Sunseeker, vero spirito britannico Sunseeker, vero spirito britannico
Siamo andati a visitare i cantieri nautici Sunseeker nella loro base produttiva nel Dorset, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, dove sono impiegate circa 2500 persone... Sunseeker, vero spirito britannico

Siamo andati a visitare i cantieri nautici Sunseeker nella loro base produttiva nel Dorset, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, dove sono impiegate circa 2500 persone e vengono prodotte circa 150 imbarcazioni ogni anno che vanno da 50 a 161 piedi

by Marco Scanu

Poole, Gran Bretagna. In questo splendido angolo del Dorset, nel sud dell’Inghilterra, si respira aria di mare. Di mare vero. Il grido dei gabbiani e il profumo di salsedine mi danno il benvenuto nei vicoli di muri a mattoncini rossi di fronte al porto. Siamo a poche miglia a ovest dal Solent che marca il territorio di “chiari scuri” con le sue escursioni di marea e l’isola di White che lo ha reso famoso nel mondo.

SUNSEEKER

La gente di Poole è abituata a lavorare col mare, ma sicuramente qualche decennio fa nessuno di loro si sarebbe aspettato che questa cittadina avrebbe avuto fama e lustro nel mondo della nautica internazionale. Di che pasta sono fatti gli inglesi è superfluo scrivere, da Cook, padre della cartografia moderna che in tre giri del mondo nel diciottesimo secolo recensì ogni angolo del globo, a Lord Nelson, Churchill con la sua operazione Dynamo con la quale soccorse via mare quasi mezzo milione di soldati inglesi e alleati intrappolati a Dunkerque.

Insomma, la storia ci racconta di coraggio e intraprendenza da vendere. E lo stesso spirito ha plasmato generazioni di inglesi tra i quali  Robert Braithwaite. Negli anni ‘60 Robert distribuiva per l’Europa le barche di un cantiere americano: la Owens Cruisers Inc. Improvvisamente, verso la fine del decennio, dagli Stati Uniti arrivò la comunicazione che il mercato europeo non interessava più la casa madre e quindi se ne chiudeva la distribuzione.

Sunseeker 74 Sport Yacht

 

Robert, dopo aver ingoiato il rospo, comprese che il destino gli stava offrendo una chance. Stava a lui scegliere se piangersi addosso o trasformare l’evento in una opportunità senza precedenti. Tirò quindi fuori il vero spirito britannico e con un manipolo di amici, piccoli investitori, negoziò con la Owens Cruisers l’acquisto dei loro stampi.

La Poole Powerboats aveva ora la materia prima con cui iniziare una nuova avventura. Ma una cosa è vendere barche, fare assistenza meccanica e via dicendo, un’altra cosa è costruirle, stamparle e quindi entrare in un mondo complesso dove chimica, fisica e meccanica si fondono in prodotti finiti che devono andare elegantemente per mare in sicurezza. Ma la sfida venne accettata.

Agli inizi degli anni 70 la Poole Powerboats era l’unica azienda inglese a costruire barche a motore da diporto e varò la prima della serie: la Sovereign 17 seguita poco dopo dalla 20. Proprio in quel momento nascente, tra entusiasmi e nuove richieste, il fratello di Robert, John entrò in azienda e poco dopo altri due modelli presero il mare lo Sport 23 e il Daycab 23.

Era nata la Sunseeker. Nell’arco di due generazioni la Sunseeker conquista Poole e la “colonizza” arrivando a coprire una superficie di circa 150.000 metri quadrati, quasi 22 campi di calcio, con una serie di capannoni coperti di oltre 55.000 metri quadrati, 9 linee di produzione contemporanee che mettono in lavorazione anche 50 barche alla volta impiegando quasi 2.500 persone in una filiera produttiva da più di 150 barche l’anno.

Oltre alla dimensione e alla perfezione della linea produttiva, si nota la disponibilità e il sorriso delle maestranze. 2.500 persone orgogliose di far parte di una “vera famiglia” dove si incontrano 3 generazioni di lavoratori, dai giovani apprendisti ventenni ai sessantenni in odore di pensione.

SUNSEEKER 161 Yacht

 

Il responsabile marketing che ci accompagna nel tour del cantiere mi comunica che annualmente si organizza una festa con i cantieri aperti alle famiglie. In queste occasioni è bello vedere i figli degli operai felici nel vedere dal vivo il lavoro dei propri padri. In questo modo si tramandano passioni e mestieri.

È vero che anche nella nautica sono scomparsi o stanno scomparendo molte specializzazioni, dal maestro d’ascia all’addetto al calafataggio, sono scomparsi anche decine se non centinaia di nomi e di pezzi della costruzione tradizionale sostituiti e ricavati da stampi e materiali compositi. Ma è altrettanto vero che altre specializzazioni sono nate, dalla progettazione in 3D alla chimica, con tecniche e materiali sempre più evoluti e performanti.

Finita la visita, tornando a passeggio sul lungomare in una tiepida serata da estate precoce, non posso non voltarmi verso gli imponenti capannoni e sul più grande, che si affaccia sul canale, leggere un enorme cartello con la scritta a caratteri cubitali Recruitmen, assumiamo personale.

(Sunseeker, vero spirito britannico – Febbraio 2019)

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