Tommaso Spadolini, eclettico di natura Tommaso Spadolini, eclettico di natura
Tommaso Spadolini, architetto navale, appassionato velista, è il custode di una tradizione che ha saputo innovare con linguaggi nuovi e stilemi di grande forza... Tommaso Spadolini, eclettico di natura

Tommaso Spadolini, architetto navale, appassionato velista, è il custode di una tradizione che ha saputo innovare con linguaggi nuovi e stilemi di grande forza espressiva. Spazia dal piccolo tender a motore ai cruiser a vela, fino alle grandi navi da diporto.

di Francesco Michienzi

In Italia il design, l’architettura e l’arte moderna viaggiano sullo stesso binario sin dai tempi di Novecento, il movimento artistico nato nel 1922, che ha visto tra i suoi protagonisti Giò Ponti, Giovanni Muzio, Giuseppe De Finetti e Alberto Alpago Novello. Un movimento che ha attraversato e influenzato tutte le discipline stabilendo codici estetici e stilistici che hanno reso il linguaggio dei progetti sempre attuale e moderno, ma con lo sguardo proiettato al futuro.

Tommaso Spadolini barchemagazine

Explorer 56 m, studio di fattibilità

Nella nautica l’esempio più emblematico di questo processo culturale è rappresentato da Pierluigi Spadolini, universalmente riconosciuto come il maestro dei maestri. Noi di Barche Magazine abbiamo avuto il piacere di parlare con l’erede di questo grande patrimonio di idee e intuizioni.

Tommaso Spadolini, architetto fiorentino, figlio di Pierluigi e nipote di Giovanni, già Presidente del Consiglio, giornalista e direttore del Corriere della Sera, ha vissuto la sua esperienza professionale in un contesto di grandi eccellenze intellettuali e culturali. Misurarsi con due autentici monumenti della storia italiana non deve essere stato per lui semplicissimo.

Il rapporto padre e figlio nel corso del tempo è spesso segnato da visioni sul futuro molto differenti. Il ruolo del genitore, si sa, è quello di educare, ma spesso non si riesce a comprendere bene fino a quale limite arrivare. Abbiamo incontrato Tommaso Spadolini in un luogo magico dove ha realizzato il suo studio, nella chiesa sconsacrata dei Santi Agostino e Cristina di Firenze, e gli abbiamo chiesto come ha convissuto con il suo cognome.

Tommaso Spadolini Fortuna 2

Fortuna

Devo dire che Giovanni è stata una persona che mi ha sempre dato spazio invece mio padre non voleva che io mi occupassi di nautica, Giovanni più volte ha preso le mie difese dicendo a suo fratello (papà era più vecchio di Giovanni) di farmi fare la mia strada. Devo dire grazie a mio zio, perché mi sono divertito e penso di aver fatto anche una buona carriera professionale”.

Per il giovane architetto fiorentino non deve essere stato facile dimostrare il suo valore di architetto con il rischio di subire psicologicamente la presenza del padre: “No, mai. Perché papà non credeva che io avrei mai intrapreso questa professione con questa determinazione, quando poi ho avuto il mio sviluppo e il mio successo, si è arreso e mi ha dato un grosso aiuto.”

Un aiuto di tipo contestuale dato dalla riflessione permanente che si faceva nello studio Spadolini sulla tipologia dell’imbarcazione da diporto, le cui dinamiche imponevano all’interrelazione fra scelte spaziali, formali e tecnologiche, un continuo affinamento della proposta progettuale nel referente di un sistema dalle leggi precise e inderogabili. Questo lungo rapporto, per tappe successive, ha permesso a Tommaso di attuare un felice dialogo fra realtà produttiva e mercato.

ASLEC 46 m Tommaso Spadolini barchemagazine

ASLEC 46 m

Il settore della nautica da diporto è uno dei campi più fecondi della ricerca progettuale, nel quale le possibilità d’intervento sono ancora così ampie da non limitare l’apporto del progettista al semplice ruolo di stilista su un repertorio ormai collaudato e sclerotizzato.

Dalla penna di Tommaso Spadolini è nata Fortuna, la barca del Re di Spagna: 43 metri di lunghezza, tre propulsori a turbina per una velocità di circa 75 nodi. “La barca ha raggiunto 74.8 nodi di velocità, era una barca davvero speciale per la quale avevo anche curato tutto lo sviluppo delle linee nella galleria del vento. A me piace la velocità come a tutti, ma in mare ci sono problemi in più perché l’acqua è una superficie dura e, quando cominci a passare i 30/40 e 50 nodi, se non hai una carena adeguata è molto difficoltoso tenere insieme una barca, tenerla insieme strutturalmente non è facile.”

La domanda obbligata è chiedersi cosa è cambiato nel mondo nautico da Fortuna ad oggi: “Principalmente il cliente. Fortuna è stata un sogno che penso non si potrà più realizzare. Oggi i clienti sono molto più attenti, è cambiata la normativa, è cambiato lo spazio degli interni, la barca oggi è molto più larga. Gli armatori hanno cambiato filosofia, oggi vogliono la comodità che è data dall’altezza e dallo sviluppo delle forme dello scafo.”

Tommaso Spadolini numptia

Numptia

Oggi si deve risolvere lo studio di uno spazio al contempo statico e dinamico, fruibile, cioè, in termini profondamente diversi da qualsiasi altra tipologia architettonica. I termini del problema, allora, vanno acquisiti e compresi, prima ancora di essere studiati, nella loro diversità dall’abituale ottica di relazione. “Non si tratta, soltanto, di una risposta distributiva e di una organizzazione funzionale, di una coniugazione flessibile dell’esistente minimo, ma di un’interpretazione che preveda con grande perspicacia la declinazione del movimento nelle sue infinite sfumature (rollio, beccheggio, oscillazione….), con le esigenze di statica del fruitore.”

Oltre a Fortuna del Re di Spagna, Tommaso Spadolini ha realizzato progetti per cantieri che fanno parte della storia dell’industria nautica Italiana: Cantieri di Pisa, Canados, Barberis, Alalunga, Faeton, Baglietto, Codecasa, Rossinavi e Otam. Più recentemente anche per il cantiere turco Sirena Marine.

Tra le barche che gli hanno dato più soddisfazione in assoluto c’è Aslec di 46 metri costruita da Rossinavi e varata nel 2012: “Si tratta della quarta barca che ho progettato per lo stesso armatore ed è la barca che io oggi trovo più copiata in assoluto. Per me è il migliore biglietto da visita. Anche la barca di Roberto Cavalli con la sua linea widebody e grandi volumi che navigava a 26/27 nodi di velocità, è stata una bella sfida negli anni 2004. Molto interessante anche il Numptia di 70 metri di Rossinavi. Ora sto lavorando allo sviluppo di due 85 metri, uno vessel e uno superyacht”.

Ogni progettista si caratterizza per un suo tratto stilistico: “Poche linee, ma essenziali. Questa è la scuola di mio padre. Quando vedo oggi, dopo 40/50 anni, un Akir, composto da sole tre linee belle e pulite, mi rendo conto di come sia attuale la sua scuola.”

Cerri 35 m barchemagazine Tommaso Spadolini

Cerri 35 m

Tommaso è un velista che disegna soprattutto barche a motore. “Per me la barca a vela è l’anima della regata, non amo i catamarani come formula di barca. La vela è il vero modo per andare per mare. Il mercato è sempre stato dominato dalle barche a motore, però se io avessi potuto avrei continuato a progettare barche a vela.” 

Ci domandiamo sempre quanto conti essere armatore e navigare davvero per disegnare una barca. “Conta al cento per cento, se vai per mare sai quali sono le problematiche che deve affrontare una barca, purtroppo molti miei colleghi non lo fanno”.

Come ogni progettista che si rispetti non sono mancate le richieste un po’ bizzarre da parte degli armatori: “Ho disegnato anche una cuccia per un cane in una barca, oppure il coiffeur per le signore. L’unica richiesta della moglie dell’armatore era il locale per il parrucchiere. Un altro armatore ci ha mandato a vedere la Fonteverde e voleva a bordo una fontana che avesse quello stesso zampillo e non si è arreso finché non glielo abbiamo riprodotto.”

Compito primario del progettista è la comprensione dell’elemento mare, in modo che la sfida ingaggiata acquisti i toni del confronto dialettico e suggerisca alla stessa utenza i modi di un soggiorno che coniughi l’esigenza sportiva e vacanziera con l’assoluto rispetto della natura.

Tra i sogni nel cassetto di Tommaso Spadolini, che probabilmente vedranno la luce, ci sono dei progetti di barche a vela. “Ultimamente mi sto divertendo a sviluppare un concept di un 52/53 piedi a vela che sarebbe la barca che vorrei realizzare per me. La stiamo studiando con un cantiere per fare una produzione seriale, perché nella vela, secondo me, c’è tanto da fare ancora.”