Yacht Design, cosa è successo negli ultimi 10 anni? Yacht Design, cosa è successo negli ultimi 10 anni?
Questo è il primo di due articoli dedicati all’evoluzione dello yacht design nell’ultimo decennio. In questo numero prendiamo in esame le navi da diporto custom... Yacht Design, cosa è successo negli ultimi 10 anni?

Questo è il primo di due articoli dedicati all’evoluzione dello yacht design nell’ultimo decennio. In questo numero prendiamo in esame le navi da diporto custom e semi custom. Successivamente ci occuperemo delle imbarcazioni di serie 

di Maria Roberta Morso

Yacht Design

Wally Power

 

Nel mondo dello yachting gli anni corrono in fretta scanditi dagli appuntamenti nautici internazionali e, rimbalzando da Cannes a Monaco, da Ft. Lauderdale a Miami e Genova, ma anche destinazioni più lontane quali Singapore o l’Australia, assistiamo a una evoluzione del design figlia dei tempi e delle esigenze del mercato.

Dove porta il vento? Quali imbarcazioni hanno rappresentato una svolta nello yacht design? Quali elementi configurano una tendenza. Il periodo che abbiamo deciso di analizzare è relativamente breve, 2007-2017, ma al suo interno è contenuto un anno topico, il 2008.

La crisi finanziaria internazionale esplosa in quell’anno ha rappresentato, per il mondo nautico, un vero punto e a capo. Coloro che si erano voluti illudere che il mercato potesse crescere in eterno e avevano fatto investimenti azzardati, non ci sono più.

Chi è sopravvissuto alla bonaccia piatta del mercato, ha invece dovuto affrontare una fase di profonda riflessione su strategie aziendali e commerciali, nonché su scelte stilistiche e innovazione produttiva e tecnologica.

«Nel pieno della crisi decidemmo di trovare un modo per essere appetibili sul mercato», dichiarò in un’intervista Vincenzo Poerio, CEO Benetti. «Il nostro obiettivo era quello di tagliare i tempi di costruzione degli yacht custom, uno degli ostacoli principali in quell’importante segmento del mercato». 

Una delle strade intraprese da molti cantieri produttori di grandi yacht, fu infatti quella di sviluppare delle piattaforme navali con relativa ingegnerizzazione per poter tagliare drasticamente – anche di 6-8 mesi – i tempi di consegna. Lo yacht avrebbe avuto comunque le caratteristiche di un custom in quanto gli armatori avrebbero potuto scegliere le linee dello scafo dal galleggiamento in su, la sovrastruttura e il layout.

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Wider 150

A prescindere dalla crisi e dai suoi contraccolpi, direi che in generale, tranne pochi casi di autentica innovazione, l’evoluzione dello yacht design avanza lentamente e assai cautamente, guidata prevalentemente da logiche commerciali. Questa considerazione ha un retrogusto amaro e mi fa ricordare quello che sentii dire ad uno che di successo commerciale se ne intende: “La barca bella è quella che si vende!”.

Capisco il punto di vista, ma non mi piace questo approccio. La barca bella è quella bella, quella nata da un processo creativo non banale, con lo sguardo rivolto, metaforicamente, in alto. Quella che si vende può essere tutt’al più una buona barca, un buon prodotto adatto alle richieste del mercato.

Capisco che se i conti non tornano la creatività del designer rimane un puro esercizio stilistico, ma non parliamo impropriamente di bellezza, lasciamo le due categorie separate.

Personalmente sono estremamente grata a coloro che, mossi dalla passione e da una visione di grande respiro, poco o nulla legata al fattore economico in sé, rischiano e gettano i semi dell’evoluzione, anche se i frutti saranno spesso altri a raccoglierli.

Come non pensare a Luca Bassani che con i suoi Wally ha dato una sferzata alla vela prima e al motore dopo? Due yacht su tutti nella prolifica produzione Wally sono da individuare come portatori di autentica innovazione nello yacht design: il Wallygator, ketch del 1994, e il clamoroso WallyPower 118 del 2003 che è stato un apripista i cui stilemi sono stati variamente e ampiamente utilizzati negli anni a seguire.

Altri (pochi) dotati di autentica carica innovativa sono riusciti e riescono a dare vita a prodotti che, dando un significativo contributo all’evoluzione del design, vengono anche premiati dal successo commerciale. Senza voler fare torto ad alcuno, un paio di nomi saltano alla mente: Pershing, e più di recente Arcadia e Cantiere delle Marche.

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Leopard 46

Né l’uno né gli altri hanno scoperto l’America, ma hanno saputo imprimere uno slancio autenticamente innovativo a qualcosa che, diciamo, era nell’aria. E il mercato, in epoche diverse, li ha premiati. Yacht potenti, veloci, grintosi, energia pura i Pershing che hanno avuto un successo strepitoso.

Tranquilli, altamente abitabili, costruiti per solcare i sette mari con grande autonomia, sobriamente eleganti gli yacht del giovane Cantiere delle Marche. Insoliti, originali, funzionali, ‘verdi’ i modelli di Arcadia. Sia Cantiere delle Marche che Arcadia sono andati a occupare una nicchia e i primi sono riusciti ad accaparrarsi una fetta molto consistente di mercato nel loro segmento.

In questi casi, creatività, intuizione, conoscenza del mercato e una dose di audacia sono stati il mix vincente.

C’è chi invece va avanti con determinazione, capacità e sensibilità progettuale e, senza slanci spericolati, dà vita, passo dopo passo, a una progressiva evoluzione del prodotto. Esempi nostrani d’eccellenza sono senza dubbio nel Gruppo Ferretti, in particolare con i suoi marchi Ferretti Yachts e Custom Line che sono riusciti a mantenere alto il nome del Gruppo anche negli anni bui.

Del 2007 è ad esempio la Navetta 26 di Custom Line, capostipite di una lunga e fortunata serie di modelli portatori di un’evoluzione stilistica e tecnica costante. Le Navetta 37 e 33 che hanno debuttato a Cannes nel 2016 e nel 2017 ne sono autorevoli testimoni. Pershing prosegue nel processo di sviluppo del prodotto con il 140 in alluminio, attualmente in costruzione, che è certamente un modello straordinario.

Cammino parallelo a quello del Gruppo Ferretti per il colosso Azimut Benetti. Ricordiamo il Benetti Classic che alla fine degli anni Novanta ha dato un impulso formidabile alla produzione di yacht semi-custom. A fianco di questa produzione e di serie, Azimut Benetti è riuscito a mantenere, nonostante la crisi, un solido portafoglio di yacht custom di dimensione crescente.

Merita una menzione speciale Sanlorenzo che, dopo l’acquisto nel 2005 da parte di Massimo Perotti, ha puntato in alto macinando successi sia nella produzione seriale che in quelle semi-custom e custom.

Grandi nomi dello yachting internazionale quali Sunseeker, Palmer Johnson, Princess han

yacht design

Sanlorenzo SX

no faticato a causa della crisi, ma grazie a prodotti accattivanti e una clientela internazionale riescono a mantenere saldo il nome e lo stile che li contraddistingue.

 

Prima di addentrarci nell’analisi dell’evoluzione dello yacht design, è opportuno sottolineare la distinzione tra yacht di serie, semi-custom e interamente custom.

Le dinamiche produttive e progettuali sono diverse e affronteremo i due aspetti separatamente, anche se alcuni elementi accomunano le categorie soprattutto grazie all’evoluzione di materiali come il vetro che permette oggi di avere enormi superfici continue a tutto beneficio del rapporto tra interno ed esterno dello yacht, grande o piccolo che sia.

Per agevolare il lettore, anticipiamo la struttura dell’analisi dello yacht design che proponiamo. In questo primo articolo navigheremo nella fascia alta del mercato, quella degli yacht custom che offrono esempi di innovazione spinta, ma anche forti segnali di un radicato conservatorismo, dovuto prevalentemente agli armatori.

Grossi nomi italiani quali Benetti, Crn, Sanlorenzo, Picchiotti, così come gli olandesi Feadship e Heesen e il tedesco Lürssen negli ultimi dieci anni hanno prodotto yacht che rappresentano pietre miliari nella storia dello yacht design.

Parleremo anche della produzione semi-custom, un settore intrigante anche dal punto di vista stilistico. Produttori e progettisti, pur restando entro i confini del ‘facilmente commerciabile’ strizzano l’occhio agli armatori degli yacht custom proponendo soluzioni stilistiche e tecniche sofisticate.

Arcadia 100

Il secondo articolo indagherà i segnali di evoluzione più significativi nelle produzioni di serie.

Una nota a parte meritano i cantieri che dieci anni fa non c’erano e quelli che, cambiando proprietà, hanno cambiato rotta. Cantiere delle Marche e Arcadia li abbiamo già citati, ma occupano un posto di risalto marchi come RossiNavi che si è costruito con perseveranza e serietà una reputazione di primo livello per la qualità costruttiva o Baglietto che, forte di un nome prestigioso, pur con alterne fortune ha mantenuto comunque una sua posizione nell’empireo dei produttori.

Altro marchio italiano di rilievo, ISA Yachts, dopo aver costruito degli yacht di qualità, sia semi-custom che custom, è naufragata. La nuova proprietà, grazie a ingenti investimenti su cantiere e prodotto, mira al rilancio del marchio.

La nostra analisi prende in considerazione aspetti specifici quali il layout, il rapporto interno/esterno, il disegno delle prue. Questi elementi ci forniranno esempi interessanti e indicazioni sulle tendenze più significative.

Cosa accade in Italia ma anche altrove

Nel 2007 il mercato degli yacht di lusso naviga con il vento in poppa. Cantieri italiani come Benetti e Crn producono yacht di 50-60m dalle linee molto tradizionali con connotazioni stilistiche che li rendono riconoscibili a prima vista, Annaeva, Amnesia III, Ability, GiVi. Stefano Natucci, storico progettista del cantiere viareggino, ha ormai impresso il suo personalissimo stile fluido, caratterizzato da profili compositi con linee curve e dinamiche e prue slanciate, divenuto quasi un marchio di fabbrica per i Benetti custom.

Ace Winch Barchemagazine

Lürssen Ace

Difficile, nel 2017, riconoscere un Benetti/Natucci da un Benetti/Benetti, tranne in rari casi. I grandi yacht di Crn, da parte loro, sfoggiano quasi tutti la firma autorevole dello studio Zuccon International Project. Linee compatte, sovrastrutture generose, rapporti volumetrici armoniosi. Su stilemi assai simili anche un progettista di respiro internazionale quale Espen Øino che nel 2007 firma Kismet e Saint Nicholas per Lürssen.

Baglietto, quell’anno, rompeva gli schemi con uno yacht come Tatiana Per Sempre, 44m di Paszkowski, una scheggia color acciaio con sovrastruttura bassa e un unico nastro nero di finestre da prua a poppa.

I semi dell’evoluzione c’erano e si sarebbero manifestati negli anni successivi soprattutto con l’aumentare della dimensione degli yacht custom che sarebbero diventati presto giganti da 80, 90, 100 metri e più. La grande dimensione costituisce una tendenza di questi ultimi dieci anni.

Dal 2007 in poi, crisi a parte, persino gli open, a rischio per i loro elevati consumi, diventano sempre più grandi. Del 2007 il Leopard 46m di Bacigalupo è padre di una stirpe di yacht performanti e slanciatissimi che di open hanno solo il nome e che sfoggiano persino degli spaziosi flying-bridge ben inseriti nella sovrastruttura.

Tipologia simile per gli yacht di Overmarine che a distanza di dieci anni ha riproposto un modello che debuttò nel 2007, il Mangusta 165 che, riveduto e evoluto, viene prodotto in versione E (evolution) e sta riscuotendo grande successo commerciale.

Nel 2008, Philippe Starck stupisce il mondo nautico con il suo A, 119m costruito da Blohm&Voss. A anticipa stilemi e layout che, in modalità meno estreme, verranno riproposte come la prua rovescia e un enorme beach club che si apre anche lateralmente grazie a terrazze a ribalta. Prue come la sua se ne sono viste poche, è vero, ma le belle prue slanciate ereditate dalla notte dei tempi sono state messe definitivamente in discussione.

Baglietto Andiamo Barchemagazine

Baglietto Andiamo

La prua dritta, ad esempio, è uno degli elementi stilistici che configura un’evoluzione nello yacht design dell’ultimo decennio. Oltre ad avere una forte valenza stilistica, a parità di lunghezza totale, consente l’utilizzo ottimale dei volumi interni. Tra gli yacht di grande carattere varati in Italia nell’ultimo decennio, con prue dritte o leggermente rovesce, possiamo citare sia il Benetti Nataly e, nel 2017, Seasense che gli Isa Forever One e Okto.

E qui arriviamo all’evoluzione del layout. Lo spazio interno è tiranno. Molti grandi yacht, sacrificando l’eleganza, hanno enormi sovrastrutture per accogliere tutto e di più. Il discorso vale per i semi-custom come per i custom. Lo spazio è lusso così come lo è il rapporto tra interno ed esterno.

C’è tuttavia chi va controcorrente e, consapevole del fascino della velocità, tra il 2007 e il 2015 costruisce una piccola serie di yacht custom in alluminio che hanno in comune linee super filanti che ricordano la fusoliera di un aereo: SilverYachts, proprietà tedesca e cantiere in Australia, produce quattro yacht, due di 73 metri e due di 77 che raggiungono i 27 nodi e battono i record di efficienza.

Complice la crisi, si comincia a parlare sempre più insistentemente di ‘yacht verdi’.

Molti cantieri si lanciano in operazioni, più o meno fortunate, per cavalcare l’onda dell’eco-friendly. L’ibrido fa le prime apparizioni e il Long Range 23 che il Gruppo Ferretti costruisce a marchio Mochi è antesignano di una tendenza che ancora oggi, purtroppo, stenta a prendere piede soprattutto a causa dei costi legati alle batterie al litio e ad autonomie in modalità elettrica piuttosto modeste.

Si afferma, tuttavia, l’idea che si possa andare per mare con calma, consumando poco, con yacht spaziosi e capaci di grande autonomia. Nel 2010, Tilli Antonelli, lasciata Pershing, fonda Wider. Il piacere di percorrere strade non battute e di trovare soluzioni intelligenti e funzionali non ha abbandonato Tilli che rimane un outsider.

Heesen VanTom

Heesen VanTom

A parte i Wider 42’ e il 32’ di cui parleremo nell’articolo dedicato agli yacht di serie, Tilli con Fulvio De Simoni, suo storico partner nella progettazione di yacht che hanno fatto tendenza, si lancia in un’operazione tanto audace quanto interessante: uno yacht in alluminio di circa 46 metri con propulsione diesel elettrica con azipod. Sia le linee esterne che il layout sono insoliti.

Il grande garage poppiero si apre con un meccanismo complesso e, una volta che il tender è fuori, il vano si trasforma in una lussuosa piscina. Due portelloni laterali si aprono diventando un’estensione del sofisticato beach club. Il fatto che l’operazione non sia stata commercialmente un successo nulla toglie al valore del progetto.

Ciò non è sfuggito a Massimo Perotti che ha inaugurato una collaborazione con Tilli Antonelli che, terminata la parentesi Wider, porta tutta la sua competenza in materia per lo sviluppo di una serie di ‘yacht verdi’ a marchio Sanlorenzo. Già nel corso di quest’anno verranno varati due SL 86 Hybrid. Alcuni cantieri nordici hanno fatto e fanno altrettanto, vedi Heesen Yacht con l’ammiratissimo Home, ma qui si aprirebbe un altro discorso sull’evoluzione nel mondo dello yachting che è quello delle carene sempre più efficienti e delle propulsioni ibride.

Perini Navi, leader mondiale dei grandi velieri produce tra il 2010 e il 2016 tre motoryacht magnifici della serie Vitruvius progettati da Philippe Briand: Exuma 50m, Galileo G 55m e Grace E 73m. Essenzialità di linee, grandissima autonomia per raggiungere gli angoli più remoti del pianeta, questi yacht rappresentano la quintessenza dell’eleganza e dell’efficienza.

Un elemento di sicuro impatto che ha preso piede nell’ultimo decennio è rappresentato dalle terrazze, a ribalta o scorrevoli, che consentono un rapporto diretto con il mare e, al contempo, moltiplicano lo spazio disponibile. Tutti i cantieri le adottano e risulta difficile dire chi sia stato il primo a proporle.

Sono così ambite da venir adottate anche su yacht semi-custom da Sanlorenzo, Benetti, Custom Line, Heesen, giusto per citarne alcuni. Parallelamente, le vetrate diventano sempre più grandi e la distinzione tra spazi interni ed esterni sempre meno marcata.

La zona poppiera degli yacht assume un’importanza notevole e nascono i cosiddetti Beach Club che, attrezzati di tutto punto, diventano uno dei punti di attrazione dell’intero yacht.

Benetti Seasense

Benetti Seasense

Sempre più grandi le piscine. Alpha Nero, costruito nel 2007 da Oceanco su disegno di Nuvolari e Lenard, sfoggia una piscina enorme con parete poppiera trasparente. Un colpo d’occhio pazzesco. Nel corso degli anni la tendenza si è andata consolidando, ma dobbiamo arrivare al 2017 con il Benetti Seasense per trovare una piscina altrettanto spettacolare.

In questo decennio Crn produce yacht di grande dimensione. Il 72m Azteca progettato da Nuvolari e Lenard, J’Ade 60m, figlia dell’inventiva di Norberto Ferretti e del suo progettista Gianni Zuccon, e l’ammiraglia Chopi Chopi 80m sempre di Zuccon International Project, Saramour 61m disegnata da Paszkowski, Yalla 73m di Omega Architects e Atlante 55m di nuovo di Nuvolari e Lenard, sono yacht portatori di grandi novità stilistiche.

Lo yacht design è sempre più raffinato e l’attenzione ai dettagli diventa quasi maniacale.

Riva, uno dei marchi di punta del Gruppo Ferretti, tiene alto il suo nome diventato un’icona nel mondo dello yachting. Anche nel caso di questo blasonato marchio le dimensioni crescono in questi dieci anni e le tipologie si diversificano, ma la grande classe rimane il filo rosso che accomuna la produzione Riva.

Officina Italiana Design è l’artefice del successo del cantiere nell’ultimo decennio. Modelli ‘piccoli’ affiancano grandi open e i grandi yacht Fly come il Corsaro, il 122’ Mythos e a breve vedremo il primo megayacht Riva, un 50 metri attualmente in costruzione nel cantiere di Ancona.

Riva Corsaro

Sanlorenzo, sia nella sua produzione custom che in quella semi-custom, mette sul mercato yacht che lasciano il segno e contribuiscono all’evoluzione del design. 4H del 2007 è antesignano di una fortunata serie di yacht di diversa dimensione accomunati da linee sportive e sofisticate e dotati di numerose terrazze panoramiche.

Parallelamente alla realizzazione di yacht custom e semi-custom in acciaio e alluminio o solo alluminio, e alla produzione di raffinati yacht di serie in composito, in questi ultimi anni Sanlorenzo ha intrapreso la costruzione di yacht di cifra diversa, explorer pensati per lunghe navigazioni, come il 460 Exp e il recentissimo SX88 con scafo in vetroresina e sovrastruttura in carbonio.

Quella degli explorer è ancora una tipologia di nicchia. Destinati ad armatori amanti delle lunghe navigazioni e disposti a derogare sulla snellezza delle linee dei loro yacht, gli explorer o expedition vessel rappresentano un segmento del mercato in costante crescita in quest’ultimo decennio.

Cantiere delle Marche è il marchio che si impone in questo settore a livello mondiale con la produzione di due linee stilisticamente diverse ma accomunate da costruzione robusta e impiantistica al top. Le serie Darwin Class firmata Hydro Tech e Nauta Air di Nauta Design vengono prodotte in misure diverse e ciascuno yacht è altamente personalizzato. Il cantiere, basandosi su piattaforme navali di diverse dimensioni, modifica lunghezza e layout in base alla richiesta dell’armatore. Il successo commerciale e la qualità degli yacht sono sotto gli occhi di tutti.

Abbandoniamo l’Italia per una ricognizione dei cantieri nord-europei.

Il tedesco Lürssen, cantiere costruttore di megayacht per eccellenza, sembra non abbia risentito della crisi. Dai suoi giganteschi cantieri sono stati varati giganteschi yacht, tra cui il più grande del mondo, Azzam, un elegantissimo yacht di oltre 180m disegnato in Italia da Mario Pedol e dal suo team di Nauta Design.

L’olandese Heesen Yachts, grazie ad un azionariato determinato e a una posizione finanziaria solida, costruisce yacht on spec che prima del loro completamento vengono sempre venduti. È quello che diceva Poerio, i tempi di consegna degli yacht custom sono punitivi e non si può aspettare il cliente per iniziarne la costruzione.

azzam yacht design

Azzam

Parallelamente allo studio di soluzioni stilistiche nuove affidato a Omega Architects, il cantiere di Oss in questi dieci anni ha puntato molto sull’efficienza delle carene lavorando gomito a gomito con Van Oossanen, studio di ingegneria navale tra i migliori a livello internazionale.

Yacht one-off quali Galactica Star, design Omega Architects del 2013, e Galactica Super Nova di Øino del 2016 racchiudono molti degli elementi che abbiamo identificato come significativi di una tendenza dell’evoluzione stilistica. Linee fluide ma rigorose, prive di orpelli stilistici, grandi spazi poppieri destinati al relax, grandi piscine e ancor più grandi Beach Club.

La serie semi-custom Limited Editions di Amels sembra illimitata. Limited Editions 180, 188,199, 212, 242, 272 firmati da un grande Tim Heywood sono dei sempre verdi. Parallelamente il cantiere vara anche yacht custom come il recente Here Comes the Sun, 83m sempre di Tim Heywood. Grandi volumi, forme classiche e armoniose.

Feadship, considerato il numero uno al mondo per la produzione di yacht custom, in tempi di crisi ha fatto un’incursione nel semi-custom con due modelli, F39 e F45. Nel custom, suo territorio d’elezione, Feadship ha fatto e fa scuola in termini di yacht design, e non solo. Nel 2008 vara Predator, 72m, linee aggressive, prua rovescia, e negli anni successivi una serie impressionante di yacht di grande dimensione, tutti profondamente diversi tra loro (e dire che, nel pieno della crisi, mentre tutti si arrampicavano sugli specchi per gettare fumo negli occhi, il management di Feadship aveva molto onestamente manifestato preoccupazione per il calo degli ordini!).

Cogliendo fior da fiore, Venus 78m frutto della creatività di due geni, Steve Jobs e Philippe Starck. Linee semplici e studiatissime, come quelle dei prodotti Apple, vetrate smisurate. L’oceano e il sole entrano nei saloni, gli spazi esterni e quelli interni si compenetrano.

SY A Yacht design

SY A

Venus è l’apoteosi di una tendenza. Passano gli anni e Feadship è sempre sulla cresta dell’onda. Madame Gu, 99m disegnato da Andrew Winch, nel 2014 spicca con la sua silhouette snella nel golfo di Porto Cervo. Winch è uno dei designer che fanno tendenza a livello internazionale.

Nel 2017 è la volta di Faith, 96m disegnato da Redman Whitley Dixon. Il vetro è diventato un elemento nello yacht design insostituibile. E non solo. è anche elemento strutturale. Su Faith la grande piscina è interamente realizzata in vetro e fa da tetto al beach club. Cinque strati di vetro trasparente per un totale di soli 7mm reggono tonnellate d’acqua e creano un magico effetto.

Non abbiamo l’ambizione di offrire una panoramica completa e non possiamo parlare di tutti. I molti esclusi ci scuseranno. Abbiamo usato alcuni esempi perché significativi di una tendenza, senza voler fare torto ad alcuno.

 

(Yacht Design, cosa è successo negli ultimi 10 anni?- Marzo 2018)

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