Una storia che vale – L’editoriale di Franco Michienzi Una storia che vale – L’editoriale di Franco Michienzi
Come rapportarsi verso le aziende e i marchi falliti che tornano sul mercato con la leggerezza di chi si propone come una nuova attività... Una storia che vale – L’editoriale di Franco Michienzi

Come rapportarsi verso le aziende e i marchi falliti che tornano sul mercato con la leggerezza di chi si propone come una nuova attività imprenditoriale, ma rivendicandone la storia?

 Secondo voi, quando un’azienda acquista da un fallimento o da un curatore giudiziario un marchio, solo ed esclusivamente questo bene, ha acquistato anche la storia di quel marchio? In questi anni di crisi è accaduto spesso che marchi prestigiosi siano stati acquistati per pochi euro, indipendentemente dal loro valore reale. I denari sono finiti nelle casse del Curatore e spesso senza alcun ristoro per i creditori. Ci sono casi di fallimenti milionari con decine di fornitori finiti sul lastrico che non hanno beneficiato in alcun modo di quel valore residuo e che spesso sono falliti a loro volta.

Recentemente, la legislazione in tema di crisi aziendale è cambiata, al punto che la parola fallimento non esiste neanche più. Tuttavia io continuo a domandarmi se una azienda che ha acquistato quel marchio ha diritto a rivendicarne la storia, il portato di valori o più semplicemente le quote di mercato. Sembra un pensiero astruso, ma non lo è più di tanto. Qualche tempo fa ho ricevuto la notizia che annunciava il varo della 400 esima barca di quel brand e che ho pubblicato sul nostro sito. Non avevo dato peso alla cosa fino a quando un lettore mi ha scritto, quasi indignato, chiedendomi se anche io mi fossi dato alle fake news.

L’episodio mi ha fatto riflettere al punto da domandarmi se era lecito attribuirsi i meriti di una storia imprenditoriale di cui non si è stati protagonisti. Francamente non ho una risposta, ma credo che valga la pena discuterne. Accade quasi sempre che il curatore giudiziario dia al semplice marchio di un cantiere fallito un valore modesto proprio perché non ne conosce il valore reale e il suo potenziale. Moltissimi studi certificano che è più conveniente comprare un brand caduto in disgrazia e rilanciarlo, piuttosto che lanciare sul mercato un marchio tutto nuovo.

Si dovrebbe almeno fare una distinzione tra chi compra tutta l’azienda e si tiene almeno una parte del personale e chi invece compra solo il marchio e non salva nulla di altro.

Mi rendo conto che stiamo parlando di un tema irrisolvibile dato che le leggi permettono di agire in questo modo. E se un giornalista decide di raccontare vicende legate ai fallimenti del passato di quel marchio, o di altri, rischia di essere querelato per diffamazione.

Secondo me la facilità con cui si torna in gioco dovrebbe essere accompagnata almeno da un atteggiamento più umile che non infastidisca chi ha dovuto subire le conseguenze dolorose di quei fallimenti rimettendoci molti denari e a volte la vita stessa.

(Una storia che vale – L’editoriale di Franco Michienzi – Barchemagazine.com Aprile 2018)