Sergio Cutolo, romantico ingegnere Sergio Cutolo, romantico ingegnere
Sergio Cutolo, un ingegnere un po’ filosofo e dalla grande cultura del mare. Con il suo team di Hydro Tec progetta ogni singolo aspetto... Sergio Cutolo, romantico ingegnere

Sergio Cutolo, un ingegnere un po’ filosofo e dalla grande cultura del mare. Con il suo team di Hydro Tec progetta ogni singolo aspetto della barca, dalla carena all’ultimo dettaglio di design

di Luca Sordelli – foto Andrea Muscatello

Sergio Cutolo 

Columbus Yachts Sport Hybrid

Un approccio diverso dagli altri. Ingegnere, ma non immaginatevelo all’interno dei normali stereotipi: “Gli ingegneri non vivono, funzionano”, oppure “Non hanno il cuore, ma una pompa ad alta pressione”. Anzi. Sergio Cutolo ci ha accolto nel suo studio di Ovada ed è partita subito una lunga e piacevole chiacchierata su barche, cantieri e progettisti. Ha messo subito in mostra una visione quasi filosofica, sicuramente molto romantica, del suo lavoro. Sentirlo parlare è un piacere, per il bel accento napoletano, per la sconfinata cultura nautica.

Progetta barche a motore ma è “velista dentro”. In un concetto, come descriverebbe Hydro Tec? «Prima di tutto siamo progettazione integrata. Siamo nati come studio di progettazione navale, ma poi ci siamo evoluti. Io sono stato direttore tecnico di Baglietto fino al 1995, quando ho iniziato in proprio, e ovviamente sono partito da quell’approccio. Poi è arrivata quella che era un’evoluzione naturale, con i Naumachos dei Canteri di Pesaro, piccoli Explorer e ci siamo confrontati con la necessità di dare una forma alla funzione. E da lì è iniziata la nostra strada e quel concetto Explorer si è evoluto passando dai Cantieri di Pesaro ai Canteri delle Marche. Le persone erano più o meno le stesse però la discontinuità ha portato ai Darwin. 

“Era l’inizio  – continua sempre Sergio Cutolo – di un percorso che ci ha portato a proporci come uno studio che può partire dalla pura progettazione navale, per arrivare fino al dettaglio di allestimento. Il cantiere che si rivolge a noi sa che ha a disposizione un ampio raggio d’azione, dipende da come è strutturato, di cosa ha bisogno».

Sergio Cutolo

Il team di Hydro Tec

Intende anche design esterno ? «Si, abbiamo abbinato anche quell’aspetto. Rappresenta una parte piccola della nostra forza lavoro complessiva, ma ormai il 60% dei nostri lavori sono di progettazione integrata. Dalla carena al design esterno. Sugli interni non ci proponiamo, ma sappiamo collaborare in maniera efficace con altri professionisti».

Quella di Hydro Tec la definirebbe una struttura famigliare? «Famigliare perché ci lavora la mia famiglia, ma anche perché ormai, della famiglia, fanno parte anche i ragazzi dello studio. Mi piace l’idea di riprendere il concetto di bottega rinascimentale. Ha presente, con le debite differenze, quello che poteva essere lo studio di Leonardo da Vinci? Inventore, scultore, pittore, umanista… ”

«Così come succedeva allora, adesso viviamo in un secolo debole dal punto di vista politico, ma che eccelle dal punto di vista dell’artigiano. Nelle botteghe del rinascimento costruivano oggetti bellissimi, costosissimi. E del tutto inutili. Avanzatissimi dal punto di vista tecnologico, ma che non servivano a niente». 

Beh, come paragone con il mondo della nautica non è niente male, al momento come è il lavoro nella vostra bottega? Possiamo definirlo frenetico? «Si, in effetti abbiamo molti fronti aperti. Stiamo lavorando molto con Cantiere delle Marche che al momento ha sei barche in lavorazione. E una sta per arrivarci. Con loro c’è un rapporto particolare, siamo cresciuti insieme. Siamo dentro la produzione, seguiamo il dialogo con subfornitori, non è una questione solo di progettazione. Poi stiamo lavorando sul 40 metri che era di Mondomarine e che stiamo finendo a Viareggio; e sul Toy 51 di cui stiamo rivedendo tutto il progetto».

Sergio Cutolo

Naumachos 82

E poi c’è il Columbus 80 metri… «Una barca gigantesca, una sfida pazzesca. Anche in termini di tempo: firmato il contratto nel 2016, la barca deve essere pronta per il prossimo ottobre».

Cosa è cambiato in questi 23 anni di attività? «Questo mondo è molto cambiato. Quando ho iniziato la presenza di un ufficio tecnico in un cantiere era una rarità. Baglietto era uno dei pochi ad averlo. Ricordo che quando ci arrivai ebbi la sensazione di gigantismo di quella realtà. Ero una parte, un ingranaggio, di un sistema monumentale, complesso, bellissimo con un lato anche un po’ romantico della creazione di un grande yacht. Oggi questo aspetto è scomparso. È diventato un vero e proprio processo industriale, anche nella sua parte creativa. E questo, soprattutto in termini di elaborazione di un pensiero originale, è un limite».

Di mezzo, però, tra la nautica “romantica” a quella industriale ci sono state altre fasi intermedie. «Certo, abbiamo visto il passaggio da un mondo artigianale, quello grandioso dei Paolo Caliari o degli Aldo Cichero, alla nautica finanziaria, quella dei leasing. Fino alla nautica in braghe di tela, quella del 2008. Quando il mondo era interessato ad altro». 

E poi? Adesso che epoca stiamo vivendo? «La nautica delle grandi concentrazioni, deve essere più forte, più affidabile. Due esempi su tutti, Feadship e Lürssen». 

A proposito di esempi, i primi due nomi nella sua storia di progettista che le vengono in mente come i suoi “fari”? «Gianni Morace e Alcide Sculati, prima di tutto per l’integrità morale».

E un suo progetto per cui le piacerebbe essere ricordato? «Sono molto legato al Columbus 40 Sport Hybrid, c’è molto della mia storia professionale vissuta in Baglietto. Una barca in lega leggera che supera agilmente i 20 nodi e che sa consumare poco. E in più c’è il discorso della barca ibrida, siamo stati i primi. La certificazione Classe Hybrid del Rina è nata su quella barca. Una bella combinazione tra design e ingegneria». 

Sergio Cutolo

Crossbow

Continuiamo con il gioco degli esempi, tre barche che l’hanno colpita, non necessariamente firmate Sergio Cutolo o Hydro Tec: «Non posso non partire dal Baglietto Adler, un 35 metri, anno 1987, un progetto in lega leggera a cui ho contribuito anche io. Linee, ancora bellissime, di Alberto Mercati. Una barca epica, grandiosa, nata per un cliente americano con propulsioni idrogetto, a cui poi è stata aggiunta una turbina a gas per superare i 45 nodi. Io sono sempre stato affascinato dalla velocità».

Difficile mantenere l’ingegnere in riga quando comincia a parlare di barche… parte come un fiume in piena. Mancherebbero ancora due esempi: «Ah si certo. Beh poi direi le barche di Gerhard Gilgenast, prima di tutto quelle per l’Aga Khan, come Shergar. Più recentemente direi Aviva di Abeking & Rasmussen. Non posso non considerare l’aspetto tecnico. Vedendo come naviga, pensando all’idrodinamica, alla sua scia, non posso che restare incantato». Ecco l’ingegnere romantico si emoziona davanti ad una scia.

Passiamo allora ad una domanda più da architetto, da designer: cos’è il lusso per Sergio Cutolo?
E qui si ferma un attimo, ci pensa. «Il lusso? Non esiste. Non è un qualcosa di materiale, è uno stato d’animo, è quello che ci consentiamo di permetterci. Ognuno secondo le sue possibilità». Interessante, inaspettato, soprattutto detto da chi progetta megayacht. «Le faccio qualche esempio. Può essere un orologio costosissimo, un’auto da 200.000 euro, se sei molto ricco. Ma può essere il lusso di alzarsi, una volta, alle dieci del mattino. Oppure di decidere di andare a vivere su una barca a vela di dieci metri e girare il mondo».   

Sergio Cutolo

Columbus Classic 80 m

Restiamo nell’ambito delle domande filosofiche, come sarà la barca del futuro? «Una volta la nautica era uno stile di vita. Ora è il prodotto che si sta piegando alle esigenze del cliente. Gli yacht di una volta, di conseguenza, appaiono noiosi. E come si vince la noia? Con tanti giocattoli. E quindi tanti water toys, veri tender, elicotteri, sommergibili… L’armatore deve poter stare in rada, su un mezzo stabile e autonomo, e poi muoversi in maniera agile. La noia si vince anche andando a cercarsi mete alternative, posti nuovi, esplorando. I proprietari di questo genere di barche sono stanchi dei soliti luoghi».

Tornando al concetto del lusso possiamo dire che non si è più portati all’ostentazione di semplici oggetti, ma alla ricerca delle esperienze? «Esatto. Stiamo imparando anche noi, dai nostri armatori. Averne alcuni che sono già al loro secondo explorer ci fa comprendere molte cose». 

Ma, chiudendo proprio sull’oggetto barca, negli ultimi anni ci si è concentrati molto sull’idea della trasparenza, delle sconfinate superfici vetrate. Adesso cosa succederà? Qui Sergio Cutolo non pensa troppo, ha le idee chiare: «Sarà il momento dello yacht trasformista, bisognerà sempre più convertire gli spazi esterni in spazi protetti, e viceversa».

(Sergio Cutolo – Barchemagazine- Aprile 2018)

 

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