Vendée Globe, la febbre sale Vendée Globe, la febbre sale
La più affollata, partecipata, rumorosa conferenza stampa del Boot (che chiuderà i battenti domenica)? Quella della presentazione della Vendéè Globe, inesorabilmente la più affascinante delle... Vendée Globe, la febbre sale

La più affollata, partecipata, rumorosa conferenza stampa del Boot (che chiuderà i battenti domenica)? Quella della presentazione della Vendéè Globe, inesorabilmente la più affascinante delle regate. Il giro del mondo a vela, senza tappe, in solitaria.

di Luca Sordelli

Tra gli esordienti sulla linea di partenza, ben 20 i pretendenti, ci sarà anche Giancarlo Pedote che sarà il quinto skipper italiano a poter prendere il via alla Vendée Globe. Prima di lui ci son stati Vittorio Malingri nel 1992, Simone Bianchetti e Pasquale de Gregorio nel 2000, Alessandro di Benedetto nel 2012.Vendée Globe

Pedote (nella foto sopra) potrà contare su una barca non nuova, ma velocissima. È infatti riuscito a mettere le mani sull’ex St Michel-Virbac, uno dei più ambiti IMOCA 60, un progetto VPLP del 2015 e realizzato da Multiplast. Prysmian Group ha un impressionante palmarès: 4ª posizione nel Vendée Globe 2016-2017, 2ª posizione nella Route du Rhum 2018 e vincitore del Transat Jacques-Vabre 2017.

Per lui si prospetta una regata nel gruppo dei “rooky” che però non saranno disposti a fare gli spettatori, ma con l’ambizione di dar fastidio alle vecchie volpi del Vendée. Con lui, nel ruolo di outsider ci saranno sicuramente Clément Giraud (Fortil), Benjamin Dutreux (Water Family), Damien Seguin e il belga Denis Van Weynber.

Vendée Globe

La data per le presentazione delle candidature è scaduta ormai nel novembre dell’anno scorso, e ben 37 velisti l’hanno presentata, record assoluto per la regata.  Per la qualificazione (34 gli ammessi) è però necessario prima di tutto aver portato a termine una di queste regate: Vendée Globe 2016/17, Route du Rhum 2018, Transat Jacques Vabre 2019 (in coppia), The Transat e la New York Vendèe di quest’anno. In secondo luogo, per gli aspiranti la cui qualificazione è avvenuta in una regata in doppio e per chi ha cambiato barca (e anche per chi l’ultima Vendée l’ha iniziata ma non terminata) c’è l’obbligo di compiere 2.000 miglia in solitario nel 2020. Se tutto ciò accade la loro iscrizione finale, scadenza il primo luglio di quest’anno, sarà valida.

Davanti alla prua dei 34 concorrenti ammessi ci saranno da fare 21.638 miglia (40.074 km) e il record da battere è di 74 giorni e 3 ore della passata edizione vinta da Armel Le Cléac’h di poche ore su Alex Thomson.

Partenza l’8 novembre da Les Sables d’Olonne e poi giù in Atlantico alla volta di Capo di Buona Speranza. Gli uomini, e le donne, da battere? Prima di tutto chi ha sulle spalle tante partecipazioni alla più dura delle regate, come Jean Le Cam e Alex Thomson  (alla loro quinta partecipazione) Arnaud Boissières e Jérémie Beyou (alla quarta) e Sam Davies, Louis Burton e Yann Eliès che faranno invece la loro terza apparizione alla Vendée.

Da segnalare che quest’anno verrà anche battuto il record di veliste al via. Sono sei le candidate: Sam Davies, Isabelle Joschke con il suo Verdier-VPLP, completamente ridisegnato sotto la guida di Alain Gautier, Pip Hare (Pip Hare Ocean Racing) e Miranda Merron (Campagne de France), Alexia Barrier (4myplanet) e la giovane Clarisse Crémer.

La regata, come noto, è riservata rigorosamente a navigatori solitari, nessun altro è ammesso a bordo. Unica eccezione, ovviamente, in caso di salvataggio di un altro concorrente, come è successo nella terza edizione quando Pete Goss recuperò Raphaël Dinelli nelle acque della Nuova Zelanda e poi nel 2009 quando Vincent Riou salvò Jean Le Cam “scuffiato” poco lontano da Cape Horn.