Margherita Casprini, sorprendere gli armatori

Margherita Casprini  è un architetto specializzato nella progettazione di interni di grandi yacht, fa dell’armonia e dell’equilibro la sua cifra stilistica principale

È UNA DELLE POCHE DONNE CHE LAVORANO ATTIVAMENTE COME ARCHITETTO NEL MONDO DELLA NAUTICA DA DIPORTO. L’abbiamo incontrata a Fiesole, sulle colline intorno a Firenze.

La luce del suo sguardo ci dice subito che si tratta di una persona dal carattere forte, idee chiare nella testa e determinazione assoluta. Nella sua storia professionale non si è occupata subito di barche, anche se la vela è passione di famiglia. Inoltre, la tesi con cui si è laureata all’Università di Firenze con il professor Guido Spadolini, era dedicata a Kirribilli, il 60 piedi dell’architetto Renzo Piano, costruito da Alessandro Vismara.

Di sé dice: «Sono molto esigente prima di tutto con me stessa, quando inizio una cosa non smetto fino a che non sono soddisfatta. Non esistono orari, né stanchezza. Sono felice di farlo, sono la prima a spronarmi e a giudicarmi: sono contenta di quello che faccio perché ho la fortuna di lavorare veramente nel settore che mi piace».

Continua Margherita Casprini: «La prima barca l’ho seguita con Tommaso Spadolini con il quale ho lavorato per tre anni da Baglietto, perché anche lì ho avuto la fortuna di arrivare nel momento giusto per affrontare una barca importante, quindi ho seguito il progetto della barca di Cavalli e successivamente di “Nina J”, al termine della costruzione dei due megayacht mi sono staccata dallo studio di Tommaso per iniziare un percorso più mio. Ho lasciato anche la didattica, nonostante l’insegnamento fosse la mia passione, iniziando a collaborare con il cantiere Sanlorenzo, dove ho coordinato la costruzione di 4H, il progetto fatto da Francesco Paszkowski».

Sono stati anni intensi e di grande lavoro per Margherita alla quale il cantiere di Ameglia e Viareggio ha chiesto di seguire la progettazione degli interni di Onix, un 40 metri gemello di 4H. Il rapporto professionale con Paszkowski diventa sempre più solido: «Negli anni la collaborazione è diventata più assidua tanto che adesso, a dieci anni di distanza, siamo fortemente legati da questa attività che mi porta a seguire la progettazione dalla A alla Z di tutti gli interni, l’armatore nelle sue esigenze e il rapporto con il cantiere».

Il suo modo di lavorare le fa vivere il progetto come se fosse un corpo unico, fin dalla prima stesura di layout all’ultima lampada che si sceglie per il décor: «Sono perfettamente in grado d’interpretare le esigenze dell’armatore, seguire tutti i tipi di dettagli e il décor che per me è parte integrante del progetto».

Lo stile di Margherita Casprini è fatto di linearità degli elementi dove tutto è coordinato e dove gli ambienti formano un tuttuno.

In questo lavoro è molto importante armonizzare i diversi linguaggi stilistici tra chi ha disegnato gli interni e chi ha progettato le linee esterne: «Ogni volta che progettiamo dei mobili per esterno ci sono sempre delle forme che si ritrovano nell’interno, molti materiali entrano ed escono. L’illuminazione collega gli ambienti, quindi è fondamentale il posizionamento di un faretto o delle luci basse. Si cerca di rendere l’atmosfera comune».

Il rischio in questo lavoro è quello di varcare una linea di confine sottilissima, dove si passa da un prodotto raffinato, che non deve essere troppo ricco per non apparire invasivo, a uno che sembra molto povero: «Questo è un pericolo quotidiano a cui dobbiamo stare molto attenti perché se dobbiamo scegliere un materiale finto o simile a quello vero meglio cambiare proprio; il marmo non deve essere simil marmo. Oggi c’è una scelta ampissima di fake. Ci sono prodotti tecnologicamente avanzati come la ceramica, che ha un prezzo più basso e caratteristiche meccaniche e di leggerezza superiori al marmo, ma il loro utilizzo fa perdere certamente qualcosa all’unicità del prodotto».

In una bella nave da diporto il décor viene impreziosito anche da opere d’arte che l’armatore predilige. Sul Suerte di Tankoa, di cui Margherita ha curato gli interni, ci sono alcuni pezzi dell’artista Dario Tironi. «Quella era un’opera molto scenografica e dava vita a un corridoio lunghissimo, creando un punto di vista talmente forte che era necessario mettere un elemento particolarmente scioccante. Spesso basta un’opera particolare per caratterizzare l’ambiente».

L’architetto Casprini cura tutti gli aspetti del décor di una barca dalla scelta di piatti, bicchieri, posate, fino a tutti i tessuti compresi i loghi da mettere sugli asciugamani. Le abbiamo chiesto se c’è una barca a cui è legata particolarmente: «Anche se in modi differenti sono affezionata a tutte le mie barche. Nell’ultimo anno la scommessa Tankoa è stata per me importantissima, una barca affrontata da un cantiere con un gran gruppo di lavoro che è riuscito ad arrivare a un bellissimo risultato. Poi andando un po’ indietro il “Papi du Papi” che ricordo per una particolare eleganza di dettaglio, di materiali ricchi, di rapporto con l’armatore che ha facilitato questo risultato con il quale siamo rimasti amici e quindi sono dei bei passaggi vissuti insieme. Poi non posso scordare FF1, in particolare il suo armatore. Un uomo che ha talmente tanta attenzione per il dettaglio e per la ricchezza dei materiali che rende assolutamente stimolante il tuo lavoro perché capisce, vede, apprezza una cucitura su un cuoio, per la quale è stato impiegato un mese e mezzo in più per farla, però lui la vuole, percui è importante. Questi sono personaggi quasi unici che non sempre si incontrano».

Margherita ama il suo lavoro che fa con grande passione, prende la materia e l’accende con un’idea luminosa, per sorprendere l’armatore con una goccia di rugiada su un piano inclinato che riflette il piacere di vedere cose meravigliose come la propria barca.

(Margherita Casprini, sorprendere gli armatori – Barchemagazine.com – Luglio 2016)