Cari progettisti

Egregio direttore,
invio alcune mie riflessioni dopo aver letto il servizio con gli interventi e le opinioni delle 13 grandi firme sul rapporto tra forma e funzione.
Premesso che questi professionisti negli ultimi 20 anni hanno riscritto la storia della nautica da diporto conquistando il plauso di tutto il mondo e il sottoscritto al confronto è un microbo, mi permetto di esprimere alcune impressioni suscitate dai comunque sempre importanti ed appropriati interventi.
Cari progettisti, è vero, avete detto tutto e il contrario di tutto, c’è stato anche un non applauso per chi ha organizzato e voluto questo incontro-scontro fra il diavolo e l’acquasanta, difficile, provocatorio, ma molto interessante; è giusto che tutti abbiate ragione, è giusto perché ognuno opera nella propria specifica area mettendo a frutto le proprie capacità ed esperienze.
Non si è sentita la voce dei costruttori che, fortunatamente per il moderatore, non erano della partita: immagino che un dibattito sul rapporto tra forma, funzione e costruzione avrebbe richiesto non un semplice moderatore, ma un bravo esorcista.
Ma indipendentemente da tutte le opinioni e dalla volontà di chi progetta e costruisce, le regole sono dettate dal mercato: è lui che genera la domanda o l’offerta, che orienta le tendenze al bello, al pratico, all’efficiente, all’affidabile, al potente, al tranquillo; compito del progettista è assecondare queste tendenze e, magari, coglierne il messaggio anticipandole o addirittura determinandole.
Sono perfettamente in accordo con Fabio Buzzi quando cita cantieri improvvisati e attratti dai facili guadagni o presunti tali; aggiungo che abbiamo anche visto quanti imprenditori, finanzieri o bravi industriali non a conoscenza delle problematiche del settore nautico hanno creato scompiglio e burrasche: chi ha pagato e sta pagando?
La complessità di un progetto di imbarcazione, piccola o grande che sia, richiede un impegno di gruppo: non esiste un unico designer in grado di conoscere in modo approfondito tutte le tecniche insite e necessarie a realizzare un progetto completo e qui è giusta l’osservazione di Brunello Acampora che evidenzia questa difficoltà multidisciplinare.
Personalmente, nella mia modesta carriera di costruttore, ho sempre ricercato e chiesto questi aiuti multidisciplinari anche utilizzando semplici ma specialistici artigiani, apprendendo da loro piccoli ma importanti metodi operativi, accorgimenti tecnici e tecniche di esecuzione di assoluta qualità.
Sono stato impressionato, o meglio “marchiato”, da alcuni episodi con persone e progettisti che ricorderò sempre, capaci di cose eccelse. Tra questi voglio citare la sensibilità artistica e il senso del bello di Mauro Micheli; il tocco estetico e le linee di Dan Lenard; l’immediatezza e la concretezza di Fulvio de Simoni e la tecnocrazia concreta di Carlo Riva che considero mio inimitabile maestro.
Forma e funzione, d’accordo, ma non dimenticate la qualità legata al passato, al presente e al futuro che ha un nome ben preciso che tutto il mondo conosce: Carlo Riva. Caro direttore, che ben vengano incontri di questo genere, anche litigiosi, chi legge potrà meglio intendere le complessità di un settore trascurato, ma di grandi contenuti; i committenti potranno meglio capire e valutare chi merita fiducia, ma soprattutto capiranno che far barche non è un giochetto.
Fausto Colombi