Lettera al nuovo presidente del Coni

Giovanni Malagò, numero uno del circolo sportivo canottieri Aniene, è stato eletto con 40 voti, uno in più della maggioranza necessaria, e ha battuto il grande favorito Raffaele Pagnozzi, che ha ottenuto 35 preferenze (una scheda nulla tra i 76 elettori).

Malagò, che è stato eletto a Roma durante il Consiglio Nazionale del comitato olimpico, è il 15° presidente della storia e succede a Giovanni Petrucci. «Nello sport è difficile vincere, ma anche non vincere. Un abbraccio a Pagnozzi: considero questa carica la più importante nel nostro Paese, farò di tutto per onorarla», ha commentato il neopresidente. Si tratta di un bel segnale per lo sport in particolare e per tutta la società italiana. Al nuovo presidente vorremmo riproporre lo scritto di un nostro lettore che avevamo già pubblicato nel mese di ottobre del 2011. La legga per favore, siamo in un momento in cui la richiesta di trasparenza e di rinnovamento è molto forte, per come la conosciamo lei rappresenta perfettamente questi due aspetti, Barche e i suoi lettori si aspettano molto da lei, anche il ripristino del vincolo di due mandati per assumere un incarico di grande responsabilità come la presidenza di una federazione.

Franco Michienzi

La lettera di ottobre 2011
La gestione dello sport italiano è una cosa seria?

Grazie ai singolari criteri adottati dal Coni e dalle sue Federazioni sportive, l’incarico di presidente federale può non avere una prevedibile scadenza, e non è cosa buona e giusta

Nel servizio sulle vittorie di Fabio Buzzi alla Cowes-Torquay-Cowes 2010, già pubblicato, abbiamo alluso al mancato rilascio della Licenza di pilota al noto campione da parte della Federazione Italiana Motonautica, istituzione alla quale è iscritto da cinquant’anni. Come è potuto succedere che Buzzi per correre e vincere è dovuto ricorrere agli Stati Uniti per ottenere la licenza? La spiegazione burocratica è molto semplice: la Fim ha emesso una norma che limita la concessione della licenza in funzione anagrafica (65 anni) e non in relazione dello stato di salute, come fanno tutte le altre Federazioni. Sarà stato un caso, ma sta di fatto che la norma è stata resa operativa giusto, giusto al compimento del 65° anno da parte di Fabio Buzzi, e l’interessato l’ha presa come un fatto personale, anche perché aveva già molto altro di cui lamentarsi.

La questione si presta a una analisi che vorremmo definire sociologica, perché rappresenta il naturale comportamento di un soggetto che vede profilarsi una minaccia al suo status e ci piace riferirci all’esempio di Fabio Buzzi perché fortemente emblematico; infatti, tutto potrebbe nascere da un atto di lesa maestà compiuto da Buzzi stesso nel corso di una Assemblea elettiva della Fim, quando esercitò il diritto di pronunciarsi a favore dell’unico antagonista alla ricandidatura del presidente Fim Vincenzo Iaconianni, che poi vinse quelle elezioni, e Buzzi potrebbe essere diventato automaticamente e naturalmente il suo nemico numero uno! E la cosa ha funzionato, visto che nessuno ha osato sfidare Iaconianni nelle elezioni successive, consentendogli di essere riconfermato al vertice della Fim sino ai nostri giorni: 16 anni di incarico che, sommati ai 7 anni di vicepresidenza esercitati in precedenza, fanno la bella somma di 23 anni ininterrotti di potere.

Ma come possono succedere queste cose, se l’ipotesi formulata è giusta? Certo è che l’incarico di presidente di una Federazione sportiva può far gola a molti: si è al vertice di una struttura e non tutti se lo possono permettere; si gestisce un budget consistente con una non indifferente discrezionalità, e non tutti se lo possono permettere; si è riveriti al massimo grado in tutte le occasioni federali, e anche questo non tutti se lo possono permettere, infine, ma non solo, si è membri di diritto del Consiglio nazionale del Coni, fulgido esempio di controllori/controllati. Insomma, non c’è male e viene voglia di candidarsi a una simile posizione ma, se il presidente uscente non si dimette o muore, l’impresa è molto difficile in quanto le norme che governano questa materia sono congegnate in modo da favorire la perpetuazione del comando a chi già lo detiene. Un esempio per tutti: un eventuale nuovo candidato deve presentare preventivamente (alla faccia del democratico voto segreto) il formale consenso alla sua candidatura espresso da ben 20 Associazioni aventi diritto al voto, la qual cosa significa per loro, se il nuovo candidato non vince, quattro anni di acuta carestia e vessazioni, e se si aggiunge il fatto che il presidente in carica ha vistosi mezzi per fare la sua campagna elettorale e per osteggiare quella dei rivali, si capirà che accedere a quelle posizioni è una impresa quasi impossibile. Un elemento moderatore di questo stato di cose sarebbe rappresentato dal divieto statutario di svolgere più di due mandati consecutivi, ma è una regola bellamente superata, anche al più alto livello di gestione e controllo dello sport nazionale, figuriamoci nelle Federazioni. Dati alla mano, possiamo dire che il numero medio di mandati per i 45 presidenti delle Federazioni sportive aderenti al Coni è pari a 2,8, ovvero in gran parte di queste istituzioni la regola dei due mandati è stata superata; nel dettaglio: 11 Federazioni sono al terzo mandato, 8 al quarto, 7 al quinto e una addirittura al settimo mandato!

Che eccezionale ricambio, quante nuove leve, quante nuove idee!

Giovanni Malagò, nato a Roma il 13 marzo 1959, ha conseguito la laurea in Economia e commercio, è stato giocatore di calcio a 5, vincitore di 3 campionati italiani con la Roma RCB, 4 Coppe Italia, di cui 2 con l’Aniene. Ha partecipato con la Nazionale italiana al Mondiale in Brasile nel 1986. Atleta azzurro d’Italia, amministratore delegato e socio del Gruppo Sa.Mo.Car. Spa, presidente, amministratore delegato e socio della Samofin Spa, società di partecipazioni, presidente e socio al 50% della Mo.Ma. Italia Srl.

Dal 2002 al 2008 consigliere di Air One Spa, consigliere d’amministrazione (dal 2002) e attualmente socio de “La Grande cucina Srl” (proprietà casina Valadier – Roma). Dal 2002 al 2010 consigliere di amministrazione di Banca di Roma e successivamente di Unicredit.

Dal 2003 è stato consigliere di amministrazione dell’Auditorium – Parco della Musica di Roma. Dal 2008 azionista di minoranza di Banca Finnat. Dal 2008 Advisor per l’Italia di HSBC, prima banca privata del mondo. Nel 2009 membro del Comitato di Esperti made in Italy – ministero dello Sviluppo Economico. Dal 2011 membro dell’Advisory Board di Agenda Sant’Egidio. Dal 2008 amministratore delegato e socio al 50% di GL Investimenti. Dal 1997 presidente del Circolo Canottieri Aniene. Dal 2001 al 2003 e da 2009 membro della giunta esecutiva del Coni.

(Lettera al nuovo presidente del Coni – Barchemagazine.com – Aprile 2013)