi dovuti a differenti destinazioni d’uso degli spazi. In merito al criterio espositivo dei suoi apparecchi, Sarfatti all’epoca dichiara: «I pannelli di truciolare grezzo fungono quinte e pareti per le mie lampade, che non sono oggetti luminosi come quelle della maggior parte dei fabbricanti, non necessitano quindi di particolari allestimenti, classici o moderni, per meglio figurare decorazione nella decorazione di insieme. La luce non è ornamento, né si può intendere tale, io ne interpreto la funzione e mi avvalgo di un impianto scenico assolutamente neutro, affiggo le mie lampade ai pannelli che figurano meri supporti. Qual modo altro avrei potuto chiedere all’amico Vittoriano per dimostrare che un conto è decorare, altro illuminare. Viganò ha compreso le mie esigenze, quelle di escludere il benché minimo fittizio impedimento, di dar campo alla luce protagonista esclusiva dell’azione scenica». Nel negozio di via della Spiga, e ancor prima di corso Matteotti, Sarfatti riceve clienti e amici provenienti da ogni dove, spiegando loro quei “personaggi”, come amava definire gli apparecchi di sua ideazione. Designer imprenditore, la dimensione dell’azienda pressoché artigiana e la perizia delle maestranze gli consentivano immediata sperimentazione di idee progettuali che si sarebbero dimostrate determinanti nel peculiare settore. Sapeva trasmettere con parole essenziali la cultura di un mestiere che ben conosceva. «Tre quarti delle lampade che si producono presentano caratteristiche configurali legate a un passato irripetibile, prossime a lumi a petrolio. Con la differenza che la forma delle vere lampade a petrolio era, a suo tempo, funzionale, doveva proteggere la fiamma tremolante e avere un tubo per convogliare fuori il calore. Può quella forma essere adottata per le lampadine elettriche?». Se nei primi anni dell’attività, fonda Arteluce nel 1939, attua modi che trovano eco nei linguaggi artistici del momento, dal 1945 al 1973, anno in cui cede Arteluce a Flos ritirandosi a vita privata, è un indubbio protagonista della storia del design del ’900. Esemplare il modello a sospensione 2097/30/50 del 1958, dove Sarfatti esprime nella sintesi tecnico estetica il migliore utilizzo di fonti luminose raggruppate.
Gino Sarfatti
Nasce a Venezia nel 1912. Conseguita la maturità si iscrive alla facoltà di Ingegneria aeronavale di Genova. Abbandona gli studi e nel 1939 fonda Arteluce. Nel 1954 e nel 1955 gli viene assegnato il Compasso d’Oro.
Il Moma di New York accoglie le sue lampade nella collezione permanente di design.
Progetta l’intero apparecchio di illuminazione di grandi navi da crociera. Tra queste la Leonardo del 1960 e le Michelangelo e Raffaello del 1963. Nel 1973 si ritira a vita privata sul lago di Como, dove muore nel 1985.






