Brunello Acampora e Victory Design: parola d’ordine? Semplicità Brunello Acampora e Victory Design: parola d’ordine? Semplicità
Victory Design è lo studio di engineering e design è stato fondato 30 anni fa da Brunello Acampora, senza dubbio una delle menti più... Brunello Acampora e Victory Design: parola d’ordine? Semplicità

Victory Design è lo studio di engineering e design è stato fondato 30 anni fa da Brunello Acampora, senza dubbio una delle menti più vivaci e dinamiche della nautica contemporanea

by Carla Pagani – photo by Damian Ufor Coleman

 Splendidi gozzi sorrentini, lobster Italian Style, record mondiali nelle competizioni, profumi e sculture in marmo. In una parola: total design. Con Brunello Acampora, da trent’anni al timone di una delle aziende italiane di punta nella progettazione nautica, il design è tutto questo e molto altro ancora.

«Il design è infinito. È in continua espansione» ci dice seduto al tavolo del suo ufficio che si affaccia sul porto di Napoli. Le navi si muovono al rallentatore mentre la foschia che precede lo scirocco ammorbidisce forme e colori. Dentro, nel quartier generale di Victory Design, campeggia il tavolo rosso, centro nevralgico di uno degli studi più attivi, dinamici e innovativi del panorama italiano.

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Seduto accanto a lui c’è una delle colonne portanti dello studio, Massimo Bruni. Calmo e serafico Bruni, loquace e vulcanico Acampora. Insieme da venti anni, in un equilibrio perfetto.

Eleganza, modernità, funzionalità. Il nome di Victory Design viene spesso identificato con le famose lobster boat Dolphin, frutto del genio tipicamente italiano che assorbe input diversi per dare vita a qualcosa di nuovo. «Dolphin 51, la capostipite, era rivoluzionaria, non rétro e totalmente nuova, un’opera di re-design», dice Acampora inaugurando una lunga serie di episodi e racconti di rara bellezza.

«Tutto comincia con lo Studio V a Torino che condividevo con alcuni architetti», ci racconta mostrandoci una foto che lo ritrae giovanissimo nell’ufficio piemontese. Allievo del “leonardiano” Renato ‘Sonny’ Levi, mostro sacro della nautica mondiale, Acampora ha seguito le orme del maestro.

«Pensiamo al G50o a Barbarina: Sonny univa perfettamente estetica e funzionalità. Legava numeri e forme con abile maestria. Creava bellezza varcando i limiti della tecnologia». Come Luigi Colani, un’altra figura esemplare. Parlano chiaro le eliche progettate da ‘Sonny’ Levi, adagiate su una mensola dello studio. «Sembrano conchiglie. Quando ruotano, la prima cosa a immergersi nell’acqua è la punta, come la mano del nuotatore». Pura poesia.

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Gozzo di Apreamare

Steve Jobs diceva che il design non ha a che fare con l’aspetto che ha un oggetto, ma con il suo funzionamento. «Il design è tutto. Non è un involucro. Non è solo stile. Se un oggetto è funzionale, sarà quasi sicuramente anche bello». La ricetta è racchiusa in una parola: semplicità. “Il meno è il più!”, citando Mies van der Rohe. Ma le cose semplici sono difficili e nulla hanno a che vedere con lo pseudo-minimalismo imperante.

«Il Design ha a che fare con ogni aspetto della progettazione, con l’analisi del mercato e con il management», dice Acampora citando Owe Arup, il fondatore del più importante studio di ingegneria civile al mondo, che del ‘total design’ ha fatto il suo motto. Ma quello di Victory è anche ‘disruptive design’: dirompente, innovativo, affrancato dalla dittatura delle mode temporanee.

«Non ci teniamo, alla Victory Design, ad essere incasellati in un settore specifico o inseguire il mercato, correre e fare le cose di fretta. Il nostro compito è anche quello di stimolare il consumatore. Vogliamo innovare continuamente, guardare oltre, come fanno le startup, e lavorare in ambiti diversi».

Le incursioni che Victory Design fa in territori lontani dalla nautica non sono poche. Basti pensare al lavoro di modellazione 3D e fresatura robotica per i massimi nomi della scultura tra cui l’inglese Tony Cragg, il coreano Park Eun-Sun e l’italiana Rabarama. Marmo quasi trasparente, aereo, grazie a tecnologie avanzate di fresatura a controllo numerico, in sinergia con Henraux, azienda leader del marmo di stanza in Versilia. Strabiliante l’utilizzo avveniristico della robotica. «Ne è una dimostrazione l’opera del greco Anastassiades ‘Miracle chips’, ingegnerizzate da Victory».victory design

E anche le nuove consolle multi-touch in carbonio per la flotta della Marina Militare Italiana, di Leonardo Finmeccanica: «Pesano solo 47 chili, anziché i quasi 300 delle console che hanno sostituito, ma stabiliscono anche nuovi standard ergonomici e funzionali».

«Per elaborare progetti dirompenti bisogna studiare» sostiene Acampora, mostrandoci uno dei libri che ha studiato per progettare Gozzo di Apreamare, vincitore al salone di Düsseldorf del prestigioso ‘European Powerboat of the Year 2018’. E a proposito di passato, ci mostra i pesi in piombo e i flessibili con cui disegnava le curve quando studiava a Southampton. «È importante mantenere un contatto con il mondo fisico, per sapere da dove viene il progetto digitale».

Guardando al futuro, vuole progettare un super yacht discostandosi però dai canoni correnti: «Le scelte più ovvie non è detto che siano le più giuste. C’è bisogno di qualcosa di fortemente innovativo e di semplice allo stesso tempo. E credo che nella nautica ci sia bisogno di più coraggio. Ancora non si è compreso a fondo il ruolo dirompente, totale, del Design».

È questa la vera sfida che Brunello Acampora lancia al mondo della nautica, e non solo. «Solo un cambio di paradigma può permettere alle eccellenze italiane di esprimere appieno il proprio potenziale». 

Intanto la storica azienda di famiglia ‘Acampora Profumi’, che Victory Design segue per la parte creativa, ha lanciato sul mercato una nuova fragranza, Ruby, disruptive e liberamente ispirata al cioccolato rosa inventata dalla belga Barry Callebaut. Un’altra sfida. Vinta, c’è da giurarci.

(Brunello Acampora e Victory Design: parola d’ordine? Semplicità – Barchemagazine.com –  Ottobre 2018)

 

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