Michele de Lucchi


La bellezza della tecnologia
Architetto e designer, è il padre della lampada Tolomeo: elegante, scandita nel segno lieve, preciso, la lampada è oggetto senza tempo, esclusivo nonché, di fatto, ubiquo
    di Decio G. R. Carugati

«Penso che il design rappresenti un dibattito sempre aperto – dichiara Michele De Lucchi – e quindi che il ruolo del designer sia proprio quello di attivare il dibattito. Se in passato l’artista era colui che mostrava agli uomini le bellezze della natura, il designer oggi è colui che deve far vedere agli uomini le bellezze della tecnologia». Ecco allora l’importanza dell’approccio, quando «nel campo del design le grandi industrie e anche i grandi Gruppi multinazionali non riescono più a sperimentare, cercano di creare artificialmente ragioni per una ricerca innovativa con molta fatica e pochi risultati». I modi, ancora prima dei mezzi, distinguono il rapporto design  industria. Emblematico, sin dal 1987 il caso Tolomeo per Artemide, tra le “macchine minime” di De Lucchi, la più conosciuta. L’apparecchio, Compasso d’Oro nel 1988 è tutt’oggi best seller indiscusso sulla totalità dei mercati. «Devo la prima idea a una mia sperimentazione, constatando come, con un piccolo braccio di leva, si può sospendere un’asta alla quale appendere qualcosa. Presento lo schizzo del meccanismo a Ernesto Gismondi, e i suoi tecnici per lungo tempo tentano invano di farlo funzionare. Ritengo ormai persa la partita, quando ricevo una telefonata di Ernesto: “Corri subito, la tua macchina funziona”». La flessibilità e l’adattabilità del modello contribuiscono non poco al successo planetario della serie prestandosi alla declinazione di differenti destinazioni d’uso, da tavolo, da parete, da terra, da lettura, a faretto, a pinza e persino in versione micro, di ridotte dimensioni. La scelta del materiale, alluminio, l’assunto che racchiuso nel piccolo efficace meccanismo asseconda dolce il movimento, la rendono presenza gradita e gratificante, utile in ogni ambito del vivere, dal privato al pubblico, testimone della contaminazione in atto tra i luoghi del lavoro e del domestico. «Il design industriale – conclude De Lucchi – è diverso dall’architettura, ma è come l’architettura. C’è infatti il design nato dal magma del problema, della forma, della tecnologia e quello nato dal magma dell’architettura. I due approcci sono molto diversi e raramente si incontrano. Sono molto contento e soddisfatto comunque perché penso che l’atteggiamento di un architetto-designer sia più ricco e penso che nel futuro questi valori umanistici saranno molto apprezzati».

Michele de Lucchi
È, negli anni dell’architettura radicale sperimentale, tra i protagonisti di movimenti quali Cavart, Alchimia e Memphys. Nell’arco del suo fare ideativo disegna prodotti per Artemide, Dada Cucine, Kartell, Matsushita, Mauser, Poltrona Frau. Dal 1992 è responsabile del design Olivetti. Numerosi i riconoscimenti internazionali, dal Good Design (Giappone) al Compasso d’Oro, Premio Smau, Office Design Eimu (Italia), Architektur und Office, Deutsche Auswall, ID Magazine, (Stati Uniti). Opera negli studi di Milano e Roma.

(Giugno 2012)