Un lettore e un complesso caso legato ai certificati originali di potenza di motori e alla burocrazia
Gentile direttore, mi permetto di raccontare un piccolo caso di esosità per mettere in guardia i lettori diportisti dai costi altissimi e ingiustificati dei servizi forniti da società che rappresentano in Italia i produttori del settore nautico. Società che, come nel mio caso, davvero significativo, non esitano a sfruttare la loro rappresentanza esclusiva come se fosse un privilegio medievale, che le autorizza a lucrare in maniera esagerata anche su semplici servizi di segreteria.
Pochi mesi fa, a fine leasing con la società francese da cui l’avevo acquistata, mi accingo a procedere al cambio di bandiera per nazionalizzare un’imbarcazione di dieci anni di vita. Scopro così che l’ente certificatore pretende in questi casi i certificati originali di potenza dei motori, una vessazione burocratica anacronistica in un’epoca di rivoluzione digitale. Mi rivolgo perciò all’azienda importatrice dei motori, prevedendo un costo di una decina di euro tra spese postali e di segreteria. L’interlocutore dell’azienda mi chiede invece 302 euro.
Alla mia richiesta di spiegazioni, dopo e-mail e telefonate, finalmente il titolare della ditta si degna di annunciarmi che il costo di 302 euro sarebbe dovuto a complicate ricerche investigative e, chiudendo la telefonata, mi apostrofa dicendo che già gli avevo fatto perdere troppo tempo e che «solo la durata della chiamata superava di gran lunga il costo dei documenti». Il display del mio telefono fisso indicava 9 minuti e 21 secondi, che dividendo per i 302 euro fa 33,5 euro al minuto e 2.010 euro l’ora. Allora finalmente capisco: se il costo orario del mio interlocutore per il suo “disturbo” è pari a oltre 2.000 euro, non mi stupisco che il costo per l’invio di due fogli di carta possa diventare così esorbitante.
Grazie per l’attenzione,
Giancarlo Frè
(Aprile 2013)






