Ridatemi il “capitano mio capitano” con l’ancoretta dorata sul berretto a visiera e la canottiera bianca sulla panzotta incipiente. Com’era tenero con la catenina d’oro al collo, abbronzato cotto, in contrasto con la pelle bianchiccia da topo di scrivania…
di Romano Less
Dopo la Seicento – ne esisteva anche una marina – la grande conquista del miracolo economico ormai dimenticato fu la barca. Certo, il jet-set aveva già i Riva, la regina Elisabetta il panfilo reale (da poco dismesso), quell’originale del suo primo ministro una barca a vela, il famoso Morning Cloud, con cui vinceva importanti regate, ma il cittadino italiano comune, ancorché benestante, limitava il suo spirito di avventura al pattino in affitto, non senza qualche apprensione giustificata dai numerosi incidenti.
Perché il popolo di eroi e navigatori aveva con l’acqua – dolce o salata – rapporti assai sporadici e diffidenti, a dispetto di esempi illustri, da Colapesce a Duilio Marcante, fino al grande Enzo Maiorca. Oggi non c’è alpino che non abbia un brevetto diving, i bambini vanno in piscina due o tre volte a settimana, l’affogato della domenica è solo un gelato, neanche il più povero sprovveduto che si tuffa a stomaco pieno…
Ma consentitemi un po’ di rimpianto per gli aspetti folcloristici e caserecci di una nautica ante litteram, quando si poteva andare in spiaggia con lo sci ed entrare a vela in quasi tutti i porticcioli… Insomma, quando si era in pochi e non s’erano ancora sviluppate le imprese di servizi nautici che così bene ci accudiscono, e per mare c’era quasi solo la Finanza a sorvegliare non le poche barchette, ma i numerosi contrabbandieri.
Raccontare che all’Elba in agosto non c’erano difficoltà a trovare posto, che, al caso, il peschereccio si lasciava affiancare senza troppi mugugni; e nelle altre isole era anche meglio. La Sardegna poi, altro che Pacifico del sud: chi la raggiungeva si sentiva un eroe spaziale!
I primi “invasori” non furono né l’Aga Khan né i palazzinari milanesi al suo seguito, ma i “corallari”. Questi pionieri delle profondità scendevano, con aria o strane miscele di loro invenzione, soprattutto elio, fino oltre i 100 metri alla ricerca del prezioso corallo rosso. Lo spirito da cercatore d’oro, più che da marinaio, e i guadagni allettanti spingevano a correre rischi pesanti e non ancora ben inquadrati. Mestieri scomparsi anche questi, per esaurimento della materia prima più che per le leggi di protezione. L’ultimo ancora attivo lo incontrai in Nord Africa almeno 12 anni fa…
Erano tempi in cui lungo le coste tirreniche si poteva perfino incontrare qualche barca tedesca o inglese, precursori delle folle ora dirette in Grecia e Turchia. Ma non passano più via mare, con lenti e rilassanti trasferimenti, ci sorvolano atterrando direttamente sull’isola prescelta, dove la flottiglia a noleggio è già pronta per la settimana di meltemi.
Rimpiango ancora il primo motoscafo, occasione rifilatami da un amico avvocato passato a maggiori dimensioni: lucidissimo Donoratico tutto a coppale, ma poco più di 4 metri con un enorme fuoribordo. Con la stessa dimensione e peso oggi si erogano 120 cavalli, quello appena 35!Ma mi sentivo un signore del mare, cavalcando l’ondina estiva punteggiata di rari barchini a malapena mossi da ansimanti vogatori della domenica.
Forse gli stessi che oggi mi sommergono di spruzzi col loro off-shore da 2.000 cavalli mentre ciondolo sulla mia veletta in attesa della brezza meridiana…






