
Talento ultrarazionale
Professore, consulente di Cappellin & C. di Murano, direttore artistico delle Vetrerie Venini, curatore di allestimenti presso le Gallerie dell’Accademia veneziana e collaboratore della Biennale di Venezia. Le sue creazioni esaltano il potenziale rappresentativo intrinseco dei materiali di Decio G. R. Carugati
Nelle parole di Vittorio Gregotti la disanima dell’approccio, dei modi peculiari di Carlo Scarpa, Maestro veneziano: «La sua è una lezione di spregiudicatezza e insieme di raffinatissimo mestiere filtrato attraverso un senso della storia e una tradizione della cultura mitteleuropea (no-nostante le sue esplicite ispirazioni a Frank Lloyd Wright) capace di attraversare e recuperare tutta la sensibilità delle esperienze dell’avanguardia plastica e pittorica […]. Lo straordinario senso di stratificazione spaziale ottenuto attraverso la cura e l’invenzione del dettaglio, il senso del valore dei materiali e della continuità dell’immagine ambientale sono ingredienti determinanti del miglior disegno italiano che provengono dalla lezione di Carlo Scarpa».
Scarpa inizia la sua attività didattica nel 1926 in qualità di professore di disegno architettonico all’Istituto universitario di Architettura di Venezia. Per Venini, negli anni ’30, crea oggetti che indagano le antiche tecniche della tradizione muranese – la Murrina e il vetro tessuto –; solo alla fine degli anni ’60 disegna mobili per la produzione seriale. E questo per interessamento di un personaggio unico tra i produttori di arredi, Dino Gavina, che nei primi anni ’60 aveva già coinvolto Scarpa affidandogli la presidenza dell’azienda omonima a Bologna. L’entità bolognese produrrà, oltre all’intera collezione dei mobili in tubo di acciaio progettati da Marcel Breuer alla fine degli anni ’20, altri pezzi che hanno segnato la storia del design del XX secolo. Esemplare, la Sanluca di Achille e Pier Giacomo Castiglioni del 1960, poltrona composta da tre elementi di appoggio: sedile schienale, poggiatesta, costruiti e rifiniti separatamente, riuniti con fissaggio a vite. Scarpa stesso avrà modo di commentare: «Ecco, finalmente una poltrona che un formalista mio pari avrebbe in cuor suo firmato volentieri».
Nel 1968, per la novella azienda Simon International Gavina, formula il teorema “Ultrarazionale”: «Un termine che esprime chiaramente l’intenzione di andare oltre il razionalismo – precisa egli stesso –, ma dichiara contemporaneamente la necessità di mantenere un rapporto con il passato». Solo Scarpa poteva lavorare in quella direzione. Con il Doge di Carlo Scarpa, prodotto da Simon, oggi marchio del Gruppo Estel, che unisce due materiali altamente simbolici e sacrali quali il vetrocristallo e l’acciaio, nasce Ultramobile. «La nuova regola è principalmente l’esaltazione dei parametri progettuali. Le forme e le dimensioni vengono riviste con occhio innovativo, la sensibilità è lo strumento che dà spessore ai materiali e alle dimensioni».
Carlo Scarpa
Nasce a Venezia nel 1906 e nel 1926 inizia la sua attività didattica all’Istituto universitario di Architettura. Nel ’27 è consulente di Cappellin & C. di Murano, direttore artistico delle Vetrerie Venini dal 1933 al 1947. Dal ’44 al ’49 cura l’allestimento delle gallerie dell’Accademia a Venezia. Con la retrospettiva di Paul Klee del 1948 inizia la sua lunga collaborazione con la Biennale di Venezia. Nel 1955 riceve la laurea honoris causa in Architettura. Del 1957 è il negozio Olivetti di Venezia.
Tra il 1958 e il 1964 cura il restauro e l’allestimento del Museo Castelvecchio a Verona. Muore a Sendai, in Giappone, nel 1978.






