Venticinque anni a Genova, l’editoriale di Franco Michienzi Venticinque anni a Genova, l’editoriale di Franco Michienzi
Da un quarto di secolo la nostra rivista BARCHE partecipa ininterrottamente al Salone Nautico Internazionale di Genova. Un tempo vissuto con l’orgoglio di chi... Venticinque anni a Genova, l’editoriale di Franco Michienzi

Da un quarto di secolo la nostra rivista BARCHE partecipa ininterrottamente al Salone Nautico Internazionale di Genova. Un tempo vissuto con l’orgoglio di chi ha visto premiati i sacrifici e il lavoro di questi anni

di Francesco Michienzi

Esattamente sei anni fa ho ricevuto questa risposta a una mia richiesta d’intervista a uno dei più importanti imprenditori della nautica italiana, un uomo che ha dimostrato nei fatti il suo valore e che non ama apparire, non esistono sue interviste. Per rispetto della sua volontà non vi dirò il suo nome. Ho tenuto da parte questa missiva perché in poche righe esprime un pensiero autenticamente forte che ha mantenuto intatto il suo valore anche dopo alcuni anni.

«Egregio direttore, mi permetta, cosa vuole che racconti alla stampa? Banalità o piccole bugie. Un occhio attento vede tutto e lei lo ha. Ha visto cosa abbiamo fatto in questi anni fra mille difficoltà, senza venir meno ai nostri impegni… È ora di infilare i pantaloni lunghi ed uscire dalla banalità cercando di costruire aziende solide, cercando di entrare nel settore industriale consolidato, che ha avuto nella crisi una enorme opportunità di crescita e di selezione ed è tempo di capire cose nuove per ripartire consolidati consci di avere, grazie al Made in Italy, delle opportunità da usare con serietà. Opportunità che in questi anni sono state buttate, a volte, al vento».

Mi capita di rileggerla spesso e la tengo sulla scrivania del mio computer come monito e come stimolo a fare meglio il mio lavoro. Personalmente mi trovo perfettamente d’accordo con queste parole e voglio raccogliere l’invito a diventare adulti nel senso più nobile del termine. Era arrivata dopo 5 anni dal 10 agosto 2007 quando le pagine dei giornali italiani parlarono per la prima volta di crisi economica.

La Stampa in quell’occasione intitolò: “Bufera mutui scuote le Borse”, dedicando allo scandalo Made in USA la prima pagina. Oggi la crisi ha superato i dieci anni. Partita dall’economia di un solo Paese, si insinuò nei circuiti finanziari e politici di tutto il mondo e ne corrose i meccanismi, mettendo davanti allo specchio le politiche economiche post belliche e dimostrandone le debolezze.

Credo che sia arrivato il momento, dopo l’inizio della crisi economica mondiale, di interrogarci su come è cambiato il nostro sistema produttivo e a che punto ci troviamo del nostro percorso imprenditoriale. In Italia, dal 2008 ad oggi, sono fallite 100 mila imprese. A queste si affiancano circa 20 mila imprese che hanno preso accordi con i debitori per il parziale rimborso del debito o avviato altre procedure d’insolvenza diverse dai fallimenti.

Nella nautica quasi il cinquanta per cento delle aziende ha cambiato pelle. Purtroppo i casi di memoria corta sono sempre di più e, senza una stampa autorevole che cerca di arginare il fenomeno, difficilmente si potrà sperare in un mercato sano dove la competizione tra le aziende non sia giocata in modo scorretto. Non si può rientrare sul mercato dopo un fallimento come se nulla sia accaduto, senza almeno pagare il pedaggio di una sanzione morale.

Qualche giorno fa la mia casa editrice ha ricevuto una proposta di concordato per i creditori chirografari al 3 per cento della somma dovuta di un cantiere nautico. Una proposta arrivata con otto anni di ritardo, frutto di un sistema malato che non ne vuol sapere di cambiare. Sono certo che questo brand risorgerà dalle ceneri come una fenice e tornerà a splendere nel firmamento della nautica italiana.

Non è un caso isolato, ci sono quelli che hanno cambiato il numero di partita iva, ma la ragione sociale è simile, pretendendo che li si debba considerare immacolati e si stupiscono se li tieni lontano dalle pagine della rivista. Noi non vogliamo dire delle banalità o raccontare piccole bugie, ci battiamo per un senso di giustizia che salvaguardi le persone serie che hanno sofferto in silenzio in questi dieci anni, ma che si sono rimboccate le maniche per resistere con dignità.

Sono persone che hanno lavorato con tenacia investendo tutte le proprie risorse economiche per salvaguardare la propria azienda e il lavoro delle maestranze, proprio come l’imprenditore che rispose alla mia richiesta d’intervista. Siamo arrivati a una nuova edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova che, nonostante i guai della città, sarà la migliore degli ultimi anni. Una vetrina tornata ad essere ambita dai costruttori italiani e stranieri.

Il mio auspicio è quello di vedere solo aziende sane che hanno fatto dell’etica e del rispetto di tutte le regole la loro cifra imprenditoriale. Fortunatamente sono una maggioranza, a mio avviso troppo silenziosa, che dovrebbe farsi carico di impedire il ritorno sul mercato di imprenditori spregiudicati che minano la credibilità di tutto il settore.

Purtroppo il sistema della giustizia civile non è un fiore all’occhiello del nostro Paese. Ma non bisogna scoraggiarsi, anzi dobbiamo impegnarci ancora di più per valorizzare e difendere un’eccellenza industriale che non ha paragoni in nessuna parte del mondo.

Per BARCHE questo è il 25esimo Salone Nautico Internazionale di Genova, un traguardo raggiunto con non poca fatica, ma di enorme soddisfazione per i risultati ottenuti grazie all’impegno di tutti coloro che lavorano e che hanno lavorato per la rivista e di coloro che ci hanno dato fiducia. I lettori da un lato che non hanno mai fatto mancare la loro vicinanza e i tanti inserzionisti che hanno creduto nel valore del nostro lavoro.

(Venticinque anni a Genova, l’editoriale di Franco Michienzi – Settembre 2018)