
Sopra, il sigaro del mese fotografato su un’opera di Henri de Toulouse-Lautrec del 1892, In bed: the kiss.
In difesa della tradizione
Tra giganti buoni e piccoli piaceri, da centellinare con calma, il mondo dei sigari è variegato e complesso. E bisogna imparare a conoscerlo passo dopo passo, così come si fa per il vino di Mark Bosshard
Sono ripetitivo, lo so, ma repetita iuvant. Nonostante Habanos stia ormai selvaggiamente cavalcando la moda dei superrobustos, occorre non dimenticare che altri sono i sigari che hanno reso grande il sigaro cubano. E una ragione c’è: il fumo “freddo” è cosa diversa da quello “caldo”, consentendo solo il primo lo sviluppo di quelle sfumature gustative che i “calibri grossi”, invece, nascondono dietro alla forza chiassosa delle loro fumate “calde”. Oltre a ciò il calibro più stretto obbliga a una fumata lenta, pratica che permette davvero di centellinare a fondo il sigaro. Anche io fumo a volte calibri grossi, come il ruvido Piramide di Montecristo (seppure con l’avvertenza di tagliarlo all’apice, dunque di fatto “raffreddando” il risultato), ma quando voglio il meglio non ho dubbi su quali siano i formati da privilegiare: lonsdale, lancero, especial, o – per trovare un giusto compromesso tra raffinatezza e potenza – un bel double corona.
Nel mondo del fumo sta infatti accadendo oggi quello che è già successo per il vino qualche anno fa: invece che raffinare i prodotti tradizionali, sicuramente austeri ma capaci di rivelare ai conoscitori delle sfumature gustative incredibilmente appaganti, noi italiani abbiamo creato quella categoria definita “supertuscan” (prontamente seguita dai “supervenetian”): vini che sanno di marmellata, muscolosi, barricati e dal gusto omologato. E invece vino e sigaro sono piaceri complessi e che per questo occorre “imparare”, sviluppando progressivamente la propria capacità di cogliere i gusti, da quelli facili a quelli meno immediati. Insomma: un robusto ogni tanto va anche bene, ma fumare robustos a vita significa praticamente dire di conoscere il nebbiolo senza mai aver assaggiato un barbaresco “tradizionale”.
Ramon Allones – Gigante
Double corona che si presenta con capa di colore medio chiaro, mediamente regolare e con aroma di cuoio. La fumata si apre morbida con note cremose di nocciola e vaniglia che, nel secondo terzo, lasciano il posto a un gusto più deciso, erbaceo e terroso, con punte appena accennate di piccante. La terza parte vede un ritorno ai gusti cremosi, con una nota dominante di mandorla cui si accompagna un piacevole sentore speziato, quasi di cannella. Tiraggio e combustione sempre perfetti insieme a una forza mai eccessiva, anche nella parte finale della fumata, fanno di questo monumentale sigaro un “gigante buono”, che scivola via morbido e piacevole per più di un’ora, appagante pur senza acuti. Il pezzo ideale per chi vuole affrontare formati grandi senza rischiare il mal di mare.






