PORTI ITALIANI

IMP. SPECIALE PORTI
Porto nostrum

157 mila, approdo più approdo meno, è il numero di posti barca contati nel nostro Paese che, nonostante burocrazia, critiche e problemi congiunturali, prova a migliorare la situazione dei porti, costruendone nuovi e ampliando quelli già esistenti. In alcune Regioni c’è l’imbarazzo della scelta, in altre meno, ma una cosa è certa: la nostra costa è tutta da visitare
di Silvia Montagna

La portualità è sempre stata un argomento molto dibattuto in Italia: la carenza di posti barca, i servizi non all’altezza delle aspettative dei diportisti, i costi mediamente elevati.
Il nostro Paese con i suoi numerosi chilometri di coste – oltre 7.500 – e le sue regioni turistiche è a tutti gli effetti un luogo ideale per trascorrere le vacanze in barca e quindi si stanno compiendo molti sforzi per cercare di migliorare la situazione della portualità, ma è spesso la burocrazia che frena le iniziative private, a partire dalle autorizzazioni per il via a lavori che comunque richiedono anni per la realizzazione.
Le strutture ricettive si dividono, secondo il Rapporto sul turismo nautico 2011 (studio di riferimento dal quale abbiamo preso i dati numerici di questo articolo), in marina, porti turistici a tutti gli effetti, porti polifunzionali – costituiti da una pluralità di tipologie di strutture al cui interno vi è una porzione utilizzata esclusivamente per la nautica da diporto e prevalentemente di proprietà ma a gestione pubblica – e punti di ormeggio, ossia tutte quelle infrastrutture stagionali non dotate di banchine fisse. Ma qual è la situazione attuale? C’è da dire che negli ultimi anni, il numero delle strutture ricettive è cresciuto molto in tutta la penisola, anche se non in modo omogeneo, e vi sono ancora molte zone costiere con una scarsa possibilità di ormeggio. Nel 2011 sono stati contati 157.000 posti barca (contro i 153.027 del 2010) concentrati soprattutto in Liguria (21.716, pari al 13,8% del totale) e Sardegna (20.175, pari al 12,8%). La Sicilia è la regione in cui negli ultimi anni è stato maggiore lo sviluppo, seguita da Emilia Romagna e Veneto. Semplificando in un discorso generale, che comprenda tutte le tipologie di approdo esclusa quella industriale commerciale, si può affermare che le strutture portuali vocate al diportismo nautico sul territorio sono concentrate soprattutto in Sicilia (86), Sardegna (78), Liguria (51), Friuli Venezia Giulia (38), Veneto (48), Toscana (43), Puglia (45) Lazio (28), Emilia Romagna (24). All’ultimo posto si trovano il Molise (2), la Basilicata (3), l’Abruzzo (8), le Marche (11) e la Calabria (13).
Si sa che negli anni le lunghezze delle imbarcazioni sono aumentate molto e una ricettività efficiente dovrebbe prevedere (dove i fondali lo consentono) di fare ormeggiare imbarcazioni superiori ai 24 metri. Sono 195 le strutture in tutta Italia in grado di farlo e molte di quelle esistenti si sono adeguate con lavori di ristrutturazione e di ampliamento. La leadership di questo settore è in mano alla Sicilia, seguita dalla Sardegna e dalla Liguria.
Se si dà uno sguardo generale alla cartina dell’Italia (Figura 1, p. 65) si può affermare quindi che la maggior parte dei posti barca sono disponibili nei porti affacciati sul mar Tirreno (57,9% del totale), mentre il restante  è suddiviso tra l’Adriatico, quasi un terzo, e lo Ionio (compresa la costa meridionale della Sicilia) con poco più del 10% del totale.
E quanto costano?
Per quanto riguarda le tariffe delle imbarcazioni in transito – e quindi quelle che interessano di più il diportista in vacanza – sono ovviamente influenzate dalla tipologia di struttura e dalla loro localizzazione, ma il Rapporto ha definito una forbice che va dai 27 ai 45 euro al giorno per i natanti, da 42 a 70 euro per le imbarcazioni dai 10 ai 12 metri, da 69 a 107 euro per le imbarcazioni tra i 12 e i 18 metri, da 120 a 191 euro per quelle superiori ai 18 e dai 200 ai 494 per le navi da diporto (oltre 24 metri). È al Sud che si risparmia di più e, a seguire, nell’alto Adriatico, mentre le tariffe maggiori si riscontrano nell’alto Tirreno e centrale.
Quali devono essere i servizi presenti in un porto?
Partendo dal presupposto che requisiti primi e fondamentali richiesti in una struttura ricettiva dovrebbero essere la gentilezza e la cortesia del personale che accoglie il diportista, in un porto efficiente non devono mancare mai rifornimento carburante, acqua, energia elettrica in banchina, scivolo, scalo d’alaggio, gru, travel lift, servizi igienici, servizi antincendio, servizi meteo, assistenza motori e attività di manutenzione. A questo si devono aggiungere la presenza di cime e bitte per legare bene la barca, il sistema di evacuazione delle acque nere di bordo e la raccolta dei rifiuti o una connessione wi-fi accessibile dai diportisti. In una buona struttura portuale, inoltre, la banchina dovrebbe potere essere comodamente raggiunta da un parcheggio limitrofo, e vicine, se non al suo interno, dovrebbero trovarsi alcune attività commerciali come bar, supermercato, farmacia, bancomat, lavanderia e un’infermeria.
Molti nuovi marina si contraddistinguono per avere dei servizi più raffinati, come il catering per organizzare feste e cene a bordo, la consegna della spesa o la pulizia. Altri offrono addirittura appartamenti da affittare per chi non volesse dormire in barca, da tenere per la sola stagione o da comprare se si decidesse di eleggere quel porto ideale per lasciare durante l’anno la propria imbarcazione.
Di seguito vi presentiamo una selezione di porti divisi per regioni, riassumendone le caratteristiche, per aiutarvi a scegliere almeno una tra le belle mete dove trascorrere una vacanza in barca.

(Giugno 2012)