Scultore, pittore, designer, autore di celebri progetti dalla lampada acrilica per O Luce all’orologio sveglia Optic per Ritz-Italora, al carrello portaoggetti Boby per Bieffe. Joe Colombo dichiara l’intenzione più perseguita di considerare l’evoluzione, il mutare dei comportamenti di Decio G. R. Carugati
Il fare ideativo di Joe Colombo, causa la sua prematura scomparsa, si conclude in un breve lasso di tempo ma i suoi progetti testimoniano ancora oggi (e soprattutto) l’intenzione più perseguita di considerare l’evoluzione, il mutare dei comportamenti. Il design di Colombo nasce apporto migliorativo di peculiare condizione, all’insegna della gratificazione nei differenti ambiti di azione. Esempi pertinenti: la lampada Acrilica del 1962 disegnata con il fratello Gianni per O Luce, una sezione a C in perspex incocca il basamento in acciaio che annega un tubo fluorescente, la luce risale la curva trasparente con magico effetto; i bicchieri Smoke per Arnolfo di Cambio del 1964 che, impugnati con il solo pollice, permettono l’agilità prensile delle altre dita della mano; l’orologio sveglia Optic del 1970 per Ritz-Italora, che interrompe il richiamo musicale al semplice cambiamento di inclinazione della cassa sul piano di appoggio. Da qui il senso di un’etica mirata alla giustificazione di prodotti che si dichiarano frutto di una ricerca attorno a un problema individuato e risolto nel modo più opportuno, suadente, liberatorio. Colombo paventa la deriva di una maniera che già all’epoca si andava facendo artefice di inutili oggetti confinati a mera decorazione. Annota egli stesso: «Il bel prodotto luccicante, colorato, il cui aspetto formale ricalca più o meno bene le linee pure dettate dalle leggi del razionalismo e del funzionalismo, nonché del mobile moderno scandinavo, ci porta ad ascoltare Il canto del cigno di un design che costituisce l’habitat umano, la cui immagine confusa e disordinata va riducendosi a un bazar di oggetti inutili fra i più disparati». Nel 1970 Colombo disegna il carrello porta oggetti Boby per Bieffe, azienda del padovano. L’apposito studio, riservato ai progettisti, ben presto interessa differenti destinazioni d’uso, dal domestico al professionale. Il carrello si presta, grazie alla sua configurazione a sviluppo verticale, al contenimento di una casistica di oggetti e strumenti di lavoro, dalle puntine, ai righelli, alle penne e a quant’altro, inanellando, facenti perno su un asse all’estremo lato, cassetti e vassoi rotanti agibili all’istante e ispezionabili dall’alto. Se presso tutti gli studi di architettura gli esemplari Boby corrispondevano al numero di tavoli da disegno posti in luogo, con l’avvento dell’era informatica l’oggetto non perde il suo fascino, dimostrando reiterata la disponibilità a differenti collocazioni d’uso. Boby, infatti, non si connota tra gli arredi, si qualifica piuttosto un eccellente apparecchio, microcosmo a se stante.
Joe Colombo
Cesare Colombo detto Joe nasce a Milano nel 1930. Studia all’Accademia di Brera, poi al Politecnico. Nei primi anni Cinquanta è attivo come pittore e scultore, nella seconda metà della decade aderisce al Gruppo Arte Concreta. Alla morte del padre, nel ’59, si interessa all’azienda di famiglia seguendo le sperimentazioni di nuovi materiali quali la plastica rinforzata, metodi e tecniche inedite. Nasce la sua vocazione per il design. Nel 1962 apre uno studio a Milano. Nel 1964 riceve il premio In Arch per la definizione degli interni di un albergo in Sardegna. Del 1965 è la cucina Monoblocco per Boffi. Compasso d’Oro in quell’anno con Spider, lampada per O Luce. Del ’67 la sedia Universale per Kartell. Muore a Milano nel 1971.






