Sotto la lente
Il documento redatto dall’Osservatorio nautico nazionale analizza i riflessi che il diporto genera a livello territoriale, ambientale, produttivo ed economico. Questa terza edizione è arricchita anche da un utile atlante nautico e dal NaQI, indice di qualità dei porti*
di Laura Biazzi
È un punto di riferimento che, ormai da tre anni, è diventato uno strumento attendibile e utile per chiunque debba pianificare, decidere o investire nel diporto. Oltre a produrre dati e ricerche originali, il Rapporto ha l’obiettivo di mettere a sistema una gran quantità di informazioni esistenti, in modo da ottenere un quadro d’insieme scientificamente sostenibile e farne, appunto, un utile strumento di conoscenza.
All’interno vengono trattate varie tematiche, tra cui il parco nautico e la ricettività delle nostre coste, l’evoluzione delle strutture portuali nell’ultimo quinquennio, la gestione dei porti e l’impatto economico del diporto sul territorio.
Considerando l’anno 2010, si contano 102.041 unità da diporto iscritte negli uffici marittimi; di queste, 19.247 sono a vela e 82.546 a motore. La grande maggioranza (54,9%) riguarda natanti fino a 10 metri, seguiti dagli scafi da 10 a 12 metri (22,4%) e da quelli tra 12 e 18 metri (19,7%). Quelli superiori ai 24 metri sono solo lo 0,2%. Analizzando la scomposizione per Regione si evidenzia come le prime quattro per unità immatricolate (Liguria, Campania, Toscana e Lazio) arrivano a coprire oltre il 58% del totale parco nautico con più di 59 mila unità. Le barche non immatricolate, secondo un calcolo approssimativo vista la mancanza di fonti ufficiali, dovrebbero attestarsi intorno alle 617.941 unità, ossia l’83,5% del totale complessivo. Si tratta di derive, natanti per uso sportivo, kajak, unità a remi, a vela senza motore, a motore con piccoli fuoribordo.
Nel volume si evidenzia per il 2011 l’esistenza di oltre 157.000 posti barca (contro i 153.027 del 2010), concentrati soprattutto in Liguria (21.716, pari al 13,8% del totale) e Sardegna (20.175, pari al 12,8%). Nel quinquennio 2007-2011 il numero di infrastrutture portuali sul territorio nazionale ha registrato un incremento di oltre il 7,6% raggiungendo le 540 unità di cui 348 porti polifunzionali, 116 punti di ormeggio e 76 porti turistici.
In Italia i posti barca, se rapportati al parco nautico, sono decisamente inferiori agli altri Stati europei: per esempio, in Turchia, Spagna e Francia il rapporto unità/posto barca arriva al massimo al 2,1, mentre nel nostro Paese raggiunge il 3,8.
Dal punto di vista della gestione economica, le imprese portuali mostrano evidenti sofferenze non tanto nella gestione caratteristica, quanto nell’area tributaria (a causa dell’esponenziale aumento dei canoni delle concessioni demaniali) e finanziaria.
Chi naviga e quanto spende?
I diportisti sono stati oggetto di analisi, dal 2009, con lo scopo di tracciarne un profilo idoneo. I risultati mostrano come l’84,9% di chi va per mare è di sesso maschile, il 31,9% ha un’età compresa tra 41 e 50 anni e il 35,7% tra i 51 e i 70 (tra i 20 e i 40 sono solo il 17,6%). Il 45% circa è diplomato, mentre il 42,6 ha una laurea. La media dei giorni di navigazione annuali si aggira sui 60.
Per quanto riguarda la spesa giornaliera procapite dei diportisti stanziali nei marina, l’indagine (realizzata su 110 porti e 850 diportisti su tutto il territorio nazionale e riferita all’anno 2010) ha evidenziato che è pari a una media di 102 euro (dai 45,7 dei possessori di natanti, agli oltre 430 di chi naviga su superyacht). Più in particolare, circa 58 euro sono destinati alla ristorazione, mentre 38 vengono spesi in shopping giornaliero. All’anno si calcola una spesa media di 5.949 euro, ma va segnalata la grande differenza tra possessori di navi da diporto (30.499 euro) e, per esempio, natanti (2.872 euro).
Infine, ulteriore novità dell’edizione 2012 del Rapporto sul turismo nautico, l’Atlante tematico della nautica, il primo esempio in Italia di un’opera cartografica su scala mondiale, europea, italiana e provinciale (36 tavole) dedicata al settore della nautica da diporto.
Gli intermediari del diporto
Lo sviluppo del turismo nautico passa anche per l’attività degli operatori che facilitano l’acquisizione della barca o la mettono a disposizione per il periodo richiesto dal diportista. Il Rapporto ha pubblicato i risultati di un’indagine sul settore dei broker, che comprende varie realtà aventi come core business l’intermediazione alla vendita di unità da diporto. A fianco di tale attività queste aziende possono offrire una serie di servizi accessori e correlati al bene barca (dalla assistenza post-vendita a quella per la crociera fino alla locazione e noleggio). Il 57,8% di queste imprese sono società di capitale, mentre il restante è composto da società di persone. Sono ubicate per lo più in Toscana (28,6), Lombardia (14,3%) e Friuli (14,3%) seguite da Liguria (9,5%) e Veneto (9,5%). Per quanto riguarda la loro clientela, si suddivide in italiana (82,5%), Ue (14,8%) e extra Ue (2,7), mentre il fatturato, per la maggioranza di queste società (33,3%) è inferiore ai 50 mila euro (per il 25% è compreso tra 100 e 200 mila euro, per l’8,3% tra 50 e 100, per il 16,7% oscilla tra uno e due milioni di euro). Le barche vendute sono per lo più usate (70,3%) e a motore di lunghezza inferiore ai 10 metri (44,3%), seguite da quelle tra i 10 e i 24 metri (34,9%) e da quelle a vela (16,4%).
(Giugno 2012)







