Vento d’estate

depressione baleari_13.08.2011

Durante la stagione estiva sono sempre più frequenti venti occidentali perturbati: analizziamo quali sono le cause e come evitare i loro effetti
di Gianfranco Meggiorin e Daniele Vitri

Per semplificare le situazioni di tempo perturbato partiamo da due casi tipo: le depressioni di origine atlantica che attraversano il Mediterraneo e le depressioni mediterranee che nascono, si sviluppano e muoiono sul posto. La depressione del mar Ligure, detta anche ciclogenesi, sul golfo di Genova è l’esempio più interessante. Mentre la prima situazione è più caratteristica del periodo autunnale e invernale, quando l’anticiclone delle Azzorre non riesce a proteggere il Mediterraneo dal transito periodico delle depressioni, la seconda si manifesta spesso in estate. Se l’anticiclone delle Azzorre non riesce  a “invadere” tutto il Mediterraneo occidentale, ma si ferma sulla penisola iberica o sulla Francia, le zone tirreniche risultano depressionarie e il flusso del maestrale è irruento e persistente, estendondosi sul Mediterraneo occidentale dalla valle del Rodano e portando aumenti del moto ondoso, specie sulle zone settentrionali di Corsica e Sardegna dove i venti su-biscono una maggiore accelerazione. Questi esempi di cattivo tempo perturbante e generalizzato sul Mediterraneo occidentale confermano la necessità di seguire con attenzione non solo la situazione locale ma anche le previsioni a breve e medio termine.
Vediamo di trarre da questa analisi alcune riflessioni. Innanzitutto va detto che è importante cercare di usare una fonte meteo comparativa. I vari centri che diffondono i bollettini del Mediterraneo, pur attingendo dalla stessa rete di osservazioni dell’Omm (Organizzazione meteorologica mondiale) elaborano le previsioni a seconda dei propri modelli e le confrontano con i dati raccolti dalle loro postazioni lungo le coste. Infatti i valori dei rilievi apportano un notevole contributo alla riduzione del margine di errore.
Chi intraprende una crociera, inoltre, deve poter prevedere di modificare l’itinerario senza seguire una rotta lungo le coste troppo battute da venti e dal mare dominante in quei giorni. Se il flusso è perdurante va valutata una rotta verso una zona meno esposta. In un caso specifico osservando l’instaurarsi del maestrale sul golfo del Leone per più giorni si può optare per zone più “ridossate”. Le carte sinottiche a più giorni, scaricate da internet, danno un colpo d’occhio sul flusso generale dei venti. La cosa che conta di più è il confronto della previsione con le situazioni osservate.
Gli equipaggi durante l’estate sono per lo più composti da gruppi familiari che ricercano condizioni meteo semplici. Nel caso di un flusso perturbato perdurante la necessità di muovere con mare poco mosso rischia di imporre lunghe soste nei porti. Tra le altre cose, sulle coste esposte, anche le caratteristiche “stanche” del vento non viaggiano di pari passo con la diminuzione del moto ondoso. Il mare, pur diventando meno “vivo”, mantiene la sua onda e ciò rende più difficile la decisione di mollare gli ormeggi.
Ancora una volta il giusto approccio resta quello di osservare attentamente il barometro e i venti in atto, cercando di paragonarli con le informazioni meteo dei bollettini e dei modelli matematici. In generale un flusso perturbato da WNW sulle zone tirreniche è anticipato da venti dai quadranti meridionali. Se la depressione si sposta a Est i venti ruoteranno ai quadranti settentrionali. Ecco, in questa fase è  probabile che vi sia o che si formi un fronte temporalesco.
Spesso, prima del passaggio nuvoloso frontale, si osserva un calo del vento, talvolta di alcune ore; poi transita il fronte più o meno velocemente. Il momento dei maggiori rinforzi del vento dai quadranti è proprio coincidente con l’arrivo del fronte temporalesco con le prime schiarite post frontali.
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(Agosto 2012)