Con questo pezzo riprendiamo a parlare di motonautica, ce lo impone la nostra etica di giornalisti che non possono e non devono rimanere indifferenti alla morte delle persone.
Con il nostro forum apriamo un dibattito che speriamo sia costruttivo per tutto il movimento
di Franco Michienzi
Aveva 47 anni ed era originario dell’Inghilterra. Era pilota professionista in offshore e stava gareggiando in Gabon (Sud Africa) per il Gran Prix Class 1 con il team Welmax, secondo round. Durante la gara, William Nocker ha incontrato il suo tragico destino: un gravissimo incidente ad alta velocità, l’impatto con le onde a oltre 100 nodi, e perde la vita, dopo essere stato trasportato d’urgenza in un ospedale militare della città Libreville, capitale del Gabon, ma per i medici ormai non c’era più nulla da fare. Il copilota, Kurt Olsen, originario della Norvegia, è stato subito ricoverato in condizioni critiche in terapia intensiva.
Nocker era tornato a gareggiare dopo una sospensione di cinque anni, dovuta al fatto che aveva manomesso la riserva di carburante di una barca concorrente (aggiungendo dell’acqua) durante il Gran Prix di Liverpool nel 2006. Aveva scontato la sua “pena” ed era tornato a gareggiare con ancora più entusiasmo. Nessun altro pilota o imbarcazione è stato coinvolto nell’incidente e la Uim, Federazione Motonautica Internazionale, ha avviato un’ispezione per capire le cause dell’incidente, che pare sia dovuto all’impatto violento con due onde.
Il grave incidente in una gara motonautica di Classe 1 in Gabon ha ancora una volta richiamato alla nostra attenzione l’aspetto della sicurezza. Negli ultimi tre anni il numero di incidenti è incredibilmente salito, sia nel diporto sportivo sia nelle competizioni di motonautica. Questo induce tutto il settore a una profonda riflessione.
La motonautica dovrebbe essere l’espressione sportiva dell’industria nautica ma non lo è più da anni. È inutile attribuire lo status di banco di prova per il diporto come avviene in settori come l’automotive: lo sport è ormai lontano anni luce dal suo mercato di riferimento. Le responsabilità sono evidenti ma noi vogliamo soffermarci solo sui fatti. Basta andare su Google e digitare alcune parole chiave per vedere i risultati. Lo facciamo sia in italiano che in inglese con tre semplici parole: motonautica (powerboat), incidente (accident), tragedia (tragedy). Il risultato è terrificante. Ben 92.500 risultati sulla ricerca in 0,21 secondi. Questi alcuni dei più eclatanti prima del Gabon: Cesare Vismara nel 2009, moto d’acqua, morto a Lake Havasu; Sanc Jean-Marc Sanchez e il suo copilota Mohammad Al Mehairi morti nel 2009 a Dubai in Classe 1. Senza contare i piloti americani e australiani dell’ultimo anno.
Per quanto riguarda la Class 1, per quasi 20 anni non c’erano stati gravi incidenti, poi in due anni e mezzo se ne sono registrati due fatali, con tre morti e un altro con gravi conseguenze. Il problema è che le barche sono le stesse ormai da molti anni. Quella dell’incidente in Gabon era vecchia di 10 anni e speriamo non scenda mai più in acqua. C’è da chiedersi chi abbia permesso a uno scafo con una struttura del genere di correre in tutte queste stagioni. Idem per quella dell’incidente di Dubai nel 2009.
Non è pensabile che nel 2012, con l’evoluzione della tecnologia e dell’ingegneria avvenute sia in campo nautico che nell’automotive (e relative discipline sportive), succedano ancora incidenti del genere. Forse dovremmo chiedere alle istituzioni perché hanno lasciato le discipline principali completamente nelle mani di promoter che sono aziende votate unicamente al business e che costringono il Circus Motonautico a vagare in luoghi spesso sconosciuti oppure a far da “giostra” in qualche emirato arabo.
è incredibile che il sistema permetta a chiunque di cimentarsi in uno sport così pericoloso. È necessaria una riflessione. Gli incidenti avvengono spesso per due motivi: poca prevenzione e istruzione (sicurezza passiva) e poca ricerca (sicurezza attiva). In motonautica sembra che molti degli aspetti cardine di tutto questo siano ignorati. Noi di Barche abbiamo dato spazio a questi argomenti e abbiamo ottenuto solo querele ma non ci facciamo intimorire e per questa ragione apriamo un forum con esperti e protagonisti del settore. Cosa fanno le federazioni sportive? Cosa sono in realtà? Come si diventa piloti? Sono rispettate le regole fondamentali dei tanti rulebook pubblicati? Da una prima analisi sembra di no.
William Nocker rientrava da una squalifica di cinque anni senza molta esperienza in Classe 1 (per lui era la prima gara) e il ferito ne aveva un’altra di due per doping.







