Veteran Boat – Mariners’ Knife Seafaring, una vita tra le onde

Una pubblicazione originale composta da due libri in uno. Nella parte porpora si entra nel mondo di nodi e caviglie e in quella grigio di Londra, in quello dei coltelli

by Ornella D’Alessio

Massimo Poggi è un architetto figlio del mondo, ma soprattutto un grandissimo amante del mare, nato in un momento di transizione quasi troppo rapida tra l’universo marinaro tradizionale e quello moderno, legato all’avvento di nuovi materiali. Fin da piccolo stringe un rapporto sincero, oltre la tecnica e la competizione, con l’elemento acqua grazie al nonno, l’olimpionico Massimo Poggi (con il quale condivide il nome), e al suo fidatissimo marinaio, Batti di Portofino, il mentore di Massimo junior, che gli insegna a leggere il mare, a rispettarlo, a diventarne parte. Al nonno, che ha fatto parte dell’equipaggio di Italia, la barca da regata olimpica che ha conquistato l’oro a Berlino nel 1936, e poi ha partecipato alle Olimpiadi nel ’48 e nel ’52, e ha avuto incredibili riconoscimenti, Poggi dedica il libro: Mariners’ Knife Seafaring, cultura marinara (Tormena). Una pubblicazione originale come loro, nonno e nipote, in due lingue, composta da due libri in uno. Cominciando dalla parte porpora si entra nel mondo di nodi e caviglie e dall’altra, quella grigio di Londra, in quello dei coltelli.

Massimo Poggi è il nipote dell’omonimo campione olimpionico
di vela. Partecipa a quel mondo vivendo la marineria di fine ’900 attraverso il marinaio di famiglia “il Batti” e realizzando lui stesso lavori legati al mondo della nodistica e delle attrezzature marinaresche.

Un’elegante e amorevole pubblicazione nei confronti dell’avo, dell’arte della marineria nei suoi picchi più alti, ma anche nella semplicità assoluta di nodi senza i quali niente sarebbe possibile, definiti da Poggi “capolavori di forma e funzione” frutto di anni di esperienza e di necessità pratiche, attrezzi, secchielli e coltelli. “Tre sono gli elementi che costituiscono le colonne portanti della storia della marineria e della mia storia privata: la canapa per le vele e le cime; il legno per gli scafi, gli alberi e le attrezzature; il metallo per i primi chiodi, i primi ami, le ancore, i rostri da battaglia e poi le viti, le pulegge, le punte delle fiocine, gli aghi delle bussole. Oggetti minuti e infine interi scafi”, scrive Poggi. 

«Questo libro vuole essere una testimonianza proprio di quel mondo ormai scomparso, che solo pochi, tra i miei coetanei, hanno potuto conoscere. Ecco come è nata l’idea di rievocare quel mondo antico anche tramite gli oggetti più semplici: dalle cime naturali che scorrono su moche e bozzelli o si plasmano in nodi funzionali e tenaci, al coltello e all’immancabile caviglia che il buon marinaio teneva sempre con sé». Massimo Poggi

Con la canapa ha imparato già da piccolo a fare i nodi, con il legno ha intagliato i primi attrezzi per cucire le reti e armare il gozzo. E poi negli anni ha fatto dei veri capolavori, ha intrecciato le fibre naturali dando vita a tappeti, cesti, alla riproduzione della Lanterna di Genova… Poi è stata la volta del legno, lampade, cornici, sgabelli, caviglie, aghi per cucire le reti, e poi del cuoio, foderi e secchielli porta-utensili per vele e reti.

Dopo una ricerca durata più di vent’anni, Massimo Poggi ha realizzato una collezione unica al mondo che permette di mantenere vivo il ricordo di questo indispensabile strumento: il coltello.

Una genialità pratica quella di Massimo Poggi, perfettamente riportata nelle immagini del libro che ritraggono molti degli oggetti realizzati con le sue mani, nel tempo, senza fretta, come deve essere chi va per mare. In gioventù non aveva mai realizzato un coltello, perché non sapeva come lavorare il metallo. Il suo tentativo lo fa a trent’anni “Mi procuro l’attrezzatura di base e una barra d’acciaio adeguata”, scrive Poggi nella prefazione. “A tavolino progetto e metto su carta il disegno della mia interpretazione del coltello da marinaio, lama fissa, come quello che Batti custodiva gelosamente nella cassetta di poppa del gozzo: il mio sogno prende forma. Passo alla realizzazione: prendo il teak dal maestro d’ascia Viacava di Portofino, e sagomo l’impugnatura, le caviglie e il fodero; prendo una cima della giusta misura – rigorosamente di canapa – per assemblare il tutto e traforo il mio logo personale sulla lama. Levigare il metallo non è certo piacevole. Si sente l’odore acre della polvere ad ogni respiro. Ma il piacere è in arrivo: dopo la tempra, finito e affilato, mi porto il coltello a casa e lo provo su una mocetta di cervo stagionata”. E, concludendo, l’abile architetto aggiunge: “In quel momento provo una soddisfazione senza fine”.

Questo libro è per metà la storia di una collezione di coltelli da marinaio e per metà l’autobiografia di un appassionato che si è cimentato a costruire con le proprie mani gli oggetti di un tempo: il coltello e la caviglia.

Sfogliando le prime pagine del libro si sente il vento tra le sartie e lo sciabordio dell’acqua contro lo scafo, e poi continuando si capisce che per “saziare la sua passione per tutto ciò che concerne il mare” è andato alla ricerca di antichi manufatti marinari, come un vecchio secchio da coperta, in teak, tenuto insieme da fasce in ottone, trovato fortuitamente da uno dei pochi demolitori navali rimasti a La Spezia, che oggi utilizza per contenere la collezione di caviglie d’epoca. E poi arriva la parte dedicata ai coltelli: “Utensili”, scrive Poggi, “che in un contesto di grande evoluzione, mantengono la loro rilevanza costante in tutte le epoche”.

(Veteran Boat – Mariners’ Knife Seafaring, una vita tra le onde – Barchemagazine.com – Novembre 2025)