La scelta di investire solo all’estero

La crisi economica non è l’unico elemento negativo in questo momento, la mancanza di etica, di correttezza e di solidarietà tra aziende dello stesso settore sono gli indici di un vero e proprio arretramento di sistema
Gentile direttore,
è con molto piacere che leggo la vostra mail relativa a una proposta pubblicitaria veramente difficile da non accettare, soprattutto per un’azienda giovane come la nostra che ha proprio nella pubblicità uno dei mezzi principali per la diffusione del proprio marchio. È difficile ma mi vedo costretto, mio malgrado, a rifiutare. Poche ore fa, quasi in contemporanea, ho ricevuto due fax che mi hanno definitivamente convinto ad abbandonare il mercato italiano e investire tutte le nostre risorse al di là dei confini nazionali. Il primo arriva dal nostro più importante cliente che, data «l’alta stagionalità del business» (testuali parole dell’ad che lo firma in calce) che ci vede attori più o meno noti, si auto-concede una modifica dei termini di pagamento dei propri debiti da qui a marzo del prossimo anno. Il secondo fax arriva da un altro nostro cliente che – causa fallimento – non ha abbastanza soldi per pagare i propri debiti e dice di ritenerci fortunati se riusciremo a rientrare del 25% del credito che vantiamo nei suoi confronti. Nel primo caso mi sarei sentito meno preso in giro se mi fosse stato detto che il motivo risiede nel fatto che è stata scoperta la vita sulla luna. Nel secondo il proprietario avrebbe forse potuto pagare qualche fornitore con i soldi che invece ha speso per vantarsi dell’inaffondabilità delle proprie imbarcazioni con pagine pubblicitarie sulla sua rivista. Tanto più che se il cantiere è fallito perché non avvertire chi magari vorrebbe comprarne una?
Quest’anno non abbiamo preso parte alla fiera di Genova e al Seatec. Quest’anno, quasi con la stessa cifra che avremmo speso, siamo stati presenti a Miami, a Dubai, al Mets, e il prossimo anno aggiungeremo anche Londra e Istanbul. Ma mi spiega come si fa a lavorare sereni quando a ogni telefonata si viene assaliti dal timore che dall’altro capo del telefono ci sia un cantiere italiano che vuole acquistare i nostri prodotti? Il governo italiano ha quasi rotto del tutto questo nostro bel “giocattolo” e quei pochi pezzi ancora insieme purtroppo sono nelle mani di persone come quelle che mi inviano fax da firmare per accettazione. Speriamo di poter essere nuovamente ospiti sulle vostre pagine, ma per adesso non ce la sentiamo proprio di investire in Italia.
Un caro saluto e i migliori auguri per i tempi a venire.
Lettera firmata
(Gennaio 2013)