Il mercato nautico in Cina

Il Salone nautico di Shanghai è stato l’occasione per uno studio approfondito del settore da parte di Ice-Agenzia per la promozione all’estero. Nel complesso, l’interesse per il diporto è in forte crescita e lo sviluppo è favorito anche dal governo locale impegnato nella realizzazione di molte infrastrutture necessarie
Nonostante gli effetti della crisi economica internazionale si siano fatti sentire anche in quest’area, l’industria nautica cinese continua a crescere. La domanda e l’interesse per le imbarcazioni da diporto sono aumentati, come testimoniano i dati relativi alle importazioni e alle esportazioni. Il mercato interno, a sua volta, vede un incremento della produzione e sono molti i cantieri che hanno esposto novità nei vari Saloni del Paese.
La Cina è attualmente una delle tre nazioni al mondo con più cantieri e capacità produttiva per il diporto. Molti stabilimenti e aziende sono stranieri (compresi quelli che arrivano a Hong Kong e Taiwan) o appartengono allo Stato. I cantieri medio piccoli sono specializzati nella costruzione di una grande quantità di natanti (dalle piccole barche da pesca ai day cruiser); in generale la Cina è competitiva per quanto riguarda il settore delle barche inferiori ai 24 metri di lunghezza, visto che per i superyacht ci vuole una competenza costruttiva molto elevata e questa manca ancora alla maggioranza dei cantieri.
La produzione è concentrata nelle regioni più orientali, Shandong e Guangdong. Più nello specifico, le città con più concentrazione di cantieri sono Qingdao, Yantai e Weihai (Shandong) e Zhuhai e Shenzhen (Guangdong).
Secondo tutti gli standard internazionali, la qualità degli yacht prodotti in Cina è considerata bassa, tuttavia le aziende locali si stanno attrezzando alla velocità della luce di tecnologie d’avanguardia per poter arrivare a competere a tutti i livelli con gli altri Paesi del mondo, anche per quanto riguarda il design.
La componentistica e gli accessori, invece, hanno un ottimo mercato già da ora, il settore è molto ben sviluppato anche per il minor costo rispetto ai prodotti degli altri Paesi. Non si parla solo di piccola ferramenta di bordo, bensì anche di motori (anche se l’80% di questi è ancora importato), elettronica, domotica, radar, condizionatori e molto altro. Le realtà produttive si concentrano nelle stesse regioni in cui troviamo i cantieri. Per quanto riguarda le vendite, il mercato è dominato da distributori e agenti che agiscono a livello locale e in modo capillare nelle regioni a maggior concentrazione di attività diportistica. Molti però si trovano in prossimità di Hong Kong, dove vari clienti hanno per esempio la propria attività e, spesso, dove preferiscono tenere anche i loro yacht. Nonostante l’industria nautica sia in forte sviluppo, si registra una mancanza di venditori professionali in questo ambito, che abbiano esperienza e conoscenze adeguate del settore e delle barche stesse.
Import-export
Sin dal 2010 le importazioni e le esportazioni hanno segnato una crescita consistente. La crisi europea non ha influenzato il mercato soprattutto per le importazioni, che sono cresciute del 45,2%, passando da 161,02 milioni di dollari del 2011 a 233,80 milioni di dollari del 2012. Il numero totale di yacht importati in Cina è di 3.144, provenienti da 33 Paesi e il mese più proficuo, da questo punto di vista, è stato maggio, con importazioni pari a 42,12 milioni di euro. Più dettagliatamente, il 72,88% delle barche importate nel 2012 riguarda i motorboat, il 18,14% sono gommoni, mentre l’8,86% sono barche a vela.
Le importazioni di yacht da diporto per un Paese come la Cina sono relativamente contenute e questo è dovuto a vari fattori, come il fatto che molti armatori comprano e utilizzano le barche a Hong Kong (che non compare nelle statistiche cinesi), e molti distributori, a loro volta, tengono la maggior parte dei prodotti a Hong Kong.
L’Italia ha esportato in Cina imbarcazioni da diporto per un valore complessivo di 62,82 milioni di dollari, ossia il 26,9% delle importazioni totali, e si è affermata come principale importatore. Il numero di yacht italiani esportati in questo Paese nel 2012 è stato pari a 67 (in aumento del 59,5%). Di questi, la metà è rappresentata da yacht di piccole dimensioni, mentre l’altra metà da yacht di dimensioni medio-piccole. In particolare, l’84,6% sono motoryacht, il 14,8% sono gommoni, lo 0,7% barche a vela.
Le importazioni in Italia di prodotti cinesi, invece, sono diminuite del 54,2%, per un valore di 4,23 milioni di euro.
Le esportazioni sono aumentate del 17%, passando da 223,85 milioni del 2011 a 261,97 milioni del 2012, riguardano per lo più barche medio-piccole, piuttosto che superyacht e molte derivano da stabilimenti frutto di investimenti esteri, come accade per le joint-venture o le cosiddette Wofe (wholly owned foreign enterprise). Il 51% delle esportazioni riguarda piccoli battelli, jet ski, gommoni (che rientrano nella categoria “altro” nei grafici), il 39% sono gommoni, il 7% sono barche a vela e solo il 3% riguarda gli yacht a motore. Le cinque destinazioni al top della classifica export sono Usa, Hong Kong, Australia, Russia e Uk. In particolare, l’America rimane al primo posto dei Paesi che importano dalla Cina, per un valore che nel 2012 ha raggiunto i 54,56 milioni di dollari (+6%). L’Italia è al 15° posto (nel 2011 era all’8°) e rappresenta l’1,6% delle esportazioni con 4,23 milioni di dollari.
Analisi delle opportunità
La Cina è potenzialmente una base produttiva che garantisce un basso costo di manodopera, con costi di costruzione inferiori del 20-30% rispetto all’Europa o agli Usa. Il mercato domestico si sta riprendendo molto bene dal periodo di crisi iniziato nel 2009 e  nella prossima decade continuerà a crescere notevolmente. Parallelamente sta aumentando l’interesse nei confronti dello yachting. L’unione del design italiano e delle nostre conoscenze con i costi inferiori che offre questo Paese rappresenta un’ottima opportunità per questo settore, soprattutto nell’ambito dei superyacht, la cui produzione deve essere ancora sviluppata qui: se si ragiona sul lungo termine, è una sfida molto interessante per i player italiani, considerando anche il forte supporto del governo nei confronti dell’industria nautica e la crescita esponenziale degli individui con un alto reddito patrimoniale.
Le difficoltà per chi vuole investire in questo Paese sono rappresentate dal fatto che ancora pochi cinesi, pur potendoselo permettere, acquistano yacht, ma l’interesse verso questo prodotto è indubbiamente in crescita. Ci sono molte differenze nei gusti degli armatori cinesi rispetto a quelli occidentali (per esempio, in Cina le barche sono usate come “sale di intrattenimento”, per l’organizzazione di tavoli da gioco o di karaoke).
In generale, inoltre, la Cina è percepita dagli armatori americani e europei come incapace di offrire prodotti di alta qualità: difficile quindi che a breve termine possano orientare le scelte d’acquisto verso questa zona. Tuttavia sono già presenti qui diversi cantieri stranieri e questi sono già pronti per poter rispondere alla eventuale crescita di domanda di barche da parte dei clienti cinesi. Bisogna quindi valutare bene l’aumento di competitività da un lato e, dall’altro, l’elevato tasso di importazione (40%).
Per stabilire un proprio business in Cina, quindi, si possono valutare varie opzioni, ma utilizzare i distributori o creare una filiale in loco sono ottimi modi per inserirsi nel mercato senza elevati investimenti e consentono di conoscere e valutare il mercato direttamente. È possibile anche fondare una Fice (Foreign invested commercial enterprise), ossia una società in cui è ammessa la partecipazione di uno o più capitali stranieri (Wfoe o joint venture) che dà all’azienda un grande controllo sulla fornitura e sulla distribuzione cinese. Questo è utile anche per chi voglia produrre direttamente in questo Paese ed è una strategia migliore sul medio-lungo periodo.
Infine, bisogna fare alcune considerazioni generali. Lo yachting è ancora in una fase nascente ma cresce l’interesse verso il diporto, si moltiplicano i club, le partecipazioni ai Saloni e numerosi sono i marina in costruzione. In aumento anche le esportazioni di yacht negli ultimi anni (escludendo il 2009), in particolare di scafi medio-piccoli. Gli investitori esteri sfruttano la possibilità di avere manodopera a basso costo e su questo scommettono sul futuro: certo bisogna ancora migliorare la qualità dei prodotti, ma è indubbio che questa sta già facendo grandi passi avanti soprattutto all’interno delle aziende più grandi cinesi. I cantieri europei si sono avvicinati a questo mercato cercando di stabilire una joint-venture con le realtà locali, non solo in fase produttiva ma anche a livello di design e avanguardia tecnologica: è un fenomeno in crescita ed è un chiaro segnale delle tendenze dei prossimi anni.
(Giugno 2013)