Ridurre l’aliquota iva, premiare – e non tartassare – chi compra onestamente una barca, essere più giusti verso un settore serio che ha sempre creato indotto
Pubblichiamo la lettera che Mirco Dellapasqua ha inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera
Egregio signor Presidente,
sono Mirco Dellapasqua, titolare di un cantiere nautico fondato nel 1959, agli albori del boom economico italiano, oggi conosciuto in tutto il mondo. Le scrivo questa lettera per metterla al corrente del fatto che il settore nautico italiano, fiore all’occhiello del made in Italy a livello internazionale, già agonizzante per via della prolungata crisi economica, sta morendo sotto i colpi della governance del nostro Paese.
La crisi economica si sente ma non è il motivo principale di quello che sta avvenendo nel nostro settore, che le ricordo non ha e non ha mai avuto bisogno di sovvenzioni statali, si è sempre retto sulle proprie forze creando un notevole indotto e generando un enorme gettito per le casse dello Stato; la cause prime sono l’aumento della pressione fiscale e ancora di più il “terrorismo” mediatico scatenato sui possessori di imbarcazioni. Persone che, nonostante tutto, vorrebbero cambiare la barca esistono ancora, ma sono terrorizzate dal farlo.
Le posso assicurare che la “vera” nautica è formata da gente seria, da amanti del mare, e quando una persona ha la possibilità di acquistare una barca senza aver nulla da nascondere ritengo che debba essere premiata e non penalizzata, soprattutto in questo momento drammatico.
Solo facendo spendere denaro a chi ne ha possiamo fare in modo che l’economia ricominci a girare, cessando l’utilizzo della cassa integrazione per le nostre maestranze specializzate, a noi tanto care.
Non si può pensare di aumentare le aliquote iva in un settore completamente fermo, il risultato matematico sarebbe comunque ZERO e comporterebbe la chiusura di altre aziende e la perdita di ulteriori posti di lavoro.
Il leasing nautico italiano, che ha dato e tolto tanto a noi costruttori, oggi non è più proponibile visti gli alti tassi d’interesse, per cui a mio avviso l’unica soluzione potrebbe essere la seguente.
– Ridurre l’aliquota iva al 10% per i prossimi 2 anni, tempo minimo previsto perché passi la crisi; noi riprenderemmo a vendere imbarcazioni e lo Stato avrebbe una entrata minore ma certa; meglio poco che niente! Le aziende storiche e serie come la nostra non chiuderanno, faranno lavorare i dipendenti e creerebbero l’indotto ormai perduto; questo genererà altro gettito per le casse statali e futuro per i giovani.
– Premiare psicologicamente chi non ha nulla da nascondere e vuole acquistare una barca invece che tartassarlo con mille controlli non appena messo un piede a bordo (per esempio dopo il primo controllo si potrebbe esibire un semplice adesivo che indichi agli altri Corpi che è tutto in regola); non fare di tutta l’erba un fascio.
– Essere meno pignoli e più equi nello stilare tabelle come redditometri/spesometri che non tengono conto di molti fattori e si dimostrano spesso inadeguati; non si può equiparare un armatore che ormeggia la barca in un pontile comunale a quello che ormeggia a Porto Cervo e neppure quello che svolge le manutenzioni personalmente e in economia al proprietario che, invece, si rivolge a centri specializzati, l’armatore che consuma migliaia di litri di gasolio e quello che consuma pochissimo rimanendo in rada.
Nella mia vita professionale ho incontrato clienti che preferivano sacrificarsi per comprare la barca piuttosto che la casa, rimanendo in un piccolo appartamento in affitto e non cambiando mai l’auto.
Esistono ancora persone oneste che lavorano duramente tutta la settimana per poi rilassarsi in mezzo al mare, e sono quelle persone che spesso hanno contribuito a creare l’immagine e l’economia del nostro Paese. Nemmeno per i più appassionati è possibile godersi la barca nel terrore!
Nella speranza che questa lettera scritta in “sofferenza” possa servire a far sì che si cominci a pensare finalmente alla nautica come “risorsa” per il nostro sistema e a far invertire la rotta presa, voglia gradire il mio omaggio e i più cordiali saluti.
Mirco Dellapasqua
(Luglio 2012)






