Luce sospesa
Architetto, scultore, urbanista, Angelo Mangiarotti si è altresì distinto nel campo del design. I ganci in vetro componibili V+V per Vistosi costituiscono un sistema esemplare di sospensione
di Decio G. R. Carugati
Con parole che affabulano l’azione, Angelo Mangiarotti, architetto, designer, recentemente scomparso, spiegava i modi peculiari del suo fare ideativo: «C’è un fatto fisico e un fatto emotivo: io ho sempre avuto la presunzione attraverso due forme che – diciamo – vanno d’accordo, di trasmettere un po’ di connessione anche umana, ecco è una presunzione». Fondamentale nell’approccio l’attenta considerazione della materia agita, per l’impiego più consono delle tecnologie disponibili: «Quello che mi ha aiutato soprattutto non è solo il conoscere e l’amare una materia, ma sapere come va trattata. Occorre pensare a come gestire la materia con i mezzi del tuo tempo. Io non ho niente in contrario che ci sia uno che dà delle martellate a un marmo, però quando ho uno strumento più efficace del martello, adopero quello strumento. Una volta ho incontrato per caso giù a Carrara Henry Moore con in mano un martello e gli ho detto: «Scusi ma lei cosa fa con in mano un martello?». E lui mi ha detto «Guardi, vogliono una fotografia e la faccio, me la facciano pure, ma io non ho mai dato una martellata al marmo. Io oggi ho la possibilità, conoscendo gli strumenti attuali, di fare delle cose che prima era impensabile fare. D’altra parte dico che l’artigiano etrusco quando torniva il suo vaso, adoperava il tornio migliore che aveva, non andava a prendere quello delle civiltà precedenti». Ecco allora che conseguente al rispetto, alla giusta interpretazione dei caratteri precipui dei materiali: «Il design deve sempre stare un po’ dietro all’oggetto, dietro il suo risultato, per assicurarsi una vita molto più lunga e questa mi pare una conferma di qualità». Straordinaria indicazione che si fa base di comportamento. Esemplare lo studio dei ganci in vetro componibili V+V per Vistosi del 1967. Scrive Francois Burkhardt: «L’idea di questo sistema di sospensione deriva dall’osservazione degli assemblaggi di un lampadario prismatico che Carlo Scarpa aveva realizzato per il padiglione della città di Venezia all’esposizione Italia 61 a Torino, e che necessitava di una grande struttura metallica di sostegno. Volendo ottenere un risultato simile senza bisogno di alcuna struttura, Mangiarotti fa realizzare degli elementi a gancio a partire da un nastro di vetro tagliato e stirato manualmente a caldo. Il gancio può essere unito ad altri ganci per ottenere conformazioni variabili. In seguito lo stesso principio viene adattato ai sistemi di illuminazione, reinterpretando la tradizione dei lampadari barocchi veneziani. Ciascun gancio può sostenere oltre cinquanta volte il proprio peso».
Angelo Mangiarotti
Nasce nel 1921 a Milano dove si laurea al Politecnico in Architettura. Dal 1953 al 1954 è Visiting Professor all’Institute of Technology di Chicago. Frequenta Frank Lloyd Wright, Walter Gropius, Mies van den Rohe, Konrad Wachsmann. Nel 1955 apre uno studio a Milano con Bruno Morassuti. Il sodalizio cessa nel 1960. Nel 1967 disegna Cub8 per Poltronova. Collabora con Cassina, Knoll, Artemide, Colle. Nel 1989 fonda la Mangiarotti Associati con sede a Tokyo. Attivo nel campo dell’urbanistica e dell’architettura, sperimenta le tecniche della prefabbricazione e della produzione industriale. Compasso d’Oro alla carriera nel 1994, la Technishe Universitat di Monaco gli conferisce la laurea honoris causa in Ingegneria nel 1998. Muore a Milano nel 2012.
(Ottobre 2012)







