In un convegno, la nautica in cifre

Il convegno “La nautica in cifre” si è basato su studi approfonditi di analisi delle dinamiche evolutive del comparto, per capire cosa è successo in questi ultimi anni e raffrontarlo con il passato

di Clelia Pirazzini

«Il settore nautico è giovane – ha detto il presidente di Ucina Anton Francesco Albertoni – perché è vero che ha 51 anni o qualcosa di più ma non lo si poteva considerare industriale fino a 15 anni fa». La grande crescita è avvenuta nel 2003, ma proprio questa evoluzione improvvisa e rapida ha creato disequilibri sia finanziari che di bilancio, portando alcune industrie a commettere degli errori. Lo strumento che ha accompagnato in molti casi una forte crescita è stato il leasing nautico, ma questo ha talvolta illuso le aziende che oggi dicono di incontrare difficoltà con le banche. Lo stesso presidente di Mps Leasing, Fabio Borghi, ha ribadito come in passato ci sia stata molta leggerezza nel suo uso, ma che oggi, almeno per ciò che riguarda il Monte dei Paschi di Siena, si crede molto nel settore e c’è la volontà di essere presenti restando vicini ai clienti.

Giuseppe Alfano del Servizio research & investor relations del Monte dei Paschi di Siena ha quindi inquadrato i principali distretti industriali italiani esaminandone cinque: Fano, Viareggio, La Spezia, Venezia e Friuli. Rappresentano circa il 43% della produzione nazionale del comparto “navi e imbarcazioni” e nel 2010 la propensione a esportare si è portata al 66% a fronte del 49% per l’industria nazionale. Da questa indagine è risultato che il distretto di Viareggio è il fiore all’occhiello della nautica di prestigio e sfrutta al massimo l’export, mentre La Spezia volge particolare attenzione alle navi militari. Meno brillanti, ma buoni, Venezia e il Friuli, mentre negativo risulta il polo di Fano.

Ha quindi preso la parola l’ingegnere Stefano Pagani Isnardi, responsabile studi Ucina, che ha fatto un’accurata analisi del mercato del 2010. In questo periodo, anche a causa delle perdite dell’anno precedente, i dati del fatturato globale si sono dimezzati, attestandosi sui 3,36 miliardi di euro con un 20,9% in meno rispetto al 2009. Differente la variazione tra mercato interno ed esterno, in quanto le nostre aziende si rivolgono sempre di più verso nuovi Paesi emergenti.

Per ciò che riguarda la cantieristica, in particolare il sottosettore delle unità a motore entrobordo, entrofuoribordo e idrogetto, la produzione nazionale genera un fatturato pari a 1.646.380.000 euro, mentre la produzione nazionale delle sole unità fuoribordo nel 2010 ammonta a 41.910.000 euro, con una forte diminuzione del 31,7% rispetto l’anno precedente. Le unità a vela, considerate il secondo sottocomparto della nostra cantieristica, in termini di fatturato globale raggiungono i 119.930.000 euro, presentando un calo dell’11,4% e una diminuzione della domanda interna, mentre è solo l’export delle barche più grandi a dare segni positivi. Sofferenza anche nel mercato delle unità pneumatiche con un calo del fatturato dell’11,3% rispetto l’anno precedente. Non bene neppure il refitting, riparazioni e rimessaggio con un fatturato complessivo per il 2010 di 172.480.000, riportando una diminuzione del 28,4%. Il comparto degli accessori è anch’esso in sofferenza, ma in modo minore. I dati però non possono essere ritenuti precisi a causa di quell’accessoriato non obbligatoriamente necessario alla navigazione, pari a circa il 10%, che sfugge all’indagine.
Diversa osservazione deve essere fatta per il comparto dei motori, in quanto solo il 20% deriva dalla produzione nazionale mentre l’80% viene dalle importazioni. Il comparto dei motori considerato nel suo insieme registra un calo del 5,7%, mentre le importazioni salgono al 2,4%.

Malgrado questi risultati che rivelano la sofferenza della nautica nel suo complesso, il contributo al Pil come valore della produzione a prezzi di mercato risulta pari a 2.792.288.000 euro.
Accanto alla presa d’atto delle congiuntura, c’è però da dire che secondo le ultime analisi di quest’anno si è evidenziato un arresto della crisi, con industrie che hanno reagito positivamente, con coraggio, salvaguardando anche l’occupazione.

(In un convegno, la nautica in cifre – Barchemagazine.com – Novembre 2011)