
Il sigaro del mese fotografato su un’opera di Paul Cezanne, 1875, Afternoon in Naples, National Gallery of Australia, Canberra.
Cuba nell’humidor – II. La tradizione
Proseguendo nell’excursus sul sigaro cubano che intendo proporre ai lettori, questa volta mi dedicherò ai puros, che rappresentano la tradizione più vera e consolidata dell’isola caraibica
di Mark Bosshard
Se si parla di puros, tre sono i nomi d’obbligo: Montecristo, Partagas e Hoyo de Monterrey. Quanto alla prima marca, in assoluto la più celebre (e celebrata) nel mondo, suggerirei il n. 2 (forte e gustoso) e l’elegante e raffinato Especial. Per Partagas, invece, il deciso Serie D n. 5 e il monumentale ma morbido Lusitania e – per Hoyo de Monterrey – gli Epicure n. 1 e 2, senza scordare qui il grande formato del double corona. Quanto a Cohiba (marca che, è bene ricordarlo, è stata creata molto più tardi e dunque appartiene a una tradizione “minore”) proporrei invece l’esplendido e il massiccio Siglo VI. Non possono infine mancare nell’“humidor della tradizione” il Churchill di Romeo & Julieta e il n. 2 di Hupmann. Ci si rivede alla prossima (terza e ultima) puntata di questa “miniserie”, in cui elencherò quelli che – senza vincolo di reperibilità e di budget – ritengo essere i migliori sigari cubani prodotti nelle ultime due decadi.
Hoyo de Monterrey “Short piramide” Ed. lim. 2011
Otto anni dopo lo strepitoso Piramide edizione limitata del 2003, Hoyo ritorna sulla vitola con questa versione “accorciata”. L’aspetto è quello tipico: capa chiara, setosa e regolare che emana aromi di cuoio. La fumata si apre leggera, con sapori di terra ed erba che, nella seconda parte, evolvono verso gusti più morbidi e cremois, accompagnando alla terra un sentore di nocciola e punte di vaniglia. Tiraggio e combustione sono regolari. Sigaro di sicuro ben confezionato e piacevole, ma nulla più che corretto: davvero niente a che vedere con il grandioso piramide del 2003.
(Luglio 2012)






