Zuccon International Project, forma e funzione Zuccon International Project, forma e funzione
Lo studio Zuccon International Project  è l’esempio di come si traduca in concreto l’idea di forma e funzione. Abbiamo incontrato Bernardo e Martina Zuccon: diversi e... Zuccon International Project, forma e funzione

Lo studio Zuccon International Project  è l’esempio di come si traduca in concreto l’idea di forma e funzione. Abbiamo incontrato Bernardo e Martina Zuccon: diversi e complementari, sono giovani architetti di talento che hanno già mostrato il loro valore con progetti di successo

di Francesco Michienzi – foto Andrea Muscatello

L’uomo e il suo rapporto con le cose e con l’ambiente è il tema dei temi. Chi si occupa di architettura e di design non può prescindere dall’indagare a fondo questo argomento. Chi progetta una barca si trova ad affrontare un supplemento di complessità ancora più importante. Per farlo con successo ci vuole conoscenza, studio, capacità di analisi, intuizioni e una grande cultura che non si sviluppa per caso. Il disegno di una barca è il frutto di un lavoro meticoloso che richiede doti non comuni che devono essere coltivate come una piantina accudita amorevolmente con costanza e passione.

Zuccon International Project

Perini 75 m

Ci vuole la pazienza e la saggezza del sapere tramandati con generosità. La Zuccon International Project è come un grande giardino dove le pianticelle hanno trovato il loro habitat ideale e da piccoli semi si sono trasformate in alberi maestosi. Abbiamo incontrato Martina e Bernardo, due facce della stessa medaglia. Con il padre sono l’anima della Zuccon International Project, lo studio fondato da Gianni Zuccon e Paola Galeazzi nel 1972. Ci dice Bernardo:

«Il ruolo primario dell’architettura è quello di permettere alle persone di vivere meglio. Bisogna uscire dal concetto di stile, di gusto, di lusso, da tutte queste terminologie effimere, che apparentemente rappresentano quello che ruota attorno a un’imbarcazione. Mi piace pensare che la barca sia un luogo e non un oggetto. Sperimentazione e ricerca e un pizzico di coraggio. C’è una frase di Leonard Cohen, che dice che c’è una crepa in ogni cosa però è da lì che potenzialmente può uscire della luce. Nel nostro lavoro è fondamentale avere la capacità di indagare territori complessi come quello della nautica dalle cui crepe potrebbero arrivare le occasioni per poter creare delle nuove opportunità. Nel Buddismo si dice che ogni problema è una potenziale opportunità, quindi è meglio porseli per provare a trovare delle soluzioni, perché quelle soluzioni porteranno a delle reali opportunità e questa è la sfera progettuale che deve essere colta maggiormente».

Zuccon International Project

Bluegame 42 e 62

Su queste basi la Zuccon International Project ha lavorato negli anni per accompagnare le varie fasi di progettazione. Una convergenza progressiva verso un approfondimento e una cura dei dettagli sempre maggiori, secondo le esigenze del committente e dell’imbarcazione e un’attenta analisi delle problematiche e delle strategie per risolverle. Le idee diventano tratto, prendono forma all’interno del progetto e si trasformano in realtà.

Lo studio di architettura di Roma è come una grande fucina rinascimentale che integra il sapere dei maestri con i giovani talenti. Si respira forte la voglia di esplorare strade ancora sconosciute. Una volontà che alimenta nuove motivazioni che si sono tradotte in collaborazioni con i cantieri Sanlorenzo e Perini Navi.

Chiediamo a Bernardo come il suo lavoro in Zuccon International Project  si integra con quello di Martina. «Questa storia è bella e io la trovo molto affascinante perché ti fa capire come la natura umana, il concetto di genetica e il DNA a volte siano estremamente coerenti. Questo Studio è stato costruito su un principio di compensazione che hanno avuto nostra madre e nostro padre. Dove lui si fermava iniziava il percorso di lei e viceversa. C’era una sinergia talmente forte che permetteva di creare un meccanismo che ha funzionato alla perfezione. Mio padre ha una tendenza naturale a una sfera più simile a quella che ho io, predilige il concetto, di ideazione, di definizione stilistica. Papà è bravo a raccontare la storia di un progetto che poi si sarebbe realizzato e mia madre era lo strumento chiave per poter tradurre quest’idea in qualcosa di concreto. Questo è quello che succede esattamente tra me e Martina, io inizio a raccontare una storia a Martina, lei mi guarda e mi dice di non preoccuparmi, insieme poi la mettiamo su carta. Oggi non potrei fare questo lavoro senza mia sorella. So che la mia competenza, la mia professionalità, la mia attitudine e la mia coscienza progettuale sarebbero molto più deboli se non ci fosse Martina e ritengo che questa sinergia sia esattamente la traduzione di quello che successe ai nostri genitori. Per questo mi piace dire che il concetto di DNA a volte è estremamente coerente con sé stesso».

Sanlorenzo 44A LLOY

Sanlorenzo 102

Facciamo la stessa domanda a Martina che fa emergere il suo essere una donna molto concreta. «Io e Bernardo siamo molto diversi caratterialmente, per cui la discussione tra noi è sempre stata all’ordine del giorno fin da quando eravamo piccoli, io più grande, lui maschio, ma oggi la differenza di età non si sente più. Tra noi non c’è competizione, perché abbiamo delle caratteristiche molto diverse, lui lavora su alcune parti e io su altre; lui è espansivo io sono più chiusa e tendo meno ad apparire. Dentro lo Studio abbiamo un grande equilibrio, lui si occupa di tutta la parte che riguarda gli esterni. A lui piace lavorare nella fase preliminare, coordina tutti i ragazzi che seguono tutta la parte iniziale, io mi occupo del passaggio tra i preliminari e tutte quelle informazioni che servono per costruire la barca, quindi modelli matematici per le frese, di struttura della barca, dei piani generali e dei volumi. Cerco sempre di trovare qualche soluzione diversa a livello distributivo».

Ci dice ancora Martina «Quello che mi dà più soddisfazione nel mio lavoro è affrontare temi e problematiche progettuali diversi di volta in volta. Il nostro non è mai un lavoro ripetitivo. Anche sei fai sempre la stessa barca nelle sue declinazioni, ti trovi ogni volta di fronte a degli scenari nuovi. A me piace fare tutto, mi piace avere il controllo di tutto il processo progettuale e avere ogni volta uno stimolo nuovo».

Zuccon International Project

Sanlorenzo 44 ALLOY

Abbiamo chiesto a Martina di parlarci di una delle esperienze progettuali più significative per lei. «Progettare il Ferretti 510. Si trattava di una barca di cui mi sono occupata solo dopo pochi mesi che ho iniziato a lavorare, nel 2005. È stato il primo modello che come impianto di layout e di organizzazione ha adottato il concetto di camminare sul main deck ribassandolo sul letto della cabina a centro barca. Avere su una barca di 50 piedi la cabina armatoriale a centro barca, tredici anni fa, non era così consueto come oggi.
Da un punto di vista professionale è stata per me una sfida vinta. L’incastro volumetrico è stato sicuramente il primo approccio vero e importante».

Mentre il progetto del Sanlorenzo 102 asimmetrico è stato molto forte dal punto di vista emozionale. «Siamo andati a vedere il 102 e devo dire che ti emozioni di più sulle barche dove sei stata ore e ore a lavorare. Mi sono emozionata parecchio quando abbiamo visto l’assemblaggio tra la sovrastruttura e la coperta, la sentiamo un po’ nostra come barca, è sempre una bella soddisfazione vedere il prodotto alla fine. Dopo aver parlato per due anni, elaborando rendering, immagini, disegni e schizzi finalmente vedi il prodotto e dici allora è vero, la vedremo, quella è la parte di grande soddisfazione e di emozione».

Anche per Bernardo il Sanlorenzo 102 rappresenta per Zuccon International Project un progetto di particolare intensità emotiva.«Questa barca rappresenta una traduzione perfetta della volontà di innovare, di sperimentare alcuni territori parzialmente inesplorati. Non è la prima volta che nel mondo della progettazione si lavora su questo concetto; la natura stessa è asimmetrica, il corpo umano stesso è asimmetrico. Parliamo di elementi archetipici. Quello che abbiamo tradotto in questo concetto è il tema dell’ibridazione tipologica. Nell’edilizia di fine ‘800 nascono le tipologie abitative, la casa a corte, la casa a patio, la casa a torre, ovvero delle diverse declinazioni di potenzialità di vita all’interno di un luogo domestico per cui gli ambienti sono gli stessi, ma la struttura della casa cambia per fornire degli scenari funzionali che siano differenti tra di loro seppure pensati verso lo stesso obiettivo comune, cioè far vivere l’essere umano nel migliore dei modi. Il concetto di asimmetria fa sì che l’ambiente barca non si snaturi completamente e mantenga una buona connessione con tutto quell’aspetto romantico e tradizionalista del mondo degli armatori cercando di spostare i punti di vista e trovando delle nuove chiavi di lettura».

(Zuccon International Project – Barchemagazine.com – Settembre 2018)

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