Tara Expéditions: siamo tutti un po’ corallo… Tara Expéditions: siamo tutti un po’ corallo…
Tara, goletta in alluminio di 36 metri, l’ex Seamaster di Sir Peter Blake, in 13 anni e 11 missioni ha percorso 200.000 miglia in tutti... Tara Expéditions: siamo tutti un po’ corallo…

Tara, goletta in alluminio di 36 metri, l’ex Seamaster di Sir Peter Blake, in 13 anni e 11 missioni ha percorso 200.000 miglia in tutti mari con Tara Expéditions. Perché? Per misurare le conseguenze del surriscaldamento climatico e raccontare al mondo le sue scoperte

di Luca Sordelli

Scienza, esplorazione, divulgazione. Ma anche un buona dose di rabbia, voglia di difendere con le unghie e con i denti la salute del pianeta, la nostra salute. Tara Expéditions è un progetto con tredici anni di vita e 200.000 miglia nautiche, nato per organizzare missioni scientifiche per comprendere l’impatto del surriscaldamento climatico sugli ecosistemi. TARA EXPÉDITIONS 4 barchemagazine

Viene svolto a bordo della goletta da esplorazione Tara, barca affascinate e ben nota ai diportisti di tutto il mondo. Prima è stata Antartica (di Jean-Louis Étienne, per navigare in difesa dei ghiacci del sud) e poi il Seamaster di Sir Peter Blake. Nel 2003 è stata acquistata dalla stilista Agnès B e da suo figlio Etienne Bourgois, che è anche a capo del progetto Tara Expéditions.

Da allora sono state condotte 11 missioni in tutti gli Oceani. La prima ripercorse una delle esplorazioni più eroiche e sorprendenti (ai limiti del surreale), quella di Ernest Henry Shakleton, con la sua Endurance, e il tentativo di attraversamento artico nel 1914. Obiettivo era sensibilizzare il mondo sullo scioglimento dei ghiacci.

L’ultima invece, la spedizione numero undici, ancora in corso e partita a maggio dell’anno scorso e con ancora due anni di esplorazioni davanti a sé, si chiama Tara Pacific e ha come obiettivo difendere le barriere coralline. Queste coprono solo lo 0,02% della superficie dell’Oceano, ma portano il 25% della biodiversità oceanica e forniscono un sostentamento diretto, in termini di cibo, a quasi un miliardo di persone, principalmente nel “triangolo corallino” dell’Asia meridionale (Indonesia, Malaysia, Taiwan, Filippine, Papua).

TARA EXPÉDITIONS barchemagazineL’indotto che arriva dai servizi “sani”, ecologici, che gravitano intorno alle barriere coralline, come pesca, turismo e protezione costiera è stimato in circa 30 miliardi di dollari all’anno. L’urgenza è che le barriere coralline stanno morendo. Le ultime stime indicano che circa il 20% è scomparso per sempre, il 25% è in pericolo grave e un ulteriore 25% sarà minacciato dal 2050.

Le barriere coralline sono particolarmente colpite dal cambiamento globale: si sommano l’aumento della popolazione e il mutamento climatico. Le scogliere sono sottoposte a specifiche pressioni antropiche proprie degli ecosistemi costieri. Primo obiettivo di Tara Pacific è proprio quello di capire l’evoluzione delle barriere coralline nel contesto del cambiamento demografico e climatico.

Loro sono spesso la prima linea del mutamento, l’avanguardia del cambiamento climatico. Perché? A causa dello sbiancamento (soprattutto legato all’aumento della temperatura), dell’acidificazione dell’oceano e del mutamento del processo di crescita della barriera corallina.

“L’area triangolare”, in particolare, ha oltre il 30% delle barriere del mondo e si ritiene che quasi l’80% delle scogliere sia minacciato di estinzione a breve termine a causa della crescita della popolazione nella zona (e quindi eccessivo sfruttamento, inquinamento, cementificazione e anche un generico degrado delle zone costiere).

Proprio qui, in questo triangolo bellissimo, ma ad alto rischio, Tara Pacific viaggerà per raggiungere una serie di importanti obiettivi: capire lo stato di salute delle barriere “remote” distanti da disturbi umani diretti; comprendere il potenziale di resistenza e adattamento di questo habitat al cambiamento climatico; studiarne la biodiversità a diversi livelli di complessità. E infine sviluppare applicazioni di questa ricerca sulla salute umana.TARA EXPÉDITIONS 3 barchemagazine

Sul sito di Tara Expéditions c’è un diario di bordo sempre aggiornato, coinvolgente e scritto con passione.

Ecco un piccolo estratto dall’ultima tappa, 31 giorni attraverso il Pacifico, dal Giappone alle Fiji. A bordo sei velisti, cinque scienziati e un giornalista: «..Bisogna ricordare che Tara è una nave polare, progettata per l’Antartico, attualmente in navigazione in una zona tropicale. Equipaggio e attrezzature sono come il corallo, soffrono le temperature elevate».

A parlare è Samuel Audrain, il comandante: «A bordo c’è l’aria condizionata, ma serve per far lavorare a temperatura e umidità costanti computer e strumenti scientifici 24 ore al giorno. Loro il caldo lo soffrono ancor di più».

 

Tara, nata per navigare. Ovunque

Cantiere: SFCN, Villeneuve la Garenne
Progetto: Olivier Petit and Luc Bouvet
Proprietari precedenti: Jean-Louis Étienne (Antartica) and Sir Peter Blake (Seamaster)
Bandiera: Francese
Lunghezzaf.t.: 36m
Baglio massimo: 10m
Pescaggio: 1.50m – 3.50m
Dislocamento: 120 t
Materiale di costruzione: alluminio
Alberi: 2 da 27 metri
Sup. velica: 400 m2
Motori: 2 x 350 hp
Generatori: 2 x 17 kW and 1 x 50 kW
Dissalatore: 300 l/h
Riserva carburante: 40.000 l
Riserva d’acqua: 6.000 l
Cuccette: 16
Autonomia: 5.000 miglia con un sistema di energia eolica da 3 kW (A/R Brest- New York)
Sistemi di comunicazione: V-Sat, InmarSat, Iridium, Radio HF, Standard C

 

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