Consultare le fonti nel mare nostrum

Nel Mediterraneo, per una stessa zona marittima, è possibile acquisire varie informazioni da centri diversi. Conoscere i limiti di un’indicazione meteo significa poter usare in modo più critico e tecnico le previsioni    di Gianfranco Meggiorin e Daniele Vitri*

Tra le principali fonti di riferimento ci sono il bollettino Meteomar, elaborato dal Servizio meteorologico dell’Aeronautica militare, l’informazione Météo France che copre tutto il versante occidentale del Mediterraneo, quella prodotta dal Marine Weather Service di Amburgo che riguarda, zona per zona, tutta l’area e soprattutto i bollettini MetArea del sistema di sicurezza Gmdss. Tutte queste informazioni sono facilmente consultabili via internet.
In condizioni di tempo anticiclonico e non perturbato o in situazioni meteomarine avverse per forti flussi di venti generalizzati, tutte le fonti meteo appaiono abbastanza allineate e concordi sia nelle previsioni che nell’emissione di eventuali avvisi.
Le cose si complicano, e di molto, quando il tempo è in costante evoluzione poiché i sistemi si spostano velocemente. In questi casi le previsioni, anche quelle storicamente più affidabili, entrano in discordanza sia sull’entità dei fenomeni che sulla tempistica degli eventi. Capita piuttosto di frequente e la capacità del navigante di posizionarsi a livello meteo e di osservare e interpretare l’evoluzione del tempo sulla propria zona e rotta risulta decisiva e fa la differenza.
All’interno di un anticiclone perdurante o durante un flusso di vento di gradiente persistente le previsioni mostrano un buon indice di affidabilità e sono per lo più concordi. Nel caso invece che i sistemi viaggino veloci ed evolvano rapidamente le previsioni denotano un indice di affidabilità assai minore. Altri fattori decisivi risultano le turbolenze orografiche e le condizioni di instabilità.
Proprio a proposito di quest’ultima, ricollegandoci ai fenomeni temporaleschi, va sottolineato che quando le carte sinottiche o i bollettini ne evidenziano la presenza, i modelli meteomarini, che oggi tutti i naviganti consultano sul web, risultano spesso falsati. Conoscere questo limite vuol dire consultare con più metodo anche le rappresentazioni grafiche dei modelli che mostrano la forza e la direzione del vento attraverso il “campo dei venti”. In pratica i modelli, nonostante gli straordinari progressi, non sono ancora così “intelligenti” da poter interpretare correttamente le condizioni meteomarine, ad esempio al passaggio di un fronte o di una linea temporalesca.
Tutto ciò è apparso evidente nel corso del periodo primaverile  quando, rispetto a condizioni meteomarine indicate maneggevoli su vaste zone, si sono avuti frequenti groppi, raffiche e tempo perturbato proprio in coincidenza delle linee di instabilità. Queste linee, ben identificate tramite le carte, il Meteosat e i radar meteorologici, risultano poco evidenti attraverso la sola consultazione dei modelli meteomarini.
Questa è un’altra buona ragione per consultare non solo i modelli relativi alla propria zona ma anche quelli delle zone limitrofe che, inevitabilmente andranno a interferire sul tempo meteo locale poiché le previsioni si basano sullo studio dello spostamento delle masse d’aria.
A titolo di esempio, se si dovesse intraprendere la traversata dello Ionio, da Crotone e Corfù, sarebbe una leggerezza affidarsi alla sola previsione relativa a quell’area marittima senza dare un’occhiata anche alla previsione dell’Adriatico meridionale. Se, in effetti, sullo Ionio fossero previsti venti deboli di direzione variabile e mare poco mosso – condizioni ideali per una barca planante – la presenza di un moderato flusso da NNW sul basso Adriatico potrebbe, per effetto dell’accelerazione dei venti sul canale d’Otranto, determinare venti più sostenuti del previsto anche sulla nostra rotta. Questi ragionamenti, se fatti a bordo, aiutano a utilizzare meglio il bollettino e ad adattarlo alla propria navigazione.
* www.navimeteo.it

(Luglio 202)