Superyachts in numbers: Italia sempre più leader Superyachts in numbers: Italia sempre più leader
Al Versilia Yachting Rendez-Vous Deloitte Financial Advisory Italy ha diffuso il suo studio dedicato al mercato dei grandi yacht: il 46% degli ordini viene... Superyachts in numbers: Italia sempre più leader

Al Versilia Yachting Rendez-Vous Deloitte Financial Advisory Italy ha diffuso il suo studio dedicato al mercato dei grandi yacht: il 46% degli ordini viene realizzato nel nostro paese 

di Valeria Caldelli

È COME SALIRE SU UNA MONTAGNA, PASSO DOPO PASSO, facendo attenzione a mettere il piede sul terreno stabile. Ma la strada è tracciata, il tempo è buono e la meta ormai raggiungibile. Quella montagna oggi è alta 22 miliardi di euro e l’Italia la sta scalando con determinazione e successo. Per assurdo si chiama nautica ed è insediata nel luogo più piatto che si possa immaginare: il mare. Ma le aspettative che da questa nascono sono alte come l’Everest e l’economia che può produrre nel nostro Paese è di quelle a nove zeri.

Lamberto Tacoli

Basti pensare che negli ultimi cinque anni, dal 2013 al 2018, il mercato degli yacht di lusso – dal prezzo superiore ai 750.000 euroè cresciuto di oltre il 12 per cento superando le performance di tutto il settore del lusso, che si è fermato tra il 7 e l’8 per cento. E che oggi 8 cantieri italiani appaiono nella top 20 dei costruttori di superyacht a livello mondiale.

A volte i numeri sono musica e Tommaso Nastasi della Deloitte Financial Advisory Italy li ha sviolinati alla platea della tavola rotonda svolta al centro congressi Principino di Viareggio nell’ambito del Versilia Yachting Rendez-Vous.

Così ci ha detto che nel 2018, in tutto il mondo, sono stati consegnati 160 superyacht, cioè 19 in più rispetto all’anno precedente. E ha aggiunto che ad essere più gettonate sono le imbarcazioni tra i 30 e i 40 metri, anche se la produzione di yacht superiori a 50 metri è in aumento.

Alla torta internazionale di 22 miliardi di euro l’Italia ha contribuito con 2,5 miliardi specializzandosi nel settore dei grandi yacht, settore nel quale è diventato il Paese leader con una quota del 46 per cento del portafoglio ordini di queste imbarcazioni.

Un bel risultato se si considera la crisi del 2008, che aveva portato la cantieristica e l’intero settore del lusso a perdere terreno, e se si pensa che solo il 2 per cento delle vendite globali viene dal mercato italiano, mentre l’Europa rappresenta complessivamente il 21 per cento e il Nord America il 45 per cento.

Massimo Perotti

 

«Stiamo crescendo tanto, ma siamo ancora una nicchia», ha sottolineato Nastasi. «Nel mondo ci sono 20 milioni di persone che possono acquistare uno yacht quindi questo settore ha spazi pazzeschi di crescita. In più non dimentichiamo che se il profitto nella produzione di una barca è del 4 per cento, in tutto il resto del settore del lusso il profitto raggiunge il 14 per cento. Dunque, anche da questo punto di vista si può andare molto avanti. L’importante ora è trovare il modo giusto per comunicare l’eccellenza italiana».

Brunello Cucinelli

 

Le risposte non sono mancate. ‘Interrogati’ da Nicola Porro, giornalista e conduttore televisivo, molti nomi illustri del made in Italy, non solo nel settore navale, hanno raccontato la loro esperienza. Da Stefano Domenicali, chairman & ceo Lamborghini, a Renzo Cotarella, amministratore delegato di Antinori; da Elisabetta Franchi, icona delle passerelle, fondatrice e presidente della casa di moda che porta il suo nome, a Isabella Traglio, gemmologa e manager del family business Vhernier, fino a Brunello Cucinelli, noto stilista umbro, ‘inventore’ del capitalismo umanistico.

Ma l’appello all’intero settore della nautica per un salto di qualità nella comunicazione internazionale è arrivato da Massimo Perotti e Lamberto Tacoli, chairman & ceo rispettivamente dei cantieri Sanlorenzo e Perini Navi. «La nautica italiana deve unirsi ed esporrele sue imbarcazioni, compresi i prototipi, in un unico Salone di riferimento nel nostro Paese», ha esortato Perotti.

Da parte di Tacoli, che è anche presidente di Nautica Italiana, una promessa: «Lavoreremo per l’unificazione delle nostre associazioni in modo da stare insieme, fare gruppo. O, come si dice, fare squadra». Marcello Lippi, che da giocatore, allenatore e dirigente sportivo, di squadre se ne intende, dalla platea ha dato la sua benedizione alla proposta. Il vento della vittoria è in poppa. Tutto lascia pensare che l’ascia di guerra della concorrenza possa essere seppellita.

Stefano Domenicali

 

«La nautica italiana – ha detto anccra Massimo Perotti – sempre deve unirsi ed esporre le sue imbarcazioni, compresi i prototipi, in un unico Salone di riferimento nel nostro Paese. Si potrà decidere tutti insieme se far venire i clienti a Genova, a Viareggio o a Venezia, ma non dovremo andare né a Cannes, né a Montecarlo. Chi vuol vedere le più belle barche del mondo deve venire qui, in Italia. Lo hanno fatto gli imprenditori italiani del mobile 20 anni fa, quando hanno deciso di organizzare a Milano la Settimana del Design, oggi la fiera più importante nel campo dell’arredamento. Da allora la mostra annuale di Colonia non esiste più. Noi dobbiamo fare come loro».

Artigiano è bello. O è meglio il processo industriale? Saper coniugare la creatività con le macchine è la sfida del Made in Italy. Perchè rinunciare all’arte del fatto a mano per gettarsi a capofitto sulla tecnica dei prodotti in serie significherebbe stravolgere la nostra storia e la nostra naturale capacità di creare il bello. Ma ‘rifiutare’ la scienza dell’innovazione rischia di farci restare indietro rispetto alle richieste di velocità di consegna e a quella cultura del presente incentrata più sulla tecnologia che sull’ esperienza. Come mantenere, allora, il Brand Italia usando anche ciò che le moderne tecniche produttive mettono a disposizione? «Dobbiamo restare artigiani di testa e di mano, ma bisogna diventare anche più industriali», risponde il Ceo di Perini Navi, Lamberto Tacoli. «Insomma l’artigianato deve essere mantenuto in tutto ciò che gli occhi possono vedere».

Per Stefano Domenicali, Ceo di Lamborghini, è impossibile rinunciare al Made in Italy. «È il fil rouge che mantiene la coerenza in tutto il mondo, nonostante le diverse sensibilità», ha detto. «Questo spiega a tutti che se per avere una macchina ci vuole tempo è perché la facciamo con le mani».

Brunello Cucinelli, industriale filosofo con la passione per i valori umanistici, ha dato la sua soluzione: «Per avere mani sapienti dobbiamo far sì che i nostri collaboratori siano trattati con dignità, sia sul piano del lavoro che su quello economico. Dobbiamo dare loro stima perché la stima origina responsabilità e la responsabilità genera creatività». Qualunque sia la strada, è certo che l’artigianato deve aprire un dialogo con l’innovazione: la sfida è aperta.

Ogni anno 8 milioni di tonnellate di celluloidi, plexiglas e poliuretani invadono gli oceani e se non ci sarà un’inversione di tendenza nel 2050 il rapporto pesci-plastica sarà di 1 a 1. «Dobbiamo cambiare stile di vita e salvaguardare questa grande risorsa ambientale che è il mare». Mauro Pelaschier, è stato testimonial di One Ocean Foundation alla tavola rotonda di Viareggio. «I pesci ingeriscono le microplastiche facendole così arrivare anche sulle nostre tavole. Io sono in mare da quando avevo  sei anni ed ho visto che cosa è successo in termini di rifiuti e di inquinamento». Charta Smeralda è un codice etico per guidarci in questa difesa. Pelaschier ha chiesto di sottoscriverla a chiunque ami il mare.

(Superyachts in numbers: Italia sempre più leader – Barchemagazine.com – Luglio 2019)

 

 

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  • Mauro Pelaschier and Steve McCurry (photojournalist)