Enrico Gobbi, ecco come funziona il mio Team for Design Enrico Gobbi, ecco come funziona il mio Team for Design
Creatività, collaborazione, lavoro di gruppo, ma anche tanta ispirazione dal mondo dell’architettura del ‘900 sono gli ingredienti che caratterizzano il lavoro di Enrico Gobbi... Enrico Gobbi, ecco come funziona il mio Team for Design

Creatività, collaborazione, lavoro di gruppo, ma anche tanta ispirazione dal mondo dell’architettura del ‘900 sono gli ingredienti che caratterizzano il lavoro di Enrico Gobbi e del suo Team For Design

di Niccolò Volpati, photo Andrea Muscatello

«Un bravo designer parte da un disegno fatto a mano. È con la matita che si comunica un’idea e si trasmette un’emozione», spiega Enrico Gobbi. «I software sono importanti e li devi saper usare. A un cliente fai vedere un disegno in 3D, è giusto così, ma tra di noi la creatività si esprime con uno schizzo. Tutto parte da lì».

Chi sono i noi a cui si riferisce l’architetto? Sono i nove collaboratori, tutti architetti e designer, che compongono il team del suo studio. «Tra di noi c’è chi è più tecnico e chi è un creativo puro, ma lavoriamo comunque insieme», racconta Enrico Gobbi. Lo skipper del gruppo, braccio destro e coordinatore, è Carlo Lionetti. Lavorano insieme da moltissimo tempo, ma anche altri architetti di Team For Design fanno parte del gruppo da molti anni.

 

Enrico gobbi Team For Design 9

A Enrico Gobbi non piace la catena di montaggio: nessuno deve lavorare in modo settoriale. Tutti devono collaborare a un progetto e tutti devono saper fare tutto. Quando ne hanno bisogno, si avvalgono anche di studi esterni, soprattutto per la parte più ingegneristica. Team For Design è una fucina di creativi che all’80% si occupa di nautica, ma a volte spazia anche in altri campi.

Ci sono degli armatori che chiedono di realizzare anche i progetti delle loro ville, sia per quanto riguarda l’architettura, sia per l’interior design. Di solito si sente dire che le barche assomigliano alle case. Nel loro caso, invece, è l’opposto. Sono le case che prendono spunto dalle barche. «Una qualità che ci viene riconosciuta – afferma Enrico Gobbi – è quella di saper sfruttare al meglio gli spazi a disposizione». In barca è fondamentale, ma anche quando si disegna una villa è bene evitare sprechi.

Attualmente sono impegnati nella realizzazione di un 70 metri per Rossinavi di Viareggio. Non è certo la prima volta che si cimentano su queste dimensioni, anzi, il mondo dei superyacht è il loro pane quotidiano sin dalla nascita dello studio nel 2005. Che cosa c’è di diverso questa volta?

«È forse il 70 metri più impegnativo che ci sia mai capitato di progettare, racconta l’architetto. L’armatore vuole un progetto così custom che anche le maniglie delle porte nascono da un nostro disegno. È così impegnativo, tanto che equivale al lavoro che normalmente si impiega per fare tre navi della stessa misura».

Enrico gobbi Team For DesignIl lavoro non manca perché, oltre al 70 metri, stanno lavorando alla realizzazione di un 63 metri e due 50 metri. «Anche il 63 metri rappresenta una bella sfida – racconta – perché sarà una barca molto veloce, una sorta di Aston Martin del mare, un grande coupé sportivo». La difficoltà in questo caso è anche nel rigoroso rispetto dei pesi imposto dal progetto.

Oltre a Rossinavi, hanno commesse da Isa Yachts che ha affidato a Team For Design tutte le barche grandi, a cominciare da un 65 metri richiesto da un armatore inglese. Enrico Gobbi è affezionato al numero dieci. «In studio ho nove collaboratori e, con me, facciamo un gruppo di dieci persone. Non ne voglio di più perché credo sia impossibile mantenere alta la qualità se gli architetti e i designer sono tanti. Piuttosto preferisco rifiutare qualche commessa. Io così riesco a controllare tutto e i nostri progetti sono davvero frutto di un lavoro di gruppo. Ci confrontiamo, a volte ci scontriamo, ma il clima è sempre quello votato alla collaborazione», spiega l’architetto.

E forse questo è proprio il valore aggiunto che gli ha permesso di ottenere così tanto successo. Un team rodato, una giusta miscela tra designer giovani e più esperti e l’esperienza, ormai di lungo corso, nella progettazione di super, mega e giga yacht. «Per fare le barche piccole e sportive bisogna essere designer puri e magari prendere spunto dal mondo del car design. Fare i superyacht però è forse perfino più complesso. Bisogna essere architetti, conoscere le grandi architetture e non solo il design. Un superyacht è soprattutto una questione di proporzioni ed equilibri», mi spiega.

E mi viene in mente che chi non riesce a dosare correttamente l’equilibrio delle forme, è probabile che realizzi una di quelle specie di palazzi galleggianti. «Chi sbaglia la proporzione e l’equilibrio dell’architettura, realizza una barca brutta», dichiara Enrico Gobbi. «Una delle mie fonti d’ispirazione è l’architettura del ‘900. La composizione architettonica fa parte del mio bagaglio culturale»Enrico gobbi Team For Design

È da lì che arriva Enrico Gobbi. Dall’università. Da architettura. Non esce da una delle tante, forse troppe, scuole più o meno improvvisate che sfornano designer a ritmo forsennato. Ha studiato architettura civile e si è laureato nel 2000 a Venezia con una tesi su una nave. Successivamente ha fatto una scuola di specializzazione in Yacht Design in California e poi tanta gavetta da Nuvolari & Lenard.

Mi viene spontaneo chiedergli se c’è un segreto. Perché gli architetti e i designer italiani sono così tanto richiesti? Perché riescono quasi sempre a fare progetti più belli degli altri? «È una questione di DNA. Il design fa parte di noi perché siamo abituati al bello. Noi abbiamo Venezia, Roma, Firenze, Napoli. Ci sono bellissimi posti nel mondo, ma il loro fascino è dato dalla natura o dal contesto in cui si trovano. Noi, invece abbiamo le città d’arte e l’architettura. Io sono cresciuto ammirando Piazza San Marco. Se fossi vissuto a Düsseldorf, forse, non avrei la stessa sensibilità».

(Enrico Gobbi, ecco come funziona il mio Team for Design  – Maggio 2018)

 

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