La ricostruzione di Rapallo: la parola a chi lavora nel porto pubblico La ricostruzione di Rapallo: la parola a chi lavora nel porto pubblico
A Rapallo non c’è solo Porto Carlo Riva, per la nostra inchiesta siamo andati a sentire anche l’opinione di chi gestisce gli altri pontili... La ricostruzione di Rapallo: la parola a chi lavora nel porto pubblico

A Rapallo non c’è solo Porto Carlo Riva, per la nostra inchiesta siamo andati a sentire anche l’opinione di chi gestisce gli altri pontili galleggianti. 

di Niccolò Volpati, foto di Andrea Muscatello

Qualcuno se l’è sostanzialmente cavata, qualcun altro, invece, è stato colpito, ma non affondato. C’è chi non ha subito danni e ci sono anche le barche di alcuni nostri clienti a cui sono arrivate addosso quelle che venivano trascinate fuori dal Porto Carlo Riva dal mare, picchiando sui pontili”, racconta Massimo Mascherpa della CARCO. “E’ vero anche che se non ci fosse stato il Carlo Riva adesso qui non ci sarebbe più nulla”.


rapallo ccc
Rapallo, non è solo Carlo Riva. Oltre al marina ci sono anche numerosi pontili galleggianti in concessione a diverse società. E’ quello che comunemente viene chiamato porto pubblico, frequentato da barche un po’ più piccole, dai natanti fino a 14 o 15 metri di lunghezza. Il molo Langano del Carlo Riva ha, di fatto, protetto tutti questi pontili e le relative barche.

Gli operatori del porto pubblico sono, senza ombra di dubbio, quelli che hanno più fretta di tutti. A Rapallo non c’è nessuno che non si auspichi un ritorno alla normalità il prima possibile, ma loro più di altri. E si capisce anche il perché. Il lavoro non manca e i clienti delle diverse società che hanno in concessione i pontili, prima o poi, con l’arrivo della bella stagione, vorranno riprendere il mare.

Ho incontrato alcuni operatori di queste società vicino al Locamare della Capitaneria di Porto. Ci sono Fabio Mustorgi di Agenzia Motonautica Ligure, Sergio Caprile e Fabrizio Fioravanti di Consorzio Nautica da Diporto e Massimo Mascherpa di CARCO. Hanno voglia di parlare e di dire la loro.

rapallo cc

 

Il problema principale è stato finalmente risolto. Si trattava di una barca di 28 metri di lunghezza adagiata sul fondo proprio davanti ai pontili. L’armatore aveva fatto sapere che non aveva intenzione di farsi carico dei costi e allora cosa fai? ”, dice Massimo Mascherpa.

Le regole ci sono e vanno rispettate – ricorda Antonello Piras, comandante della Capitaneria di Porto di Santa Margherita Ligure – Non è solo una questione formale, ma anche sostanziale. I costi sono a carico degli armatori, lo dice la legge. Sono loro o eventualmente le assicurazioni che hanno stipulato che si devono far carico della rimozione dei relitti”.

Fabio Mustorgi Agenzia Motonautica Ligure, Sergio Caprile Consorzio Nautica da Diporto, Massimo Mascherpa CARCO, Fabrizio Fioravanti Consorzio Nautica da Diporto

 

E l’armatore, alla fine l’ha capito e ha dato mandato alle aziende che si occupano dei recuperi di provvedere. Ed è proprio il gruppo di aziende attive nella bonifica che stimolano i mugugni più forti dei miei interlocutori. “Hanno fatto cartello” sentenzia Sergio Caprile del Consorzio Nautica da Diporto –  I costi sono lievitati e questo rallenta le operazioni di recupero delle barche affondate. Soprattutto se la spesa è a carico delle assicurazioni che non sono lì per regalare dei soldi”, aggiunge Massimo Mascherpa.

Come mai non si è proceduto con la denuncia per possibile danno ambientale? Si chiedono un po’ tutti. La risposta arriva sempre dal comandante Antonello Piras che, in quanto autorità marittima competente sul circondario, sovraintende tutte le operazioni. “Si è deciso di non calcare la mano. Gli armatori avevano già subito il danno della perdita della loro imbarcazione e si è ritenuto poco opportuno fargli arrivare anche una denuncia penale per danno ambientale. E’ stata sufficiente una diffida. E’ stato un modo per metter loro fretta, senza però un’eccessiva contrapposizione”.

rapallo aa

Nella baia e sul lungomare sono rimasti i relitti più difficili da recuperare. La prima difficoltà è che manca il fondo per raggiungerli e quindi si deve dragare. “Quello tecnico è un falso problema, quando hanno voluto tirare via le barche arenate intorno al castello ci sono arrivati in due giorni”.

E anche sulle soluzioni non hanno dubbi. “Cosa serve per accelerare i tempi? Meno burocrazia”, rispondono. Fabio Mustorgi di Agenzia Motonautica Ligure afferma di non aver dubbi sul fatto che il 21 aprile, come indica il Sindaco Bagnasco, tutti i relitti saranno stati rimossi: “Tutti ci siamo rimboccati le maniche e tutti remiamo nella stessa direzione”.

rapallo ss

Fabio Mustorgi in passato ha fatto anche l’assessore al demanio a Rapallo. “Spero che il Carlo Riva rinasca più forte di prima, afferma. Nel 1971 e c’è documentazione di quello che dico, si è voluto preservare soprattutto l’aspetto paesaggistico. La diga del porto non doveva rovinare la bellezza del golfo. E così Carlo Riva ha avuto il suo bel da fare per ottenere le autorizzazioni per la costruzione. In futuro, spero, possa prevalere l’esigenza tecnica. Se le onde che ci arrivano addosso sono di dieci metri e non più di sei come un tempo, serve una diga più alta e robusta in grado di resistere alle mutate condizioni climatiche”.

Insomma l’auspicio di Fabio Mustorgi è quello che prevalga la protezione dalle possibili future mareggiate più che la salvaguardia estetica.  E del resto, può sembrare paradossale, ma se non ci fossero stati i relitti spiaggiati sul lungomare, anche i danni di Rapallo sarebbero stati più ingenti.

Le barche arenate, infatti, hanno protetto la costa. Gli esercizi commerciali davanti ai quali non si è spiaggiato nessuno yacht, sono quelli che sono stati più danneggiati dalla furia delle onde. Il porto Carlo Riva quindi, non è solo utile per chi lo frequenta, ma anche per i pontili in concessione e per i bar e i ristoranti che si affacciano sul mare.

rapallo h